Diventato anagraficamente cittadino puteolano mi sento il dovere di far sapere, al mondo intero, quanto questo posto sia speciale. Stamane in autobus ho incrociato gli sguardi di tante persone: talmente comuni, talmente originali, erano persone di altri tempi, sempre col sorriso, il bus non era il mio dunque per il breve tragitto ho avuto poco da meditare, ma ho fatto in tempo a stamparmi nella mente alcuni dei loro volti. Si dice che il tempo non passi per chi ha nel cuore la gioa di vivere e questi puteolani la conservano egregiamente. Quando scendi in centro incotrerai sempre un'anima che si da da fare, pesca o sguazza fa lo stesso! E' il posto ideale dove mollare l'ancora e tuffarti nei ricordi e nel passato. Si fondono freneticamente mito e leggenda. Credo che lo spettacolo da queste parti fosse assicurato, l'anfiteatro Flavio, dove si esibivano i Gladiatori con le belve feroci è uno dei più grandi d'Italia. Dovete sapere che io non sono affatto un superficiale, l'unica mia debolezza è la poltrona (che non ho) (più) e la Storia del Bel Paese. Da quando sono approdato su queste rive, a Pozzuoli, mi sono fatto già gran parte dei suoi vicoli, non sono un turista ma come fai a non esserlo (per sempre)? Diciamo pure che camminare a piedi fa bene alla salute e allunga la vita. E se è per questo mi sono fatto a piedi, Ischia, Capri (Procida no), e Napoli nella sua interezza e già che ci siamo aggiungiamoci Amalfi, Sorrento e Positano. Pozzuoli è stato il porto principale dell'Impero Romano e dunque mi sono concesso anche qualche imbarco per le sue isole (mai da clandestino ve lo assicuro). Che dire questa terra è generosa assaje, ma pochi però a mio malgrado sanno sfruttarla realmente. Se leggete su Wikipedia è una zona bagnata da due laghi: lago d'Averno e lago Lucrino, tutta zona vulcanica quindi badate bene, in più c'è la Solfatara e Cumaaaa. Non voglio annoiarvi perciò andate pure a leggere la Storia con la S maiuscola di questi luoghi.
Pozzuoli rappresenta molto per me, ho vissuto trent'anni a Napoli, di più e non di meno, ma da quando sono entrato nella cittadina mi sono immerso nella sua natura, nelle sue infinite sponde. Vorrei abbandonarmi ad essa ma dimoro precariemente ancora con mammà. Ma mi sono bagnato già in diverse sue acque (spiagge) e ho paura che me le farò tutte anche quelle. Se un giorno dovessi diventare ispettore della Guardia Forestale allora sì che piangerei come un bambino per farmi trasferire nella casema più vicina e ce n'è proprio una qui nei paraggi. Non ci facciamo mancare mai un buon pranzo di pesce, nel porto di Pozzuoli troverai sempre, tutte le mattine, chi te lo porta fino e sotto il naso. Dico questo perché ho paura che non vivrei senza, come si fa a dire di no ad un cefalo, ad una triglia, ad un dentice, devi essere solo un pappagallo. lo sviluppo di un territorio deve cominciare laddove ci sono persone che sanno realmente apprezzarlo e valutarlo, intendo coloro che sanno dove buttare la rete, abboccheranno miriadi di pesci piccoli ma sicuramente anche uno talmente grosso da far perdere la testa a Sofia Loren. E dunque da li che comincia lo sviluppo di un territorio, quando si ha finalmente a che fare con qualcosa di enorme, come il pesce del pescatore nella foto sotto, e io vorrei farne parte, partecipare allo sviluppo di questa territorio o tantomeno alla sua tutela. Io e il mio cane da Pozzuoli vi salutiamo.
La vita è una condizione palpabile, il maestro, il guru della tecnologia ci ha lasciati, ma non a mani vuote. La sua autorità (eredità) si è sentita nei cieli dell'Olimpo, non parliamo di ricchezza ma bensì di eleganza, non parliamo di emblemi ma di gratitudine.. di comunicazione. Un un'intero globo terrestre tiene stretto fra le mani un simbolo, la voce di un caro amico, un pensiero palpabile legato alla necessità di sentirsi vicino in un vero e ineluttabile destino. Questo avviene grazie alla comunicazione resa possibile, autentica e incondizionata dalla professione e dalla caparbietà di un solo uomo. Ha trasformato la vita, il messaggio di un'uomo in una lucida, nuova concezione della realtà. Il fondatore della Apple Inc ha saputo guardare oltre e nello stesso tempo realizzare un sogno, ha fondato e generato una nuova era di telecomunicazioni. Con le stesse mani potremo benedire tutto questo ben di Dio, questi ogetti del desiderio. L'uso che ognuno di noi farà di queste tecnologie sarà legato al suo nome, al suo ricordo. Dunque ha segnato l'esistenza del genere umano e scritto su tavolette elettroniche i nuovi codici, le nuove leggi della conoscenza e per questo io lo ringrazio.
E tutto questo grazie a Steve Jobs.
Life is a palpable condition, the teacher, the guru of technology has left us, but not empty-handed. His authority (inheritance) was felt in heaven Olympus, do not speak of wealth but ofelegance, but do not talk of emblems of gratitude .. of communication. One takes an entireglobe tightly in his hands a symbol, the voice of a dear friend, a palpable thought linked to the need to feel closer to a true and inescapable destiny. This is made possible through communication, genuine and unconditional from the profession and the stubbornness of one man. He has transformed the lives, the message of A man in a shiny, new conception of reality. The founder of Apple Inc has been able to look beyond and at the same timerealize a dream, he founded and created a new Era of telecommunications. With the same hands that we can bless all good things, this object of desire. Use each of us will makethese technologies will be linked to his name, to his memory. So marked the existence of mankind and written about electronic tablets new codes, new laws of knowledge and for that I thank him.
In febbre sicula oggi riposano le spoglie dei caduti, cavalieri, soldati, guerrieri. Martiri di quale atroce destino? Un degno sguardo rivolto all'orizzonte credo che sia dovuto, ma non per la stima o la gratitudine che offro a tali personaggi ma per lo spirito che si libera da una sincera osservazione e cioè che tutti siamo parte di un sistema, di un complotto, che sia esso bello o brutto, ci sentiamo tutti complici dinanzi alla cruda realtà. Sicuramente qualcuno dirà che sono dei mascalzoni, dei fetenti e appunto dico che proprio questo atteggiamento univoco ha indotto a tali sofferenze, dunque che Dio me ne scanzi se non facciamo parte tutti di questa storia terribile. Tolleranza zero, è vero, per questi crudeli e meschini individui. Anni di governo buttati in un cesso, per far posto a cosa? Ad una successione di episodi ed eventi sgradevoli, come la declassazione, lo spread e il debito pubblico. Cadono giù come i giganti dall'Olimpo, oppure sono semplicemente vittime di un complotto, del nostro sistema infallibile e così hanno fatto la fine dei tracchi? La mia osservazione precedente mi ha portato a pensare: «comunque è stato un gran botto!», non trovate? E pensare che alcuni mesi addietro Il nostro B. (il berlusca, Berlusconi) se la faceva con l'Africano Gheddafi ed andavano anche d'amore e d'accordo. Una rivoluzione si è innestata, troppe le divergenze ancora da colmare e patatrack. Gheddafi scovato in un tunnel delle fogne viene assalito e giustiziato a sangue freddo e Berlusconi viene intimato ad alzare i tacchi per far posto a Monti un vero ufficiale gentiluomo, che ci tiene anche lui a precisare che l'incarico scotta, e ce credo. Molti pensano all'economia, si deve sanare, ma quale economia essere stupido e coatto, questi sono segnali di guerra, si guerra e pace!
E in tutto questo noi siamo gli artefici, con i nostri messaggini (post) su Facebook e Twitter, che mi hanno fatto due coglioni come una capanna. Messaggi di puro odio, devo ammetterlo, ma badate bene ai contenuti, che siano puliti come la mamma che ci ha fatto altrimenti rischiamo di cadere dalla parte del torto.
A conti fatti, facciamoci un bel giro in cabriolet, almeno per schiarirci un po le idee, chissa ci capita di incontrare qualche volto noto anche a noi, come Mussolini e Hitler che se la godevano indisturbati e intanto gli eserciti prolificavano. Mi prolungherei, ma non sono assolutamente il tuo tipo. Voglio concludere: l'Italia è un Paese fantastico, gestito però una chiavica, le nostre risorse se le sognano, perchè sprecarle e buttarle con battutacce e barzellette, abbiamo compiti importanti, (salvarci il culo per esempio) non si può sempre venire contro al principio che una volta ci ha uniti, la volonta comune che ha reso possibile lo sviluppo e l'economia e la Costituzione. Napolitano è l'unico uomo degno di una poltrona eppure sembra sempre saperci rinunciare per il tuo bene, per far posto al tuo prossimo e no al prossimo imbecille sia chiaro. Saimo un popolo di signori, lo stesso B. dice: «lascio anche se mai sfiduciato, ma non mi arrendo e raddoppio l'impegno.»
P.S. Un post breve ma efficace, il succo del discorso credo che sia stato inteso, siamo stracolmi di notizie sul web, sui giornali, ma quello che a me interessa è focalizzare l'argomento, renderlo scottante, vero, come esso dovrebbe essere realmente, perciò vi chiedo di commentare secondo il vostro punto di vista, quello umano intendo; buon proseguimento.
E' sempre l'ultimo atto secondo chi comanda e chi detta le leggi, questa Grecia, magnifica secondo il mio punto di vista, non riesce a trovare una soluzione alla crisi che la attanaglia. Voi cosa dite che si possono decidere le sorti del paese perché un'azienda fallisce oppure perché un ministro viene esonerato? Io credo che un paese storico come la Grecia ha ben altre qualità, ben altre sorti. Sono più di due anni che la Grecia non vede la luce del sole, è un controsenso troppo grande eppure è così. Oggi il premier George Papadreou ha annunciato un nuovo taglio nelle spese pubbliche e una riduzione di ben 30.000 posti di lavoro e inoltre ha deciso di tagliare del 20% le pensioni sopra i 1.200 euro inoltre abolizione dei sussidi e degli incentivi. Che dire una vera tragedia. Le soluzioni vanno trovate subito, si rischia la perdita e l'estromissione del paese dalla Comunità Europea, che secondo il mio punto di vista è una cosa terribile! Le hanno provate tutte nella manovra finanziaria, con privatizzazioni e riforme strutturali ma niente da fare il debito cresce e se non dovesse essere approvato il prestito di 8 mld di euro dal Troika (BCE, FMI, UE) Atene rimarrebbe a corto di liquidità entro il prossimo novembre.
Ragazzi andiamo in vacanza in Grecia, compriamo greco e soprattutto importiamo greco.., la cosa deve nascere in ognuno di noi, deve diventare una forma di mentalità quella di spalancare le porte e il cuore ad un paese amico che ci ha donato grandi sogni e grandi passioni. Gli scioperi non bastano, bisogna costringere la mente a valicare questo ostacolo, a costruire sogni più grandi, orgogliosi e duraturi. Ma diciamoci la verità dove sono gli errori se ognuno commette gli stessi errori? Leggo che molti costi sono dovuti per pensioni troppo anticipate, per doppi lavori e troppi sprechi in giardinieri, ma non sono queste le reali cause della crisi di un paese, le cause le dobbiamo trovare nell'amministrazione dei tesori, dei debiti, se si sottovalutano, le cose degradano perchè c'è troppo divario tra il ricco e il povero e questo non deve avvenire.
Chi mette la testa nella sabbia ha prorpio raggione, non vogliamo entrare in faccende troppo complesse, vogliamo chiarezza e semplicità e soprattutto onestà. Credo che siano troppi i ricchi e troppi i poveri, equilibrare questo grande divario sarebbe opportuno anche in Italia. La Grecia ha spedito nella capitale libica ben 48mila bottiglie di acqua potabile, nel pieno di una crisi, un grande gesto che dovrebbe farci riflettere e si sono proposti al posto dei ricchi e potenti padroni d'Europa. Allinizio del capitolo dicevo che "siamo sempre all'ultimo atto", con questo voglio dire che è quello che ci mostrano, la fine! Invece c'è un'inizio, una trama, di un popolo con tutte le sue vicende e questa trama deve essere completa, esaustiva. Che dite? Insomma a noi interessa il succo del discorso e non la corruzione! Buona lettura e carissimi saluti a tutti voi, Diego.
Possono i crimini dei nazisti cadere in prescrizione? Il diritto consuetudinario e il tribunale di Norimbega dicono di no. Eppure è quel che sta accadendo. La vicenda dei deportati italiani nei campi di lavoro del Terzo Reich: la Germania si oppone alle richieste di risarcimento e la Farnesina corre in soccorso dei tedeschi. La vicenda vede Luigi Ferrini che dal 1967 deve vedersela con i giudici che ignorano i trattati internazionali. E anche con due Stati, di cui uno l'Italia, che dovrebbe stare dalla sua parte, invece Ferrini che fu strappato alla sua casa nel '44, destinazione Terzo Rich non ha avuto ragione. La Germania non vuole risarcire i più di centomila italiani costretti a lavorare in una fabbrica sotterranea di materiale bellico. L'incubo di Kahla, lager della Turingia. La convenzione di Londra del '53 invece dice che spetta ai deportati italiani un risarcimento, sia esso anche di poco valore: circa 3000 euro. Opponendo dunque l'immunità sancita da un principio di diritto internazionale per il quale uno stato non può essere citato in giudizio dal cittadino di un'altro Paese. Per il ministro degli Esteri Frattini, gli ex deportati non hanno bisogno di quella somma, detto questo l'anno scorso da Palazzo Chigi è uscito un decreto che mira a bloccare i risarcimenti: la norma stabilisce che uno Stato estero (la Germania in questo caso) non è giudicabile nel nostro Paese se ha contestato, davanti a un organismo internazionale, un processo contro se stesso. E' quello che ha fatto Berlino, chiedendo al Tribunale dell Aja di annullare le cause civili promosse in Italia e sfociate in una serie di pignoramenti. Come se non bastasse i deportati si sono visti contro alcuni Tribunali della penisola (Arezzo, La Spezia, Catania, Torino) che hanno accettao la linea difensiva tedesca che ruota intorno alla prescrizione. Il legale di Ferrini non è assolutamente daccordo «la Convenzione di Londra stabilisce la sospensione di tutti i termini di prescrizione fino alla riunificazione tedesca. Dunque, a volerla prendere in considerazione, la prescrizione decorre dal 1991». Ma non c'è solo ignoranza delle convenzioni internazionali: un ruolo lo gioca anche la «dimenticanza» delle sentenze della Cassazione. Che nel 2009, ha confermato la competenza dei tribunali italiani e deciso che le richieste di risarcimento delle vittime dei crimini nazisti non si prescrivono. E sottolineato che «il principio dell'immunità giurisdizionale delle Stato», invocato dalla Germania, non vale per i crimini internazionali. Questa sentenza è stata contestata dalla Germania davanti alla Corte Internazionale di giustizia. Sono tempi duri per tutti, nessuno vuole più le colpe, siano esse di guerra o di pace, tutti vogliono vedere risplendere l'innocenza, quella che ormai manca dalle nostre vite da un bel po; fatti male i conti la Germania dovrà vedersela ancora una volta con un popolo combattuto e sacrificato ma questa volta in tribunale, dove un risarcimento doveroso spetta al più debole. Potrebbe risultare addirittura una mini vittoria ebrea e a quanto pare i nostri si sono schierati anche questa volta dalla parte sbagliata, aiutando i tedeschi a risparmiare questi spiccioli, l'Italia poteva risparmiarsi questa ennesima figura. Il popolo ebreo dovrebbe alzarsi in piedi e reclamare quello che gli spetta, ma la debolezza e l'ipocrisia hanno messo ancora fuori campo la legge e la giustizia, speriamo almeno che la pace accompagni questi uomini nel loro interminabile cammino.
Forse non tutti sanno che il nostro Silvio Berlusconi "Silvione Nazionale" è più famoso a Tripoli che a Roma, gigantografie di sette piani sui palazzi, poster e cartoline nei negozi di souvenir: in Libia si festeggia e si inneggia all'amicizia col colonello che vale oro nero e odora di gas. Un vero culto della (doppia) personalità. L'immagine è apparsa a pochi metri dalla caserma di Bab El Aziziya, la cittadella dove il leader libico ha piantato la sua tenda, in un paese dove, dal primo settembre 1969, è ammessa una sola immagine, quella di Muammar Gheddafi. Il rapporto con Gheddafi è giunto ad una tempestiva fratellanza con l' «Accordo di amicizia, cooperazione e partenariato», firmato tra i due il 30 agosto 2008 a Bengasi. L'Italia finanzierà la realizzazione di infrastrutture sul territorio libico per cinque miliardi di dollari nell'arco di vent'anni e l'esecuzione delle opere sarà affidata a imprese italiane. Roma si impegna a realizzare alcune iniziative speciali tra le quali la costruzione di duecento abitazioni, l'assegnazione di borse di studio universitarie, la cura delle persone colpite dallo scoppio di mine, il ripristino del pagamento delle pensioni di guerra ai titolari libici, la restituzione di reperti trasferiti in Italia in epoca coloniale. «La firma di questo trattato chiude definitivamente la pagina del passato», così il premier si è guadagnato la simpatia e la stima di Gheddafi e del suo intero popolo, la tv di stato manda e rimanda in onda le immagini del primo e unico europeo che abbia pubblicamente presentato «le scuse del suo governo pr il periodo coloniale». Ricordiamo che il primo passo verso la riappacificazione fu fatto da D'Alema con la restituzione della Venere di Leptis Magna. Nel museo di Tripoli in piazza Verde sono in vendita poster retroilluminati del premier e di D'Alema, che insieme a Dini e Prodi assicurarono la conclusione del Trattato con il quale l'Italia ha chiuso il apitolo del colonialismo - assicurandosi in cambio la fine del flusso migratorio clandestino attraverso il Canale di Sicilia, nel lontano '98, dunque non è solo farina del sacco di Berlusconi. Il record di incontri lo detiene comunque il nostro Silvione, un totale di otto incotri, con una media di uno ogni novanta giorni, e si è aggiudicato così la gloria delle prime pagine dei quotidiani governativi a ogni suo viaggio in terra libica; non è tutto quì, in futuro l'annuncio dell'inserimento nella filigrana dei passaporti libici, la foto del volto dell'amico Berlusconi. Oggi vedi giovani per strada vestire Armani e Prada, ascoltando musica di Ramazzotti e Nek, partono per viaggi di nozze in Italia, acquistano mozzarella e parmiggano reggiano, cappelletti e panettoni, e se chiedete loro di Berlusconi, arrivano a proporre uno scambio: «Voi vi prendete la Guida di Gheddafi, e a noi ci date Silvio». L'Italia importa dala Libia il 25% del suo fabbisogno di petrolio e il 33% di gas. L'Eni ha visto allungarsi le concessioni di altri venticinque anni e la nostra ex quarta sponda ha ottenuto partecipazioni in Eni e Unicredit, ha finanziarie che guardano a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali e usa l'amico Berlusconi come megafono delle richieste all'Europa. Muammar infine chiede all'unione Europea 5 miliardi di euro per fermare i clandestini, altrimenti un'altro Continete si verserà in Europa. Sono conclusioni di un rapporto che giova ad entrambi le parti, nulla in cotrario se questo avvenisse realmente, ma non fermando le ondate di clandestini quanto aiutarli a riprendersi quello che gli appartiene, il diritto di vivere e crescere nel loro Paese, un dirtto che deve essere sancito proprio dalla Comunità Europea, spetta a loro sanare questa grande falla e far confluire definitivamente il flusso di intere popolazioni nelle loro case, nel loro Paese. Dunque Berlusconi è riuscito a dare una drizzata a questo perverso moto e complotto, un vero eroe.
Le New Town aquilane, il nuovo progetto di Berlusconi per l'Aquila, comincia a dare problemi di stabilità e assestamento, travi che crollano e allagamenti vari fanno tremare la Protezione civile. «Dissesto statico», «esecuzione difettosa». Sono solo tre pagine col timbro dei vigili del fuoco, per chiarire una volta e per tutte agli aquilani che qui non si regala proprio un bel niente, il sogno (incubo) delle new town è evidente, per amor di dio, il lavoro è stato fatto con grande maestria ma è del tutto insignificante in contrasto con questi spiacevoli inconvenienti che portano tutti ad una paura fondata di terremotati bis. Come quella di contrada Sant'Antonio, inaugurata l'autunno scorso, un anno dopo un crollo e successivo sopralluogo dei vigil del fuoco aprono squarci preoccupanti sulle condizioni di queste case. In Abruzzo ora li chiamano «sfollati bis»: terremotati pronti a lasciare le new town allagate per tornare in albergo, c'è chi, tra travi cadenti e allagamenti, annuncia di rivolgersi alla Procura. Da Eucentre, l'azienda di Pavia che, con la protezione civile, ha progettato le abitazioni, non commentano. Non è la prima polemica che investe il progetto Case, un mese fa è stato depositato presso la Procura abruzzese un servizio di Rainews 24, A prova di sisma, dove si denuncia appunto il reale stato delle costruzioni. Da Roma la Protezione civile fanno sapere: «le case sono sicure». L'ultima parola la diranno le indagini della polizia giudiziaria, che ha sentito funzionari ministeriali ed esperti, nazionai ed internazionali, compresi alcuni dell'Università di San Diego. L'altra polemica riguarda i costi delle new town. Secondo il consigliere regionale dell'Italia dei valori Carlo Costantini, sono eccessivi quelli sostenuti per le abitazioni: 13,5 milioni di euro solo per la fornitura dei 7.300 dispositivi antisismici sotto inchiesta. La sua esposizione gli è costata una querela da parte di Gian Michele Calvi, coordinatore del Progetto case e presidente dei laboratori di Eucentre, chiesto un risarcimento per due milioni di euro, al centro della querelle, la distribuzione di incarichi e consulenze. Costantini ha ottenuto dal Tar dell'Aquila il diritto a consultare i documenti e agli atti con gli elenchi dei nomi dei professionisti presc elti in modo da agevolarlo ad esercitare il suo diritto alla difesa. Avremo forse un quadro più chiaro della vicenda. Dunque ancora forti scosse in questo paese ridotto all'osso, straziato, de luso, da questa pratica del bene che in fin dei conti è solamente un accordo geografico di riqualificazione, ma senza mezzi termini, senza compromessi, solamente un processo (ancora uno) decreterà chi in questa vicenda ne ha fatto le spese e le conseguenze.
Il fenomeno del "Writing" oggi è sempre più diffuso, l'arte della strada che si è fatta spazio tra le critiche e gli sgomenti dei tanti luoghi dove viene esposta, oggi è diventato un vero progetto di valore, dei veri talenti questi writer che ormai espongono le loro opere sui muri e sulle strade più affollate; le sue origini risalgono agli anni settanta dove compaiono i primi "pezzi". Parliamo ora del numero uno dei graffittari, per eccellenza, il suo nome è Banksy: «L'arte richiede tanto ego ed egoismo da essere diventata una carriera per stronzi ». «Sarebbe una vergogna se l'arte di strada finisse catturata nelle vetrine di un museo». «La street-art non è come altri movimenti artistici. Non riceve sovvenzioni, né è sponsorizzata». «Non credo che l'arte sia qualcosa di speciale, è solo una parte dell'industria dell'intrattenimento». «Ciò che si considerava trasgressivo, oggi viene controllato con la lente di ingrandimento dagli agenti del mercato». Questo è Banksy. L'artista urbano più famoso di tutti i tempi. Il suo lavoro come quello di tanti altri graffitari è quello di recuperare lo spazio della strada. Le sue creazioni sono arrivate nei musei e hanno risvegliato gli appetiti dei collezionisti. Si tenta di rompere quel circolo vizioso sorto dalle tante pubblicità automatizzate usando mezzi semplici come uno spray, Banksy reclama poi l'appartenenza a quell'universo di cemento consentendo la prolificazione di una civiltà diversa. La sua visione è diventata un simbolo di libertà e espressione, ha in se un modo di denunciare la politica e il potere lanciando imbarazzanti visioni che poco preludono ad una ripacificazione ma invece ad una concentrazione di messaggi molto più di esemplari e comuni, nel 2005, si cementò con uno dei simboli dell'imbarbarimento della situazione di Gaza e Cisgiordania: il famoso muro della vergogna, la gigantesca muraglia che circonda i palestinesi con pareti alte fino a otto metri. «Forse sono più politico di altri artisti, ma questo non significa nulla, in realtà». Le sue visioni però lo hanno fatto diventare in certi versi un personaggio scomodo, la sua identità è ancora molto ambigua tanto che è ancora dubbia la sua provenienza da Bristol. Molti personaggi famosi, muniti di libretto di assegni, si sono presentati alla sua prima esposizione a Los Angeles, ciome Brad Pitt, Angelina joeli, Jude Law, Robert Downey Jr. In quell'occasioe Banksy espose un elefante completamente dipinto, un evento e un'immagine che fece il giro del mondo. L'ultimo suo lavoro, una pellicola cinematografica, ha suscitato molte controversie, Exit through the gift shop è il titolo, tutte queste ragioni mi hanno spinto a scaricare questo film da internet che mi accingo a vedere. Un documentario che riflette con flemma e tonnellate di veleno sul mercato dell'arte in genere e di quella urbana in particolare. Per quelli che vivono estranei a ricompense e lealtà fittizie, la storia è totalmente diversa: alcuni hanno cominciato a mostrare la loro rabbia accusando Banksy e compagnia di essere dei venduti e rivendicando un ritorno alle origini. Dobbiamo dire che l'arte della strada ha avuto negli ultimi decenni un totale e radicale cambiamento, una mutazione pilotata dai grandi talenti dei nostri tempi, anche il teatro è ormai diventato il sibolo della strada, proprio nel mio quartiere a Montecalvario c'è una scuola teatrale molto di strada che si chiama Nuovo Teatro Nuovo, che si pone sempre con più forza sul territorio napoletano come Centro di Cultura e Produzione Stabile, il suo intento, come quello di tante compagnie teatrali di strada è la creazione di un luogo aperto alle nuove generazioni.
Mi domando io ma ce li avrà oppure no i coglioni Obama? E allora fermiamo questa orda di repubblicani che massacrano il testamento di un premio Nobel, massacrano il diritto di un uomo a governare il proprio Paese in piena autonomia. Se è salito al potere un certo Obama ce ne sarà un motivo, lui tenta una politica bipatisan, molti la reputano un errore ma io sono sicuro che le capacità di un individuo e soprattutto di un Presidente vanno al di là di un semplice approccio di sinistra o di destra, un po come il nostro buon Napolitano. Un errore c'è ma è da reputare alquanto scontato, Obama nei suoi discorsi si è rivolto all'America intera, il suo grande carisma lo ha spinto a voler accontentare anche la minoranza del popolo, un Presidente deve rimanere imparziale, qualunque sia il prezzo da pagare, non si possono prendere le parti di alcune fasce e scontentarne delle altre, un errore che Roosevelt non ha mai commesso a costo di essere odiato, e Kennedy chiamò addirittura figli di puttana gli industriali dell'acciaio che avevano arbritariamente alzato i prezzi. Non dimentichiamo che Obama ha salvato la finanza Americana, proprio lo scorso 2008, ma la finanza ha scelto, stile Tea Party, che c'è di meglio dell'aiuto di Stato. Allora perchè questo presidente è stato così facilmente sconfitto? Sul New York Times di martedì Roger Cohen, uno dei più interessanti commentatori americani, descrive così Obama: “Tutta testa e poca emozione. Ma il voto è emozione”. “Soprattutto – aggiunge – la maggior parte degli elettori e la maggior parte di coloro che lo hanno votato (due anni fa), non saprebbero dire subito e con una battuta: su questo Obama è a favore, su questo Obama è contrario”. Si è diffusa poi la voce che Obama vive una vita sentimentale e familiare troppo felice per riuscire a farsi carico di un paese e del suo sogno: il sogno americano. Ques ta sconfitta è stata studiata, secondo il mio modesto parere, agli estremisti di destra si sono aggiunti anche quelli di sinistra soffocandolo, loro vogliono tutto di Wall Street, delle assicurazioni, delle condanne a morte e le fabbriche, insomma hanno avuto paura, ancora una volta, che il potere potesse essere tolto dalle mani dei ricchi. Per questo Obama ha subito una pesante sconfitta, ma non del tutto dato che il prossimo 2012 ci saranno nuovamente le primarie. Dunque un destino che sembra segnato questo di Obama, ma il suo carattere è molto più forte di una sconfitta, il Presidente americano ha dimostrato in più di una occasione di essere all'altezza della situazione e anche dell'opinione pubblica, con la riforma della Sanità, e come abbiamo già detto, con il salvataggio di Wall Street. Dunque Obama deve continuare per la sua strada che ormai si è fatta più fervida ora che gli elettori lo hanno abbandonato, deve ritrovare la passione e la mobilitazione che lo hanno reso tale nel 2008 evitandi scontri diretti e soprattutto manovre politiche interne che lo penalizzerebbero, per il resto resta sempre il nostro Presidente nero Barack Obama.
Anche nelle scuole andrebbe praticata una "attribuzione mobile", cambiando di autore (e di prospettiva) ogni volta, e leggere un "Fratelli Karamazov" di Nietzsche e una "Montagna incantata" di Flaubert.
Nel 2007 avevo recensito in questa Bustina "Come parlare di un libro senza averlo mai letto" di Pierre Bayard, ammettendo che, anche se provocatorio, il suo discorso raccontava quello che accade esattamente ad ogni persona colta, in grado di parlare di cose non lette, perché nessuno può umanamente aver letto tutto. L'anno dopo ritornavo su Bayard che intanto aveva pubblicato "Il caso del mastino dei Baskerville" dove, psicoanalizzando punti oscuri del testo di Arthur Conan Doyle, cercava di mostrare come un lettore avesse il diritto di ritenere significative molte ambiguità o reticenze (come fanno del resto gli psicoanalisti) e di concluderne che Sherlock Holmes si era sbagliato nel risolvere il mistero. Questo secondo libro era, secondo me, meno persuasivo del primo, ma certamente ugualmente gustoso.
Ma Bayard non demorde e - dopo un altro libretto su come migliorare le opere mal riuscite - ci offre ora questo "Et si les oeuvres changeaient d'auteur?" (Parigi, Minuit). È evidente che il libro è in debito con Borges, il quale aveva immaginato la storia di Pierre Menard che aveva riscritto il "Don Chisciotte" tale e quale lo aveva scritto Cervantes, salvo che letto come opera di un contemporaneo, quel libro acquistava tutt'altro significato. Non sempre il gioco riesce, perché Borges aveva anche proposto di leggere la "Imitazione di Cristo" come se fosse stata scritta da Céline, e io una volta ci avevo provato, rilevando che per una decina di righe la cosa poteva funzionare, ma alla fine la faccenda s'inceppava. Ora Bayard oscilla tra varie opzioni. Da un lato si occupa della creazione di autori immaginari che probabilmente non sono quelli veri (tipico il caso di Shakespeare che forse non era Shakespeare ma, suggerisco io, soltanto un signore che si faceva chiamare Shakespeare: però è ovvio che, chiunque fosse, noi abbiano oggi l'immagine di un autore che è quello che ha scritto le opere di Shakespeare e il resto è pettegolezzo erudito).
Il secondo problema è quello di autori che si sono creati mediante pseudonimo un doppio, ed è interessante l'analisi di un Boris Vian che si fa passare non solo per un altro, ma per un americano (Vernon Sullivan) e crea così un doppio cambiamento di prospettiva. Peccato che Bayard non consideri il caso Pessoa coi suoi pseudonimi ed eteronimi. Il terzo caso è quello dei plagi per anticipazione, e gustosissimo è il capitolo riservato a Lewis Carroll come autore profondamente influenzato dai surrealisti e da Joyce; procedimento che diventa correttissimo se si ribalta la prospettiva e ci si domanda se e quanto i surrealisti e Joyce siano stati influenzati da Carroll (ma ammetto che così diventa meno divertente). Vediamo ora i capitoli dedicati al cambio completo di autore e addirittura di arte (come quando Bayard considera "L'urlo", quello di Munch, come opera musicale di Schumann). Sin dall'inizio Bayard discute con molta serietà una ipotesi già avanzata da Samuel Butler, e cioè come si possa rileggere la "Odissea" pensando che sia stata scritta da una donna (e pensate al ruolo che le donne vi hanno, mentre certamente la "Iliade" è storia alquanto maschilista). Così siamo invitati a rileggere "Lo straniero" di Camus come se fosse di Kafka, "Via col vento" come dovuto a Tolstoi e (esercizio raffinatissimo) i "Sette pilastri della saggezza" di D. H. Lawrence, rispetto a "L'amante di Lady Chatterley" di T. E. Lawrence. Appassionante "L'incrociatore Potemkin" come film di Hitchcock, ma il pezzo di bravura più riuscito di tutto questo libretto è "L'etica" di Spinoza attribuito a Freud.
Io, or sono cinquant'anni, mi ero divertito a rileggere i "Promessi sposi" come se fosse di Joyce, ma l'avevo fatto per parodiare alcune tendenze della critica americana di quei tempi, intesa a trovare simboli e allusioni ultraviolette dappertutto. Il mio esercizio non mirava a capire meglio né Manzoni né Joyce, anzi, stravolgeva entrambi. Invece Bayard seriamente ritiene che questi cambi di prospettiva aiutino a vedere le opere sotto punti di vista sorprendenti e fecondi. (di Umberto Eco)
Trenitalia e Alitalia sono le due compagnie bandiera italiane, grandissimi investimenti e pochi risultati, sono le due compagnie più care del paese e anche le meno efficienti d'Europa; solamente le ferrovie dello Stato sono finanziate sei miliardi di euro di denaro pubblico all'anno allo scopo di continuare a torturare i pendolari. Per non parlare poi del progetto Tav che ha sctenato una vera e propria rivoluzione, questo progetto prevede un collegamento tra Torino e Lione per permettere il passaggio di merci tra l'Italia e la Francia che altrimenti estrometterebbe il Piemonte dal commercio europeo. Ma il traffico di merci, osservando i grafici è decisamente scarso e addirittura in calo, ma questo non è tutto, questa linea costerebbe allo stato la esorbitante cifra di circa 20 mld di euro, è un debito che andrebbero a pagare addirittura i nostri nipoti. Pensate che la manovra finanziaria di Prodi raggiungeva una cifra molto inferiore. Questo è il sito dove ogni giorno si combatte una guerra per il NO TAV: No TAV Torino Questi progetti faraonici indeboliscono ulteriromente le casse dello Stato riducendoci sempre più ad un popolo di migratori, dovrebbero invece tagliare questi sprechi e permettere ad altri investitori di prendere il controllo, ne gioverebbe l'economia e il governo. L'Alitalia poi con le sue Cordate ha messo in ginocchio tutti piani regolatori per permettere la sua sopravvivenza. Ricordiamo l'ultima vicenda in cui si sperava in un aiuto di AirFrance che non è mai arrivato. Una notizia fresca fresca risale agli ultimi giorni, l'ex-presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, è stato multato di 400.000 euro dalla Consob per aver falsamente accreditato l'esistenza di una cordata di imprenditori per rilevare la compagnia aerea Alitalia. Confermato l'ennesimo discredito sulle massime istituzioni del nostro Paese. Le perdite però sono state dimezzate nell'ultimo anno il 2010 è costato 160 mln di euro. Ma oltre alle spese, agli ivestimenti dobbiamo tener conto che molti dei nostri soldi vanno nelle tasche di giovani autisti promossi manager, ex fidanzate ed ex segretarie promosse a posti di dirigenza, galoppini elettorali e parenti falliti premiati con consulenze e stipendi faraonici. Sono questi i veri scandali della casta, non le auto blu o i progetti falliti, oppure le indennità degli assessori comunali. Questa grande industria dei fannulloni dove si scambiano merci troppo care per noi semplici cittadini e destinata al fallimento. Il fallimento di una scommessa, un diritto inesistente, un falso inequivocabile, quindi molto prevedibile, noi non saremo complici di questo complotto meschino avremo ancora tutte le capacità e la caparbietà di opporci a questo squallido sistema.
Oggi in Italia si contano circa 230 mila cavalieri, ormai è diventata una folle corsa verso la proclamazione a Cavaliere di Gran Croce tanto che Napolitano ha dovuto metterci un freno ed è scoppiata la polemica, tutti vogliono portare la loro croce. Lo trova odioso anche il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, le cosiddette onoreficenze facili. Dunque l'ennesimo taglio di Napolitano, questa volta inferto alla pletora dei cavalieri, ufficiali, commendatori, grandi ufficiali e cavalieri di gran croce: i cinque gradi in cui è distinto l'Ordine al merito della Repubblica. Napolitano: «E' giusto che le istituzioni ricompensino le benemerenze acquisite verso la Nazione», parole sante. Fra i riconoscimenti che Napolitano ha conferito con più orgoglio quest'anno è il titolo di grand'ufficiale per Rosa Oliva, che ricorrendo in via giudiziaria contro l'esclusione della nomina a prefetto nel 1960 ha aperto alle donne le porte di una carriera negli uffici pubblici. Molti professionisti inseguono questo riconoscimento fino a farsene una malattia, le lettere che arrivano al Colle sono almeno il doppio di quelle onoreficenze poi assegnate. E in molti casi si tratta di autopromozioni, intere categorie pressano per ottenere riconoscimenti ad hoc. Era giunta l'ora ti stringere la cinghia per Napolitano, ed ecco la direttiva che ridimensiona il pacchetto di proposte all'ordine al merito di competenza della Presidenza del Consiglio. Ed ecco anche la decisione, da parte del Presidente della Repubblica, di ridurre le onoreficenze assegnate motu proprio: sarebbero un quidicesimo e Napolitano è rimasto ben sotto la soglia con 199 concesse al di sotto delle 400 consentite. Dunque anche le Regioni hanno istituito una forma di onoreficenza per i cittadini meritevoli, un gran passo avanti verso una autonomia. Chi merita davvero una croce sul petto sarà sicuramente cavaliere benemerito e come tale avrà tutto il dovere di far rispettare il valore acquisito grazie anche alla sua grande dedizione alla Repubblica, un valore che non ha scadenza ma che anzi si rinnova di anno in anno. Un giorno quando sarò Cavaliere di Gran Croce sarete informati tramite i miei Blog, per ora accontentiamoci di una nomina a commentatori. Tra i benemeriti del lavoro troviamo il patron della mozzarella Sebastiano Pitruzzello che vuole addirittura farsi ereggere una statua nel suo paese, e chi la negherà mai ad un cavaliere? Ricordate l'emozione della nomina di Roberto Benigni, ebbene quest'uomo ha davvero saputo tenere alto il nome dello Stato e del popolo, ha saputo comunicare i veri valori, con tutte le sue pellicole, di un paese che lo incorona cavaliere, chi più meritato di lui, e poi se Benigni è riuscito ad avere una tale onoreficenza perché non noi, ci stò quasi mettendo il pensiero. Un comico che ha fatto della cultura, della risata una forma di religione, della tragedia e della rovina una vera speranza. «Cavaliere si nasce ed io lo nacqui».
Mobilitazione per Sakineh Ashtiani, silenzio per Teresa Lewis. Ma se i nostri pensieri non fossero torbidi dovremmo dire che non si deve ammazzare nessuno, neppure in modo indolore.
Da pochi giorni, in Virginia, Teresa Lewis è stata uccisa con una iniezione letale, e nessuno è andato in prigione perché questa signora era stata legittimamente condannata a morte. Aveva tentato di ammazzare marito e figlio adottivo, e lo aveva fatto senza permesso. Coloro che l'hanno uccisa lo hanno invece fatto col consenso delle autorità. Per cui bisognerebbe riformulare il quinto comandamento come "Non ammazzare senza permesso". In fondo da secoli benediciamo le bandiere dei soldati che, inviati alla guerra, hanno licenza di uccidere, come James Bond.
Ora pare che Ahmadinejad, il quale sta per far lapidare una donna (se non l'avrà già fatto quando leggerete questa bustina) abbia reagito agli appelli, arrivati dall'Occidente, dicendo: "Vi lamentate perché noi vogliamo ammazzare legalmente una donna iraniana, mentre ammazzate legalmente una donna americana"? Naturalmente gli è stato obiettato che la donna americana aveva cercato di uccidere suo marito, mentre l'iraniana lo ha solo cornificato. E che l'americana è stata uccisa in modo indolore, mentre l'iraniana sarebbe uccisa in modo dolorosissimo. Però una risposta del genere verrebbe a sottintendere due cose: che è giusto ammazzare un'assassina mentre per un'adultera basterebbe una separazione legale senza alimenti; e che si può ammazzare secondo la legge purché in modo poco doloroso. Mentre quello che si dovrebbe invece sostenere, se i nostri pensieri non fossero torbidi, è che non si deve ammazzare neppure un'assassina, e non si deve ammazzare neppure per legge e neppure se l'esecuzione è poco dolorosa, persino se avvenisse iniettando una droga che procura uno sballo delizioso. Come reagire se paesi poco democratici chiedono a noi cittadini di paesi democratici di non occuparci delle pene di morte loro visto che abbiamo le pene di morte nostre?
La situazione è molto imbarazzante e mi piacerebbe anzi sapere se il numero degli occidentali, tra cui addirittura una first lady francese, che hanno protestato contro la pena di morte iraniana hanno anche protestato contro la pena di morte americana. A naso direi di no, perché di condanne a morte negli Stati Uniti, per non dire della Cina, ce ne sono moltissime e ci abbiamo fatto il callo, mentre è naturale che l'idea di una donna massacrata a colpi di pietra faccia più effetto. Mi rendo conto che quando mi hanno chiesto di dare una firma per impedire la lapidazione dell'iraniana l'ho subito fatto, ma mi era sfuggito che nel frattempo stavano ammazzando una virginiana.
Avremmo ugualmente protestato se la donna iraniana fosse stata condannata a una pacifica iniezione letale? Ci indigniamo per la lapidazione o per la morte inflitta a chi non ha violato il quinto bensì solo il sesto comandamento? Non so, è che le nostre reazioni sono sovente istintive e irrazionali. In agosto era apparso su Internet un sito dove si insegnavano vari modi per cucinare un gatto. Scherzo o cosa seria che fosse, tutti gli animalisti del mondo erano insorti. Io sono un devoto del gatto (uno dei pochi esseri viventi che non si lascia sfruttare dal proprio padrone ma al contrario lo sfrutta con cinismo olimpico, e la cui affezione alla casa prefigura una forma di patriottismo) e pertanto rifuggirei con orrore da uno stufato di gatto. Però trovo egualmente grazioso, anche se forse meno intelligente, il coniglio, eppure lo mangio senza riserve mentali. Mi scandalizzo vedendo le case cinesi dove i cani girano in libertà, magari giocando coi bambini, e tutti sanno che saranno mangiati a fine anno, ma nelle nostre fattorie si aggirano i maiali, che mi dicono siano animali intelligentissimi, e nessuno si preoccupa che ne debbano nascere prosciutti. Che cosa ci induce a giudicare certi animali immangiabili, altri protetti da una loro caratteristica quasi antropomorfa, e altri mangiabilissimi, come i vitellini di latte e gli agnellini che pure da vivi ci ispirano tanta tenerezza?
Siamo veramente (noi) animali stranissimi, capaci di grandi amori e spaventosi cinismi, pronti a proteggere un pesciolino rosso e a far bollire viva un'aragosta, a schiacciare senza rimorsi un millepiedi ma a giudicare barbara l'uccisione di una farfalla. Così usiamo due pesi e due misure per due condanne a morte, ovvero ci scandalizziamo per una e facciamo finta di non sapere dell'altra. Certe volte si è tentati di dar ragione a Cioran, e ritenere che la creazione, sfuggita dalle mani di Dio, sia dipesa da un Demiurgo maldestro e pasticcione, forse un poco alcolizzato, che si era messo al lavoro con idee molto confuse. (Umberto Eco)
Il nostro Guardasigilli è uno dei figli di buona donna più popolari della nostra rete, del Governo e dell'itera nazione, la sua popolarità nei social e su Twitter e nel sito di Angelino Alfano non è delle più affluenti eppure i suoi discorsi, i suoi interventi sono sepre molto accesi, vivaci e sentiti. La sua è una vera regola, quella del fare, come vorrebbe davvero il Presidente Berlusconi. «La Costituzione ci impone di collaborare, pena la paralisi del sistema e l'inefficienza resa al cittadino». Il suo lavoro oggi è di grande iportanza, le questioni che affronta ogni giorno sono vitali: Mafie, Province, Politica, Giustizia, Istituzioni, Lodo. E parliamo proprio di questo benedetto Lodo Alfano, il vero nocciolo della questione che da mesi irrompe nelle nostre vite dedite al rispetto della Legge. Vorrei essere molto chiaro a me questo Lodo non piace affatto, il Processo Breve garantirebbe un tempo minore per giudicare un reato, ma garantirebbe però anche una via di fuga ulteriore al latitante. Con l'estinzione del reato si formeranno nuovi gruppi di criminalità che centreranno i loro sporchi traffici proprio su questo disegno di legge. Il Lodo: «Rafforzerà le autonomie della Magistratura», «Decideranno i cittadini, non Bersani», «La commissione valuti con ponderazione, una riflessione sulla reiterabilità è di buon senso», «Nessuna marcia indietro, solo buon senso», sono queste le varie affermazioni del Ministro a proposito. C'è da precisare che ci sono ancora forti dubbi sull'attuazione del Lodo, lo stesso Napolitano dichiara: «Irragionevole, riduce l'indipendenza». E credo che al Presidente non si smentisce nulla anzi dobbiamo prendere bene in considerazione le sue parole per avere una visione più chiara dell'argomento in questione; non mi va giù il fatto che criminali, assassini, spacciatori, stupratori possano beneficiare di questo processo breve per eludere ed evadere la Legge. Posso allora ben capire che le alte cariche dello Stato abbiano bisogno di una immuntà, dato anche il fatto delle tante pene ancora pendenti a loro carico ma farne beneficiare anche comuni criminali è troppo. Di seguito vi riporto una intervista al Guardasigilli fonte Corriere della Sera, vi auguro un buon proseguimento di lettura:
L'intervista - Il ministro: combatteremo con tutte le forze l'idea di un esecutivo tecnico
Alfano: giustizia prova del fuoco
La riforma avrà il sì dei finiani
«Questo governo è politico, solo a Berlusconi riconosciamo la leadership»
ROMA - Ieri non è stata una giornata qualunque per il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Allora ministro questa riforma si fa o non si fa? Sono quattordici anni che se ne parla...
«La riforma costituzionale della giustizia, rappresenta con gli altri quattro punti programmatici, la rotta e, al tempo stesso, la prova del fuoco per la coalizione».
In pratica cosa avverrà?
«L'ha detto Berlusconi: cinque punti in cinque consigli dei ministri. Il primo, il federalismo fiscale è già stato approvato».
La giustizia quando, se non venerdì prossimo, il 22 ottobre?
«Entro il quinto consiglio. Dobbiamo scriverla bene, perché è l'unico punto del programma che tocca la Costituzione. Una settimana in piùo in meno, dopo quattordici anni, non è un problema. Ma il governo Berlusconi sarà il primo a consegnarla al Parlamento, nero su bianco, dopo tanti convegni, seminari ed interviste».
Fini su questa riforma avrebbe minacciato addirittura l'appoggio esterno...
«Si tratta di retroscena. Credo che sia un buon metodo non affidarsi a quello che sostengono i retroscena, ma alle dichiarazioni ufficiali. Stiamo a quelle: i finiani sono in Fli e al tempo stesso a sostegno del governo, eletti con il nostro stesso simbolo "Berlusconi presidente"».
I futuristi in ogni caso attendono con ansia i testi, le bozze della riforma, quando gliele darete?
«Siamo in dirittura di arrivo».
Ma se alla fine dicessero di no?
«Sono convinto che Fini e i suoi la voteranno e la riforma passerà».
Quando lei è salito al Colle, mercoledì scorso, con il capo dello Stato come è andata?
«Il presidente della Repubblica ascolta sempre con attenzione ed è un riferimento di saggezza. Il nostro punto di forza è che abbiamo sempre propugnato queste idee. Ormai siamo a metà legislatura e abbiamo un tempo congruo davanti, per l'approvazione delle quattro letture conformi, necessarie per la modifica costituzionale. In ogni caso la riforma non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura. Noi vogliamo l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, cioè della magistratura nel suo insieme».
Ma Berlusconi ha accusato i magistrati di essere un'associazione sovversiva, come si fa a fare una riforma con questo clima?
«Noi non intendiamo riformare i magistrati ma intendiamo riformare la giustizia e garantire il suo buon funzionamento».
Adesso poi c'è l'invito a comparire nei confronti di Berlusconi della Procura di Roma: condizionerà i vostri piani?
«Nulla cambia rispetto al percorso parlamentare già previsto e che ha avuto un compimento con una larga fiducia parlamentare ottenuta dal presidente del Consiglio a fine settembre».
Prima della sentenza della Consulta, modificherete la legge sul legittimo impedimento, per evitare che lo «scudo» attuale si possa dissolvere con la sentenza?
«No, noi non stiamo lavorando a modifiche al legittimo impedimento e abbiamo fiducia nella Corte».
E il processo breve che fine farà?
«Per ora stiamo lavorando alla riforma costituzionale».
Altro punto dolente per il presidente della Camera, la legge elettorale. Fini ha cercato di agire sul doppio piano: politico (riforma del porcellum) e istituzionale (contro il Senato che sta già esaminando le proposte di modifica)...
«La riforma elettorale può servire a meglio rappresentare il popolo e a far funzionare meglio le istituzioni democratiche: se viene agitata come una clava contro il governo non si può chiedere al governo di acconsentire».
Si invoca un governo tecnico per cambiare legge elettorale...
«Noi combatteremo con tutte le nostre forze il tentativo di rendere irrilevante il parere del popolo e di rimettere in mano ai partiti la scelta del governo, andando a votare senza sapere quali saranno le alleanze e chi sarà il presidente del Consiglio, allentando il bipolarismo. E poi c'è un'aperta contraddizione: non si può affidare ad un governo tecnico la scelta più politica che ci sia, cioè la legge elettorale».
E se nonostante tutto, ci fossero i numeri in Parlamento, per il governo tecnico?
«Vorrei proprio vederli questi numeri! Un conto sono le chiacchiere e altra èla realtàComunque, non sarebbe una bella scena veder nascere un governo di chi ha perso le elezioni con l'aggiunta di qualche transfuga, per riscrivere fondamentali regole del gioco, patrimonio di tutti».
C'è chi sostiene che il governo tecnico c'è già. Ed è rappresentato da Tremonti. Lei che ne pensa?
«Il governo Berlusconi èun governo politico e Tremonti si occupa insieme al presidente del Consiglio della politica economica che viene fatta con i numeri dell'economia che entrambi conoscono. I governi sono di chi vince e Berlusconi oltre ai voti ha un carisma riconosciuto e una straordinaria capacitàdi fare il capitano della sua squadra: noi tutti riconosciamo questa leadership solo a lui».
Berlusconi ha detto che il governo fin qui ha fatto bene, e che il problema è il Pdl, cioè per il partito ci vuole un coordinatore unico?
«Berlusconi si riferiva alla logorante polemica interna al pdl che poi ha portato alla nascita di Fli, i coordinatori devono andare avanti e già mercoledì si svolgerà un ufficio di presidenza cherilancerà il partito su tutto territorio».
Nuove minacce di morte le sono giunte da parte della mafia...
«Me ne arrivano con grande frequenza, ma la lotta alla mafia è un credo quasi ideologico del mio agire politico. Tra breve presenterò un rapporto pubblico sullo stato di attuazione del 41 bis e sulle sue modalità applicative, perché serva da esempio ai giovani vedere come lo Stato è vincente e i boss perdenti e al carcere duro».
Maria Antonietta Calabrò
17 ottobre 2010
Corriere della Sera
Gli sono giunte centinaia di attestazioni di solidarietà quando si è saputo di due nuove minacce di morte da parte della mafia a causa del regime del 41 bis. Ma Alfano va avanti per la sua strada sulla lotta alla mafia e insieme sulla riforma della giustizia.
Ormai è su tutti i siti di blogger italiani e stanieri, il nostro Grillo che con la sua campagna del Movimento a Cinque Stelle ha invaso completamente tutto il territorio italiano, la nuova rivelazione, la nuova rivoluzione è lui: Beppe Grillo. E dire che ha cominciato come comico, ora tocca argomenti di grande importanza e di grande natura: acqua pubblica, finanziamenti occulti, energia, cemento zero; non parliamo del passato, il Grillo ha fondato un movimento politico al di sopra di tutte le ciancierie, il suo partito vola alto e non ha nessuna intenzione di scendere a compromessi. Il suo programma è chiaro, sono gli altri che non li rispettano, questi politici mascalzoni che ci riempiono le testa di vuoto, dovrebbero imparare da noi grillini cosa davvero vogliamo dalle nuove generazioni e anche dalle vecchie: politica e non debiti. La Lega era partita alla grandissima, era radicata sul territorio, Bossi diceva delle cose sensate, si sono poi persi nella Padania, dovremmo allora fare i nuovi Stati Uniti d'Italia. Il loro federalismo fiscale non si capisce eppure riguarderà 60,000,000 di persone, non è riuscito ad andare oltre la quattordicesima pagina, poco chiaro. Togliamo i nostri soldi alla politica, e come non dargli ragione, ormai spendono cifre da capogiro per elargirci un servizio che fa acqua da tutte le parti, il Grillo ha proprio ragione, tagliamo tutti questi sprechi. Il pubblico deve impadronirsi di questa economia e renderla Sociale. Basta chiedere altri sacrifici agli italiani, il movimento di Grillo ha le carte in tavola per sollevarci da tutte questa melma, io personamlemente non gli ho ancora dato il mio voto ma se dovesse continuare in questo modo, con grandi conversazioni, con grandi piaceri, con grandi iniziative non esiterò a darglielo; in Campania si è mosso qualcosa, è stato accolto l'appello di Grillo con entusiasmo, tanto che una delegazione di Meetup campani è volata a Milano per partecipare all'incontro e dare il via alla nascita del Movimento Nazionale a Cinque Stelle quello ufficiale. Centinaia di persone già stanno lavorando in rete, liberamente e gratuitamente, ad un progetto di cambiamento che fino a qualche anno fa era qualcosa di impensabile e, invece, oggi è possibile. Lo scambio di esperienze, di professionalità, di arricchimento umano e culturale sta creando il nostro programma. La rete giorno per giorno cresce in idee, in libertà, in progetti concreti e con essa il MoVimento Cinque stelle Campania. Grillo porta avanti una nuova idea politica, una politica ben distante dagli schemi degli attuali partiti, in cui l'etica diventa un punto centrale e imprescindibile, la base comune da cui partire. risponde a questa nuova idea di politica, incentrata sui principi etici, anche la "campagna elettorale a basso costo", finanziata attraverso donazioni spontanee, la campagna Movimento a Cinque Stelle punta soprattutto sull'utilizzo della rete, in questa "campagna elettorale low cost" trovano spazio anche tutte quelle forme alternative di pubblicità e di modi per veicolare messaggi, dando spazio alla creatività e all'originalità, attualmente molto in voga anche all'estero. Un esempio di questi è rappresentato dal "flash mob", un evento in cui un gruppo di persone si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mettendo in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Un modo economico, ecologico e divertente per far incuriosire i passanti e per veicolare i temi del MoVimento. Dunque Grillo ha il suo dafarsi, siamo tutti curiosi di come andrà a finire questa bella storia, certo l'entusiasmo di quest'uomo è grande anche se viene troppe volte smantellato da questa politica malsana che ci costringe a riforme sempre più drastiche e occulte, la chiarezza del Grillo avrà i suoi risultati, io appoggio il suo movimento e gli tendo una mano, fate anche voi altrettanto.
Una storia molto difficile ma appassionante questa della blogger e giornalista cubana Yoani Sanchez: «A cuba c'è solo una persona che può parlare liberamente ed è Fidel Castro». La sua critica al governo cubano gli è valsa una nomination a blogger più seguita di tutta Cuba con migliaia di visite al giorno nel suo blog Generación Y (oscurato in patria e visibile solo dall'estero) e anche una candidatura al premio Nobel per la pace. Cuba è il paese più repressivo per quanto riguarda la censura della rete e la libertà di accesso a tutti i contenuti della rete, alla pluralità di informazione e alla libertà di espressione. Le vicende tendono ancora a neutralizzare ogni tentativo libertino lì giù nel Paese di Cuba, tutto è ancora devoto all'unico sovrano Fidel. Secondo l'ultimo rapporto di Free Hause Cuba è il paese più repressivo. Nell'isola la censura è totale, il Governo è proprietario di tutti i Media e l'esercito ha il controllo assoluto sull'informazione. E' vietato senza un'autorizzazione ufficiale aprire anche un semplice blog. Yoani Sanchez tenta però un raggiro con un atto di dissidenza di raccontare il proprio paese. Il pensiero è di quelli più comuni, c'è un gruppo che non è affatto daccordo con questa dittatura, dice: «il re è nudo». E stata il personaggio più influente secondo il Time, accusata da Castro di minare le fondamenta della rivoluzione. Vincitrice di numerosi premi Internazionali ha preso con il mondo un impegno come reporter digitale. E' diventata il simbolo delle nuove generazioni democratiche. Il suo blog è un racconto generazionale dentro c'è la Cuba reale, non ci sono frasi trionfali ne verità ufficiali che pubblicano i giornali, i blogger cubani cercano in ogni modo di comportarsi da persone libere ma le punizioni per chi si esprime liberamente sono molto severe, vanno dall'ostracismo, alla stigmatizzazione sociale e finiscono con il carcere. Ha vissuto momenti difficili quando viene sequestrata, spogliata e picchiata, anche il marito Escobar (blogger alternativo) tenta un duello verbale ma viene malmenato da una moltitudine di persone al grido di W Fidel, W la Rivoluzione. Le parole di Yoani :«ricorderemo la rivoluzione come un progetto fallito, quello che poteva essere e non è stato». Per assicurare uno stato liberale e democratico è in atto una vera controrivoluzione a discapito del governo di Cuba di cui i blogger sono i nuovi pionieri. Yoani Sanchez attivista e Global Voices è la persona più popolare alla lotta alla censura su Internet.
Il dissidente cinese Liu Xiabo è il nuovo Nobel per la pace, peccato che sia in carcere a scontare una pena di undici anni per "sovversione". Una breve intervista all'estremo pacifista: Questo rapporto tra pacifisti e dittatori è fortemente in dubbio cosa ci vorrebbe per calmare le acque? «Non è così semplice noi lottiamo ogni giorno per il diritto alla libertà che sarà concesso solamente se si eviteranno altri scontri, la pace è all'angolo di ogni nazione che si rispetti, ognuno deve contribuire e sostenere il cambiamento che dovrà avvenire solo con grandi manifestazioni pacifiche». I vostri sono due estremi opposti come pensate che possano valere le vostre ragioni? «Gli opposti si attraggono, in ogni paese in cui la dittatura fa da padrone c'è bisogno sempre di libertà, o almeno è quella che chiederanno tutti i cittadini un giorno o l'altro, bisogna abbattere tutte le barriere». Razionalizzando la questione potrebbe addirittura essere convenevole ad entrambi le parti, entrambi avete bisogno di pace più che mai. «E' vero dovremmo approfittare di questa occasione in cui il Governo sembra vulnerabile e disposto a concederci parola, dobbiamo comunicare la pace, si parla di diritti umani, qui nessuno vuole cambiare le regole tanto meno io ». Si parla dunque di diritti umani, siete in lotta contro il Governo per il mantenimento della pace, abolendo tutte le forme di repressione non verrete schiacciati? «Il Governo cinese proverà a diffondere altro terrore perché è troppo importante il traguardo a cui miriamo, abbiamo subito per decenni la dittatura e la crudeltà di uno Stato padrone, ora è tempo di credere e reagire, dobbiamo lottare ancora e continuare a credere che possiamo ancora farcela a cambiare il mondo». Voi siete una minoranza in Cina come farete a dimostrare che le vostre idee sono all'altezza del sistema? «Siamo una minoranza è vero ma abbiamo tutte le carte in regola, in Cina abbiamo tutti il diritto alla libertà. Sono decenni che si lotta contro questa dittatura capitalista e devo dirvi che abbiamo già raggiunto con il nostro sacrificio milioni di persone in tutto il mondo che ora ci guardano con occhi migliori, con più speranza». Ora che sei Premio Nobel per la Pace questi signori ti daranno ascolto, avrà più valore la tua protesta, avranno più valore le tue dichiarazioni? «Credo proprio di si, c'era davvero bisogno di dimostrare che abbiamo ancora bisogno dei nostri diritti, con questo premio riuscirò ad alzare la voce a diffondere la mia verità, la verità di cui ha davvero bisogno la Cina». Cosa c'è che non va ancora nello Stato cinese quali sono ancora i suoi attuali problemi? «Indebolimento dello stato di diritto, insufficiente tutela dei diritti umani, degrado dell'etica pubblica, capitalismo corrotto, disuguaglianza crescente tra ricchi e poveri, sfruttamento spietato dell'ambiente naturale nonché di quello umano e storico, esacerbarsi di una lunga teoria di conflitti sociali e animosità sempre più esasperata tra funzionari statali e comuni cittadini». Grazie.
Micromega pubblica in italiano il testo dell'appello per la democrazia in Cina per il quale Liu Xiabo, appena premiato con il Nobel per la pace, sta scontando in carcere una condanna a 11 anni per "sovversione".
I civili uccisi. Le battaglie dei parà che La Russa non ha mai rivelato. I feriti italiani tenuti nascosti. E poi le stragi di talebani, le azioni coperte degli 007, i tradimenti e i doppi giochi. Ecco il vero volto della nostra 'missione di pace'. Nei file scoperti da Wikileaks.
«Molti leader talebani nel distretto di Farah vogliono organizzare attacchi contro gli italiani. Gli abitanti sono favorevoli alle truppe della Nato e sostengono gli italiani perché si stanno impegnando per rendere sicura la regione. I guerriglieri hanno paura dei "veicoli neri" della Folgore mentre non temono le jeep color sabbia degli americani e delle forze occidentali. Il capo dell'intelligence locale ritiene che questo terrore nasca dalle perdite che la Folgore ha inflitto ai miliziani nelle ultime operazioni». Eccoli i due volti della guerra in Afghanistan. Quello che ci viene raccontato da anni, con i nostri soldati che lavorano per aiutare la popolazione e proteggerla dagli estremisti islamici. E quello che è sempre stato nascosto, con i reparti italiani che combattono tutti i giorni e uccidono centinaia di guerriglieri. Una sterminata serie di scontri, con raid dal cielo e anche tra le case dei villaggi. Ma anche una missione che deve fare i conti con traditori e doppiogiochisti, con militari afghani addestrati dalla Nato che invece aiutano i talebani, con sospetti sul destino di centinaia di milioni di euro di aiuti pagati anche dall'Italia per la ricostruzione del Paese e scomparsi nei ministeri di Kabul. Una cronaca di reparti con la bandiera tricolore che sparano migliaia di proiettili in centinaia di battaglie, sfidando le trappole esplosive e le imboscate, convivendo con il terrore dei kamikaze che rende ogni auto una minaccia, mentre gli elicotteri Mangusta esplodono raffiche micidiali, incassando spesso i razzi dei talebani.
Siamo in grado per la prima volta di ricostruire la guerra segreta degli italiani grazie ai nuovi documenti concessi da Wikileaks: l'organizzazione creata da Julian Assange che raccoglie atti riservati e li diffonde sul Web. Si tratta di oltre 14 mila rapporti dell'intelligence americana non ancora noti che il nostro settimanale presenta in esclusiva mondiale e che integrano i files divulgati due mesi fa: dossier che mostrano anche la lotta senza quartiere tra spie con una serie di episodi misteriosi. Funzionari italiani che sparano contro uomini dei servizi afghani e vengono poi arrestati da questi ultimi, un presunto terrorista prigioniero degli americani che viene consegnato al nostro governo e trasferito a Roma. Sono tutti documenti ufficiali, raccolti dai comandi Usa, in cui i reparti italiani spesso compaiono con i loro nomi di battaglia, Lupi, Fenice, Vampiri, Cobra, Tigre, Lince, o con gli acronimi delle loro Task Force, Center, North, South, TF45: resoconti in codice che raccontano l'orrore di battaglie e spesso anche la correttezza degli uomini che rischiano la pelle per non coinvolgere civili negli scontri. Un diario impressionante in cui sono elencate diverse centinaia di combattimenti, con decine di italiani feriti in modo più o meno grave di cui non si è mai saputo nulla. Il database parte dal 2005 e arriva fino al 31 dicembre 2009: ci siamo concentrati sulle informazioni dello scorso anno, quando rinforzi e nuove regole d'ingaggio hanno provocato l'escalation delle operazioni sotto bandiera tricolore.
Battaglie taciute Tra maggio e dicembre la Folgore ha cambiato il volto della presenza italiana in Afghanistan. I parà, sostenuti da elicotteri da combattimento Mangusta e dai blindati dei bersaglieri, sono andati alla caccia dei talebani per riprendere il controllo di territori sperduti. E, altra differenza, hanno cominciato ad operare fianco a fianco con gli americani, oltre che con le truppe afghane. I files segnalano oltre 200 scontri in cui sono stati coinvolti i nostri soldati, ma è una raccolta parziale che contiene solo le notizie trasmesse agli Usa.
Uno dei combattimenti più discussi avviene il 31 maggio 2009 intorno alla base Colombus. Siamo a Bala Murghab sulla frontiera occidentale, il settore strategico per esportare l'oppio che finanzia i talebani. Un confine invisibile: i files segnalano inseguimenti che proseguono nel territorio turkmeno. Poco prima del tramonto, sulle postazioni italiane e su quelle degli alleati afghani cominciano a piovere razzi. I parà rispondono anche con i mortai pesanti da 120 millimetri, quattro granate potenti come cannonate. Poi arriva una coppia di elicotteri Mangusta, che spara almeno un missile Tow «neutralizzando gli avversari». Il primo rapporto del comando italiano sostiene che siano stati uccisi 25 guerriglieri: 20 dai mortai e cinque dal missile.
Benvenuti nel mio Blog, sono napoletano e credo nei valori, lo spirito che oggi ci accomuna rivive grazie alle innumerevoli testimonianze, dunque anche la vostra, sono cosciente di quanto possa essere importante oggi la comunicazione, io credo che sia alla base di tutto, è il frutto sano di una società sana, vi saluto affettuosamente. «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.» (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino)
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