Diventato anagraficamente cittadino puteolano mi sento il dovere di far sapere, al mondo intero, quanto questo posto sia speciale. Stamane in autobus ho incrociato gli sguardi di tante persone: talmente comuni, talmente originali, erano persone di altri tempi, sempre col sorriso, il bus non era il mio dunque per il breve tragitto ho avuto poco da meditare, ma ho fatto in tempo a stamparmi nella mente alcuni dei loro volti. Si dice che il tempo non passi per chi ha nel cuore la gioa di vivere e questi puteolani la conservano egregiamente. Quando scendi in centro incotrerai sempre un'anima che si da da fare, pesca o sguazza fa lo stesso! E' il posto ideale dove mollare l'ancora e tuffarti nei ricordi e nel passato. Si fondono freneticamente mito e leggenda. Credo che lo spettacolo da queste parti fosse assicurato, l'anfiteatro Flavio, dove si esibivano i Gladiatori con le belve feroci è uno dei più grandi d'Italia. Dovete sapere che io non sono affatto un superficiale, l'unica mia debolezza è la poltrona (che non ho) (più) e la Storia del Bel Paese. Da quando sono approdato su queste rive, a Pozzuoli, mi sono fatto già gran parte dei suoi vicoli, non sono un turista ma come fai a non esserlo (per sempre)? Diciamo pure che camminare a piedi fa bene alla salute e allunga la vita. E se è per questo mi sono fatto a piedi, Ischia, Capri (Procida no), e Napoli nella sua interezza e già che ci siamo aggiungiamoci Amalfi, Sorrento e Positano. Pozzuoli è stato il porto principale dell'Impero Romano e dunque mi sono concesso anche qualche imbarco per le sue isole (mai da clandestino ve lo assicuro). Che dire questa terra è generosa assaje, ma pochi però a mio malgrado sanno sfruttarla realmente. Se leggete su Wikipedia è una zona bagnata da due laghi: lago d'Averno e lago Lucrino, tutta zona vulcanica quindi badate bene, in più c'è la Solfatara e Cumaaaa. Non voglio annoiarvi perciò andate pure a leggere la Storia con la S maiuscola di questi luoghi.
Pozzuoli rappresenta molto per me, ho vissuto trent'anni a Napoli, di più e non di meno, ma da quando sono entrato nella cittadina mi sono immerso nella sua natura, nelle sue infinite sponde. Vorrei abbandonarmi ad essa ma dimoro precariemente ancora con mammà. Ma mi sono bagnato già in diverse sue acque (spiagge) e ho paura che me le farò tutte anche quelle. Se un giorno dovessi diventare ispettore della Guardia Forestale allora sì che piangerei come un bambino per farmi trasferire nella casema più vicina e ce n'è proprio una qui nei paraggi. Non ci facciamo mancare mai un buon pranzo di pesce, nel porto di Pozzuoli troverai sempre, tutte le mattine, chi te lo porta fino e sotto il naso. Dico questo perché ho paura che non vivrei senza, come si fa a dire di no ad un cefalo, ad una triglia, ad un dentice, devi essere solo un pappagallo. lo sviluppo di un territorio deve cominciare laddove ci sono persone che sanno realmente apprezzarlo e valutarlo, intendo coloro che sanno dove buttare la rete, abboccheranno miriadi di pesci piccoli ma sicuramente anche uno talmente grosso da far perdere la testa a Sofia Loren. E dunque da li che comincia lo sviluppo di un territorio, quando si ha finalmente a che fare con qualcosa di enorme, come il pesce del pescatore nella foto sotto, e io vorrei farne parte, partecipare allo sviluppo di questa territorio o tantomeno alla sua tutela. Io e il mio cane da Pozzuoli vi salutiamo.
Domani 16 dicembre appuntamento in Cattedrale alle ore 18.30 per la Solenne Veglia di chiusura dell’Anno Giubilare, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe. Nel corso della celebrazione l’Arcivescovo consegnerà ad alcuni rappresentanti della comunità civile e religiosa la Lettera pastorale alla chiesa e alla città di Napoli «Per amore del mio popolo» perché si continui a diffondere lo spirito di novità del Giubileo. Subito dopo il Cardinale aprirà la Porta della Cattedrale ad indicare la volontà della Chiesa di andare incontro ai bisogni e alle necessità della gente. Successivamente, dopo il video-messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, accenderà il braciere posto sul sagrato del Duomo e consegnerà ad alcuni maratoneti la fiaccola che attraverserà la città sino a Piazza del Plebiscito. Il popolo si ritroverà con l’Arcivescovo a Piazza Carità alle ore 20.30 dove inizierà la fiaccolata che raggiungerà Piazza del Plebiscito per la festa conclusiva. Lungo il percorso verranno accessi da autorevoli testimoni della carità sette bracieri a ricordo delle sette opere di misericordia che hanno scandito le tappe del percorso giubilare. In Piazza, sotto la direzione artistica di Nunzio Areni e l’allestimento di Alfredo Giacometti, si avvicenderanno la “Grande Orchestra per il Giubileo di Napoli” diretta dal maestro Gennaro Cappabianca, il “Coro delle voci bianche” del Teatro di San Carlo diretto da Stefania Rinaldi, “Campania arte danza”, diretta da Annamaria Di Maio, l’attore Enzo De Caro e l’attrice-cantante Lina Sastri e i campioni azzurri del Napoli “europeo” Edinson Cavani e Morgan De Sanctis. Il Cardinale Crescenzio Sepe concluderà la festa con un “Messaggio di Speranza” alla città e alla Chiesa di Napoli perché lo spirito del Giubileo continui nella concretezza delle opere inaugurate e presentate nel corso dell’anno.
Solo per i lettori del mio blog la Lettera pastorale «Per amore del mio popolo» Firmata del Cardinale Sepe sotto la dicitura: ‘A Maronna c’accumpagna! Scarica Letterapastorale_Giubileo_2011
Solenne Veglia di chiusura del Giubileo Apertura della Porta della Cattedrale Video-messaggio di Papa Benedetto XVI Domani 16 dicembre Duomo di Napoli ore 18.30
Festa conclusiva con musiche, danze, canti, voci e i campioni azzurri del Napoli Cavani e De Sanctis Messaggio conclusivo dell’Arcivescovo Domani 16 dicembre Piazza del Plebiscito ore 21.00
La vita è una condizione palpabile, il maestro, il guru della tecnologia ci ha lasciati, ma non a mani vuote. La sua autorità (eredità) si è sentita nei cieli dell'Olimpo, non parliamo di ricchezza ma bensì di eleganza, non parliamo di emblemi ma di gratitudine.. di comunicazione. Un un'intero globo terrestre tiene stretto fra le mani un simbolo, la voce di un caro amico, un pensiero palpabile legato alla necessità di sentirsi vicino in un vero e ineluttabile destino. Questo avviene grazie alla comunicazione resa possibile, autentica e incondizionata dalla professione e dalla caparbietà di un solo uomo. Ha trasformato la vita, il messaggio di un'uomo in una lucida, nuova concezione della realtà. Il fondatore della Apple Inc ha saputo guardare oltre e nello stesso tempo realizzare un sogno, ha fondato e generato una nuova era di telecomunicazioni. Con le stesse mani potremo benedire tutto questo ben di Dio, questi ogetti del desiderio. L'uso che ognuno di noi farà di queste tecnologie sarà legato al suo nome, al suo ricordo. Dunque ha segnato l'esistenza del genere umano e scritto su tavolette elettroniche i nuovi codici, le nuove leggi della conoscenza e per questo io lo ringrazio.
E tutto questo grazie a Steve Jobs.
Life is a palpable condition, the teacher, the guru of technology has left us, but not empty-handed. His authority (inheritance) was felt in heaven Olympus, do not speak of wealth but ofelegance, but do not talk of emblems of gratitude .. of communication. One takes an entireglobe tightly in his hands a symbol, the voice of a dear friend, a palpable thought linked to the need to feel closer to a true and inescapable destiny. This is made possible through communication, genuine and unconditional from the profession and the stubbornness of one man. He has transformed the lives, the message of A man in a shiny, new conception of reality. The founder of Apple Inc has been able to look beyond and at the same timerealize a dream, he founded and created a new Era of telecommunications. With the same hands that we can bless all good things, this object of desire. Use each of us will makethese technologies will be linked to his name, to his memory. So marked the existence of mankind and written about electronic tablets new codes, new laws of knowledge and for that I thank him.
In febbre sicula oggi riposano le spoglie dei caduti, cavalieri, soldati, guerrieri. Martiri di quale atroce destino? Un degno sguardo rivolto all'orizzonte credo che sia dovuto, ma non per la stima o la gratitudine che offro a tali personaggi ma per lo spirito che si libera da una sincera osservazione e cioè che tutti siamo parte di un sistema, di un complotto, che sia esso bello o brutto, ci sentiamo tutti complici dinanzi alla cruda realtà. Sicuramente qualcuno dirà che sono dei mascalzoni, dei fetenti e appunto dico che proprio questo atteggiamento univoco ha indotto a tali sofferenze, dunque che Dio me ne scanzi se non facciamo parte tutti di questa storia terribile. Tolleranza zero, è vero, per questi crudeli e meschini individui. Anni di governo buttati in un cesso, per far posto a cosa? Ad una successione di episodi ed eventi sgradevoli, come la declassazione, lo spread e il debito pubblico. Cadono giù come i giganti dall'Olimpo, oppure sono semplicemente vittime di un complotto, del nostro sistema infallibile e così hanno fatto la fine dei tracchi? La mia osservazione precedente mi ha portato a pensare: «comunque è stato un gran botto!», non trovate? E pensare che alcuni mesi addietro Il nostro B. (il berlusca, Berlusconi) se la faceva con l'Africano Gheddafi ed andavano anche d'amore e d'accordo. Una rivoluzione si è innestata, troppe le divergenze ancora da colmare e patatrack. Gheddafi scovato in un tunnel delle fogne viene assalito e giustiziato a sangue freddo e Berlusconi viene intimato ad alzare i tacchi per far posto a Monti un vero ufficiale gentiluomo, che ci tiene anche lui a precisare che l'incarico scotta, e ce credo. Molti pensano all'economia, si deve sanare, ma quale economia essere stupido e coatto, questi sono segnali di guerra, si guerra e pace!
E in tutto questo noi siamo gli artefici, con i nostri messaggini (post) su Facebook e Twitter, che mi hanno fatto due coglioni come una capanna. Messaggi di puro odio, devo ammetterlo, ma badate bene ai contenuti, che siano puliti come la mamma che ci ha fatto altrimenti rischiamo di cadere dalla parte del torto.
A conti fatti, facciamoci un bel giro in cabriolet, almeno per schiarirci un po le idee, chissa ci capita di incontrare qualche volto noto anche a noi, come Mussolini e Hitler che se la godevano indisturbati e intanto gli eserciti prolificavano. Mi prolungherei, ma non sono assolutamente il tuo tipo. Voglio concludere: l'Italia è un Paese fantastico, gestito però una chiavica, le nostre risorse se le sognano, perchè sprecarle e buttarle con battutacce e barzellette, abbiamo compiti importanti, (salvarci il culo per esempio) non si può sempre venire contro al principio che una volta ci ha uniti, la volonta comune che ha reso possibile lo sviluppo e l'economia e la Costituzione. Napolitano è l'unico uomo degno di una poltrona eppure sembra sempre saperci rinunciare per il tuo bene, per far posto al tuo prossimo e no al prossimo imbecille sia chiaro. Saimo un popolo di signori, lo stesso B. dice: «lascio anche se mai sfiduciato, ma non mi arrendo e raddoppio l'impegno.»
P.S. Un post breve ma efficace, il succo del discorso credo che sia stato inteso, siamo stracolmi di notizie sul web, sui giornali, ma quello che a me interessa è focalizzare l'argomento, renderlo scottante, vero, come esso dovrebbe essere realmente, perciò vi chiedo di commentare secondo il vostro punto di vista, quello umano intendo; buon proseguimento.
E' sempre l'ultimo atto secondo chi comanda e chi detta le leggi, questa Grecia, magnifica secondo il mio punto di vista, non riesce a trovare una soluzione alla crisi che la attanaglia. Voi cosa dite che si possono decidere le sorti del paese perché un'azienda fallisce oppure perché un ministro viene esonerato? Io credo che un paese storico come la Grecia ha ben altre qualità, ben altre sorti. Sono più di due anni che la Grecia non vede la luce del sole, è un controsenso troppo grande eppure è così. Oggi il premier George Papadreou ha annunciato un nuovo taglio nelle spese pubbliche e una riduzione di ben 30.000 posti di lavoro e inoltre ha deciso di tagliare del 20% le pensioni sopra i 1.200 euro inoltre abolizione dei sussidi e degli incentivi. Che dire una vera tragedia. Le soluzioni vanno trovate subito, si rischia la perdita e l'estromissione del paese dalla Comunità Europea, che secondo il mio punto di vista è una cosa terribile! Le hanno provate tutte nella manovra finanziaria, con privatizzazioni e riforme strutturali ma niente da fare il debito cresce e se non dovesse essere approvato il prestito di 8 mld di euro dal Troika (BCE, FMI, UE) Atene rimarrebbe a corto di liquidità entro il prossimo novembre.
Ragazzi andiamo in vacanza in Grecia, compriamo greco e soprattutto importiamo greco.., la cosa deve nascere in ognuno di noi, deve diventare una forma di mentalità quella di spalancare le porte e il cuore ad un paese amico che ci ha donato grandi sogni e grandi passioni. Gli scioperi non bastano, bisogna costringere la mente a valicare questo ostacolo, a costruire sogni più grandi, orgogliosi e duraturi. Ma diciamoci la verità dove sono gli errori se ognuno commette gli stessi errori? Leggo che molti costi sono dovuti per pensioni troppo anticipate, per doppi lavori e troppi sprechi in giardinieri, ma non sono queste le reali cause della crisi di un paese, le cause le dobbiamo trovare nell'amministrazione dei tesori, dei debiti, se si sottovalutano, le cose degradano perchè c'è troppo divario tra il ricco e il povero e questo non deve avvenire.
Chi mette la testa nella sabbia ha prorpio raggione, non vogliamo entrare in faccende troppo complesse, vogliamo chiarezza e semplicità e soprattutto onestà. Credo che siano troppi i ricchi e troppi i poveri, equilibrare questo grande divario sarebbe opportuno anche in Italia. La Grecia ha spedito nella capitale libica ben 48mila bottiglie di acqua potabile, nel pieno di una crisi, un grande gesto che dovrebbe farci riflettere e si sono proposti al posto dei ricchi e potenti padroni d'Europa. Allinizio del capitolo dicevo che "siamo sempre all'ultimo atto", con questo voglio dire che è quello che ci mostrano, la fine! Invece c'è un'inizio, una trama, di un popolo con tutte le sue vicende e questa trama deve essere completa, esaustiva. Che dite? Insomma a noi interessa il succo del discorso e non la corruzione! Buona lettura e carissimi saluti a tutti voi, Diego.
Questo quesito è di forte impatto emotivo, la tolleranza ha i suoi limiti e tutto diventa perduto se non si hanno le capacità di poter decidere che il male minore è una vera pecca del creato.
La pedofilia è un'argomento scottantissimo, se non si utilizzano tutte le dovute accortenze si rischia di incappare in tante di quelle sventure da far rabbrividire, di recente la chiesa cattolica è stata denunciata per pedofilia, lo stesso Papa, lo stesso Vaticano, viene detto: «tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori. Dove sono finiti i nostri valori se anche la Chiesa commette un simile peccato, eppure non è così, basta entrare in un monastero, in una cappella per renderci conto che la strada designata è tutt'altra. In un'articolo di cristianesimo.it, un sito che fa solamente schifo, uno psicoterapeuta conduceva il peccato della pedofilia alla morte di Gesù sulla croce, l'agnello puro dal peccato sacrificato per la vita dell'uomo, dunque anche un'anima pura, un visino dolce, come quello di un bambino può essere sacrificato per le assurde pratiche sessuali di un povero prete, per amor di dio, io sono dalla parte dei preti, per me sono un punto di riferimento molto importante, ma altolà, chi osa stuprare e molestare un corpo indifeso è solamete ad un passo dal linciaggio.
La chiesa cattolica ha milioni di adepti in tutto il mondo, se contiamo anche quelli del mercato nero e delle violenze sui minori arriviamo ad un numero che non si può calcolare, eppure non credo che tutti siano così meschini, credo che il vero principio fondamentale, quello che tutti noi riteniamo inviolabile e sarebbe la purezza del cuore sia il motivo ancestrale di questa disputa, vogliono infangare quello per cui abbiamo sempre auspicato, la salvezza dello spirito! Il prete pedofilo non è degno di dire messa, eppure non viene esonerato dall'incarico, viene mandato in altre sedi, messo in disparte ma non cacciato, come mai? Al contrario invece chi pratica atti sessuali con donne adultere deve lasciare il sacerdozio, evidentemente l'atto osceno di infrangere i sogni di una docile creatura sono garantiti da qualcuno che non vuole che smettano.
La pedofilia è un vizio, come quello dell'assassino, del mercenario. L'innocenza non deve essere turbata, infangata. Nell'adolescenza tante sono le tentazioni è vero, perché è lo stesso Satana che non ha mai smesso di essere bambino. Il giovane innocente viene ad essere un perfetto complice dell'assenza di un vero io, dunque è allora che dalle fogne si alza quel puzzo di compromesso che solo i viscidi autori di tali opere possono avere, per commettere il fatidico "peccatorum" mentre invece dalle viscere la vera essenza del rigore, della punizione. Non tutto è spesso riconducibile al padreterno, questa figura viene assolta per le sue doti di trinità, dio invece subisce il danno più grande, la sua luce viene offuscata e precipita nell'oblio della discordia. Insomma ragazzi per farla breve questa pedofilia è una vera vergogna, l'Italia si salva in estremis ma in altri stati sono in corso sentenze, accuse, plurimiliardarie a carico della chiesa, non dimentichiamolo.
Il paradiso può attendere, ma il ragno sprigiona la sua tela migliore in questa triste agonia.
Infine credo che la pedofilia sia come la comune malattia che noi tutti chiamiamo cancro, perchè essa nonostante le continue cure non cessa di esistere e si nutre dell'odio del mondo. Un'odio che non finisce col sorgere del sole ma che anzi trova le sue radici proprio dove nasce quel bisogno.
Oggi ricorre l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle di New York, ed io voglio insieme a Bruno Vespa e ai grandi giornalisti italiani ricordare questo triste evento. Sono passati già 10 anni eppure sembra proprio ieri che i quattro aerei civili commerciali furono dirottati e fatti schiantare nei vari punti dove il "potere", in America, aveva le sue radici. Parliamo delle Torri Gemelle (New York), del Pentagono (Arlington, Virginia) e della Casa Bianca (Washington). Questi quattro aerei subirono il dirottamento da parte di un'organizzazione terroristica islamica di nome al-Quaida. Tutti conosciamo la Storia ma siamo ancora in pochi a sapere quale grande potenza assassina (terroristica) essa sia, questo è l'ennesimo tentativo, però, di sottometterla e prevaricarla, perché non esiste nessun atto terroristico degno di essere scritto nei libri di storia, ma questo accade e fa un gran male ve lo assicuro. Ma quello che c'è di buono è che dopo anni di ricerche e inseguimenti è stato ucciso il capo della matrice islamica Osama Bin Laden. Se avete seguito i nostiziari, all'epoca ci fu una festa di grande liberazione da parte di tutto il popolo americano, dunque la vita e la speranza avevano avuto il loro percorso di salvezza e avevano definitivamente vinto! Non credo che ci siano molte parole per descrivere lo sgomento di questa vicenda che ha causato 3000 morti, ma quello che possiamo fare è non dimenticare e procedere sempre a testa alta per la ragione per cui siamo ancora vivi e testimoni di tutto quanto. All'epoca era alla carica di Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, la sua carica molto discussa e criticata era la lotta continua e senza tregua che faceva al terrorismo e all'Islam, anche io mi univo a chi invece voleva entrare in una globalizzazione e fondere dunque le culture, e non le razze, sia ben chiaro. Devo dire la verità furono anni difficili, eravamo in uno stato confusionale dettato dalla troppa sete di potere, e l'America doveva e poteva estromettersi da questo grande imbarazzo, invece la guida di un leader coraggioso ma troppo avido ha scatenato una serie di episodi di cui portiamo ancora le cicatrici. La mia critica è dovuta dal fatto che nella mia lucidità riesco ancora a paragonare un presidente il quale ha scatenato l'ira di tutto l'islam e di tutto il medio-oriente ed uno invece che pratica invece la dottrina della fratellanza e che per di più ha vinto anche il premio Nobel «per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli». Parliamo dell'attuale Presidente americano Barack Obama, il più grande leader e uomo politico di tutti i tempi, secondo il mio modesto parere. Quello che accade in America, la crisi che non lascia nemmeno il tempo di respirare credo che sia dovuta alla troppa audacia dei conservatori, ma non possiamo discriminare nulla a questi difensori della fede e del liberismo. Dunque la teoria di Obama sarebbe giusta e cioè difendere la democrazia e fondere i partiti e renderli consapevoli della guida di un solo leader, ma questo non accade e i repubblicani ottengono la maggioranza alla camera e rovinano tutti i piani. L'America sotto la guida di un vero presidente ne gioverebbe non poco, ma sappiamo che la dura vita ci insegna che c'è sempre qualcuno che vuole mettere i bastoni fra le ruote.
Torniamo a Ground Zero, io dicevo in un recente mio messaggio che l'eco del mondo era Giovanni Paolo II, e non mi sbagliavo, ma il vero eco quello che ogni Papa dovrebbe comprendere è il dolore delle tante vittime che ogni giorno si consumano nella vita reale, battendosi per i diritti di ogni singolo uomo, gli stessi diritti che oggi ci permettono di dire: sono un'uomo libero e fiero di vivere! L'America è la grande testimone di quanto un conflitto di interessi, una ribellione, possa sfociare in una vera e propria guerra, essa poteva essere sedata e controllata con un appacificamento delle parti, in pratica come ora sta operando il grande Obama e invece.. La guerra appare a tutti come una cosa sensata, ma il più delle volte essa non lo è, lo sanno bene invece i parenti dei caduti che sentono il dolore del loro caro venuto a mancare senza una ragione ben precisa. Di una cosa io vi prego, tenetemi lontano dai falsi ipocriti, coloro che credono di saperla lunga, di possedere il potere e dunque mettere in gioco delle vite, ebbene questi miserabili individui hanno tutto il mio dissenso, le vere cause per il quale un'uomo è chiamato a combattere e sacrificarsi non le sfiornao nemmeno, non faccio nomi ma in un paese come l'Italia penso che ormai ce ne siamo fatti più che un'idea.
L'America è un paese straordinario, popolato da persone altrettanto straordinarie, tutte in difesa dei diritti e della vita e questo è l'unico segnale che ancora oggi arriva alle mie stanche orecchie. Le virtù di un'uomo oggi sono chiare grazie a loro che hanno saputo amare e difendere i veri valori. Dunque grazie America e auguri Ground Zero.
Questione di poche ore e il nostro amato pontefice diverrà Beato. Santo Wojtyla subito! Urlavano tutti i giovani e i tanti presenti ai suoi funerali, me compreso, ed eccoci accontentati.
Eppure tutta questa gioia viene sedata, se non spenta dai soliti scettici e uomini di poca fede. Non credono ancora che Papa Giovanni Paolo II abbia praticato le quattro virtù cardinali e le tre teologali fino all'eroismo. Ma noi siamo i veri suoi testimoni, della santità di quest'uomo divenuto Papa. I miei ricordi sono autentici, la passione di questo Papa aveva del magico oppure secondo la Fede del "Santo". Anche se la sua legge sull'aborto venne contestata e ancora discussa, sempre (haimè) apostrofando il pontefice come artefice dell'olocausto consumista, devo assolutamente dire la mia, anche senza il consenso del Santo Padre sarebbe comunque passata la legge che permetteva l'aborto, il suo atto di eroismo anche in questo caso è stato determinante, ha voluto lui impugnare la questione anche se le conseguenze potevano essere molto tragiche.
Il «Papa dei diritti umani» è stato battezato, la sua fede era al servizio di tutti noi, povere vittime del mondo che ci circonda. E' sceso fra di noi per comunicare il vero messaggio di Dio, il suo sacrificio per il genere umano e Wojtyla lo ha portato a termine sino alla fine dei suoi giorni. Perciò non badate troppo alle vociarie che circolano, quello che conta è che l'autenticità del messaggio inciso nel cuore di ogni singolo uomo è stato letto e tradotto da ognuno di noi. Ci saranno giorni bui e verranno perpetrati tanti, troppi insoliti sospetti, ma non per questo dobbiamo farci sopraffare ma continuare a credere e pregare per il Santo Padre. Vorrei tanto mensionare questi apostrofatori crudeli che a mio parere oltraggiano la fede e la credenza generata dalle innumerevoli buone azioni, approfittandosene per diffondere notizie e rabbia, ma non lo farò perché quello che conta, da sempre, è il risultato e soprattutto la riuscita di un piano celeste che vede come protagonista il nostro amato Padre.
La sua ininterrotta crociata contro la sopraffazione è sfociata in una coerentissima «guerra santa», certo contro la pretesa dell'uomo e della sua autonomia, ma pur sempre condivisa e amata; dicono che egli sia stato contro la modernità nata dall'illuminismo ma si sbagliano, egli stesso è stato un luminare di grande spessore, ha messo alla luce il vero bisogno dell'uomo, svolgendo compiti di rara precisione e passione. Compiti che solamente un'illuminato di Cristo poteva svolgere e portare a compimento. Io sono un credente e credo nella passione di Gesù Cristo e nei suoi fedeli discendenti, il nostro Papa era un fedele prima di tutto e questo e tutto, i suoi miracoli, perché ne ha compiuti in grosse quantità, saranno sempre custoditi nei nostri cuori e solamente le nostre anime sanno quanto possano valere, e dunque l'atto di beatificazione è l'atto ultimo nella "nostra" vita, nel nostro percorso che abbiamo cominciato insime al Santo Padre e che sta per giungere al temine, oppure, sta appena per cominciare. Il Papa dei giovani avrà l'eterno riposo e il grande valore di un vero guerriero della luce, festeggiamo e ricordiamolo ancora insieme.
Totus Tuus ego sum, Maria, et omnia mea tua sunt! (Ioannes Paulus P.P. II)
Possono i crimini dei nazisti cadere in prescrizione? Il diritto consuetudinario e il tribunale di Norimbega dicono di no. Eppure è quel che sta accadendo. La vicenda dei deportati italiani nei campi di lavoro del Terzo Reich: la Germania si oppone alle richieste di risarcimento e la Farnesina corre in soccorso dei tedeschi. La vicenda vede Luigi Ferrini che dal 1967 deve vedersela con i giudici che ignorano i trattati internazionali. E anche con due Stati, di cui uno l'Italia, che dovrebbe stare dalla sua parte, invece Ferrini che fu strappato alla sua casa nel '44, destinazione Terzo Rich non ha avuto ragione. La Germania non vuole risarcire i più di centomila italiani costretti a lavorare in una fabbrica sotterranea di materiale bellico. L'incubo di Kahla, lager della Turingia. La convenzione di Londra del '53 invece dice che spetta ai deportati italiani un risarcimento, sia esso anche di poco valore: circa 3000 euro. Opponendo dunque l'immunità sancita da un principio di diritto internazionale per il quale uno stato non può essere citato in giudizio dal cittadino di un'altro Paese. Per il ministro degli Esteri Frattini, gli ex deportati non hanno bisogno di quella somma, detto questo l'anno scorso da Palazzo Chigi è uscito un decreto che mira a bloccare i risarcimenti: la norma stabilisce che uno Stato estero (la Germania in questo caso) non è giudicabile nel nostro Paese se ha contestato, davanti a un organismo internazionale, un processo contro se stesso. E' quello che ha fatto Berlino, chiedendo al Tribunale dell Aja di annullare le cause civili promosse in Italia e sfociate in una serie di pignoramenti. Come se non bastasse i deportati si sono visti contro alcuni Tribunali della penisola (Arezzo, La Spezia, Catania, Torino) che hanno accettao la linea difensiva tedesca che ruota intorno alla prescrizione. Il legale di Ferrini non è assolutamente daccordo «la Convenzione di Londra stabilisce la sospensione di tutti i termini di prescrizione fino alla riunificazione tedesca. Dunque, a volerla prendere in considerazione, la prescrizione decorre dal 1991». Ma non c'è solo ignoranza delle convenzioni internazionali: un ruolo lo gioca anche la «dimenticanza» delle sentenze della Cassazione. Che nel 2009, ha confermato la competenza dei tribunali italiani e deciso che le richieste di risarcimento delle vittime dei crimini nazisti non si prescrivono. E sottolineato che «il principio dell'immunità giurisdizionale delle Stato», invocato dalla Germania, non vale per i crimini internazionali. Questa sentenza è stata contestata dalla Germania davanti alla Corte Internazionale di giustizia. Sono tempi duri per tutti, nessuno vuole più le colpe, siano esse di guerra o di pace, tutti vogliono vedere risplendere l'innocenza, quella che ormai manca dalle nostre vite da un bel po; fatti male i conti la Germania dovrà vedersela ancora una volta con un popolo combattuto e sacrificato ma questa volta in tribunale, dove un risarcimento doveroso spetta al più debole. Potrebbe risultare addirittura una mini vittoria ebrea e a quanto pare i nostri si sono schierati anche questa volta dalla parte sbagliata, aiutando i tedeschi a risparmiare questi spiccioli, l'Italia poteva risparmiarsi questa ennesima figura. Il popolo ebreo dovrebbe alzarsi in piedi e reclamare quello che gli spetta, ma la debolezza e l'ipocrisia hanno messo ancora fuori campo la legge e la giustizia, speriamo almeno che la pace accompagni questi uomini nel loro interminabile cammino.
Forse non tutti sanno che il nostro Silvio Berlusconi "Silvione Nazionale" è più famoso a Tripoli che a Roma, gigantografie di sette piani sui palazzi, poster e cartoline nei negozi di souvenir: in Libia si festeggia e si inneggia all'amicizia col colonello che vale oro nero e odora di gas. Un vero culto della (doppia) personalità. L'immagine è apparsa a pochi metri dalla caserma di Bab El Aziziya, la cittadella dove il leader libico ha piantato la sua tenda, in un paese dove, dal primo settembre 1969, è ammessa una sola immagine, quella di Muammar Gheddafi. Il rapporto con Gheddafi è giunto ad una tempestiva fratellanza con l' «Accordo di amicizia, cooperazione e partenariato», firmato tra i due il 30 agosto 2008 a Bengasi. L'Italia finanzierà la realizzazione di infrastrutture sul territorio libico per cinque miliardi di dollari nell'arco di vent'anni e l'esecuzione delle opere sarà affidata a imprese italiane. Roma si impegna a realizzare alcune iniziative speciali tra le quali la costruzione di duecento abitazioni, l'assegnazione di borse di studio universitarie, la cura delle persone colpite dallo scoppio di mine, il ripristino del pagamento delle pensioni di guerra ai titolari libici, la restituzione di reperti trasferiti in Italia in epoca coloniale. «La firma di questo trattato chiude definitivamente la pagina del passato», così il premier si è guadagnato la simpatia e la stima di Gheddafi e del suo intero popolo, la tv di stato manda e rimanda in onda le immagini del primo e unico europeo che abbia pubblicamente presentato «le scuse del suo governo pr il periodo coloniale». Ricordiamo che il primo passo verso la riappacificazione fu fatto da D'Alema con la restituzione della Venere di Leptis Magna. Nel museo di Tripoli in piazza Verde sono in vendita poster retroilluminati del premier e di D'Alema, che insieme a Dini e Prodi assicurarono la conclusione del Trattato con il quale l'Italia ha chiuso il apitolo del colonialismo - assicurandosi in cambio la fine del flusso migratorio clandestino attraverso il Canale di Sicilia, nel lontano '98, dunque non è solo farina del sacco di Berlusconi. Il record di incontri lo detiene comunque il nostro Silvione, un totale di otto incotri, con una media di uno ogni novanta giorni, e si è aggiudicato così la gloria delle prime pagine dei quotidiani governativi a ogni suo viaggio in terra libica; non è tutto quì, in futuro l'annuncio dell'inserimento nella filigrana dei passaporti libici, la foto del volto dell'amico Berlusconi. Oggi vedi giovani per strada vestire Armani e Prada, ascoltando musica di Ramazzotti e Nek, partono per viaggi di nozze in Italia, acquistano mozzarella e parmiggano reggiano, cappelletti e panettoni, e se chiedete loro di Berlusconi, arrivano a proporre uno scambio: «Voi vi prendete la Guida di Gheddafi, e a noi ci date Silvio». L'Italia importa dala Libia il 25% del suo fabbisogno di petrolio e il 33% di gas. L'Eni ha visto allungarsi le concessioni di altri venticinque anni e la nostra ex quarta sponda ha ottenuto partecipazioni in Eni e Unicredit, ha finanziarie che guardano a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali e usa l'amico Berlusconi come megafono delle richieste all'Europa. Muammar infine chiede all'unione Europea 5 miliardi di euro per fermare i clandestini, altrimenti un'altro Continete si verserà in Europa. Sono conclusioni di un rapporto che giova ad entrambi le parti, nulla in cotrario se questo avvenisse realmente, ma non fermando le ondate di clandestini quanto aiutarli a riprendersi quello che gli appartiene, il diritto di vivere e crescere nel loro Paese, un dirtto che deve essere sancito proprio dalla Comunità Europea, spetta a loro sanare questa grande falla e far confluire definitivamente il flusso di intere popolazioni nelle loro case, nel loro Paese. Dunque Berlusconi è riuscito a dare una drizzata a questo perverso moto e complotto, un vero eroe.
Le New Town aquilane, il nuovo progetto di Berlusconi per l'Aquila, comincia a dare problemi di stabilità e assestamento, travi che crollano e allagamenti vari fanno tremare la Protezione civile. «Dissesto statico», «esecuzione difettosa». Sono solo tre pagine col timbro dei vigili del fuoco, per chiarire una volta e per tutte agli aquilani che qui non si regala proprio un bel niente, il sogno (incubo) delle new town è evidente, per amor di dio, il lavoro è stato fatto con grande maestria ma è del tutto insignificante in contrasto con questi spiacevoli inconvenienti che portano tutti ad una paura fondata di terremotati bis. Come quella di contrada Sant'Antonio, inaugurata l'autunno scorso, un anno dopo un crollo e successivo sopralluogo dei vigil del fuoco aprono squarci preoccupanti sulle condizioni di queste case. In Abruzzo ora li chiamano «sfollati bis»: terremotati pronti a lasciare le new town allagate per tornare in albergo, c'è chi, tra travi cadenti e allagamenti, annuncia di rivolgersi alla Procura. Da Eucentre, l'azienda di Pavia che, con la protezione civile, ha progettato le abitazioni, non commentano. Non è la prima polemica che investe il progetto Case, un mese fa è stato depositato presso la Procura abruzzese un servizio di Rainews 24, A prova di sisma, dove si denuncia appunto il reale stato delle costruzioni. Da Roma la Protezione civile fanno sapere: «le case sono sicure». L'ultima parola la diranno le indagini della polizia giudiziaria, che ha sentito funzionari ministeriali ed esperti, nazionai ed internazionali, compresi alcuni dell'Università di San Diego. L'altra polemica riguarda i costi delle new town. Secondo il consigliere regionale dell'Italia dei valori Carlo Costantini, sono eccessivi quelli sostenuti per le abitazioni: 13,5 milioni di euro solo per la fornitura dei 7.300 dispositivi antisismici sotto inchiesta. La sua esposizione gli è costata una querela da parte di Gian Michele Calvi, coordinatore del Progetto case e presidente dei laboratori di Eucentre, chiesto un risarcimento per due milioni di euro, al centro della querelle, la distribuzione di incarichi e consulenze. Costantini ha ottenuto dal Tar dell'Aquila il diritto a consultare i documenti e agli atti con gli elenchi dei nomi dei professionisti presc elti in modo da agevolarlo ad esercitare il suo diritto alla difesa. Avremo forse un quadro più chiaro della vicenda. Dunque ancora forti scosse in questo paese ridotto all'osso, straziato, de luso, da questa pratica del bene che in fin dei conti è solamente un accordo geografico di riqualificazione, ma senza mezzi termini, senza compromessi, solamente un processo (ancora uno) decreterà chi in questa vicenda ne ha fatto le spese e le conseguenze.
SPQR stava nell'atica Roma per Senatus Populusque Romanus, detto da Bossi: Sono Porci Questi Romani, oppure detto dai romani in via del tutto umoristica e vendicativa: Sono Padani Quei Rapaci; be un bella differenza anche se goliardica e ci ripropone la Questione Romana. Il duello tra le due capitali questa volta è stato sedato con la festa organizzata a Roma con polenta, pajata e coda alla vaccinara, visti i due protagonisti: Bossi e Alemanno mostrarci il loro talento nel ingurgitare cibo in pubblico in piazza Montecitorio. Ma i romani nei circoli capitolini non ci stanno a questo ennesimo affronto e soprattutto non si sottraggono a queste minacce e ribadiscono: «I corrotti sono loro». E inoltre i quiriti romani nelle loro poche discussioni comprendono Bossi a causa della vicinanza delle nuove elezioni, ma incalzano: «A belli, quanno voi ancora vivevate nelle caverne, noi eravamo già froci!». A Nord è l'apparenza e la presunzione che conta, macchine blu con sirene sempre spianate e vetri oscurati, belle poltrone ministeriali, proprio come quella del giovane figlio (il trota) da novemila euro mensili, e gradevoli assistenti e si permettono di insinuare nuve strategie e compromessi, ma se sono vecchie e squallide quanto questo mondo. Nemmeno il pontefice Leone XII potè trovare e avviare una soluzione alla Questione Romana; adesso i signorotti vorrebbero riproporla con il loro alteriggio presentando un programma per la riqualificazione di Roma ladrona: un circuito di F1, che girerà intorno a San Pietro, così nella capitale si incotreranno nei paddock oltre che a Bernie Ecclestone, Maurizio Flammini (Manager del Gran Premio capitolino), anche papa Ratzinger, monsignor Fisichella e gli altri vescovi. Dovranno chiedere il permesso prima ad Andreotti e gli altri soci potenti che se la giocano a burraco e gym. La Lega ha comunque condiviso la legge per Roma capitale ma ancora non hanno capito cosa comporta. A Nord qualcuno comincia a chiedersi se, tra peculati, abusi d'ufficio e nepotismi, la Lega Nord non possa ormai contendere a Roma la palma di ladrona. Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso e leader della Liga Veneta, la più votata di tutto il Nord, ha detto esplicitamente: «Anche noi abbiamo una questione morale». Eh già, accusato di banda armata per le ronde verdi; dai soldi dell'ex banchiere di Lodi Fiorani al ministro Calderoli fino alle consulenze da avvocato del ministro Maroni, e giù in un disastro etico padano vario ed esteso, di cui il fondatore della liga veneta Franco Rocchetta, colloca l'inizio addirittura nel 1992. Alla commissione Bilancio della camera non siede più il topos del potere romano Paolo Cirino Pomicino, andreottiano, ma Giancarlo Giorgetti, bocconiano e bossia no . I nuovi vizi della Lega romanizzata fanno sorridere i cinici quiriti. Dunque la questione è in un certo senso ancora irrisolta, per non dire passata alla padania e suoi vizi, la vecchia Roma, non più stanca di come si chiede si domanda ancora che fine faranno i tanti buoni pressupposti se questa continua altalena porta ancora scompiglio e affanno tra le dirigenze del paese. Ognuno per conto suo vuole un paese sacrificale, per farne ancora i propri porci comodi, ognuno però ha i suoi scheletri negli armadi ed ancora si tende a chi votta a pretella e annascunn 'a manell'.
Mi domando io ma ce li avrà oppure no i coglioni Obama? E allora fermiamo questa orda di repubblicani che massacrano il testamento di un premio Nobel, massacrano il diritto di un uomo a governare il proprio Paese in piena autonomia. Se è salito al potere un certo Obama ce ne sarà un motivo, lui tenta una politica bipatisan, molti la reputano un errore ma io sono sicuro che le capacità di un individuo e soprattutto di un Presidente vanno al di là di un semplice approccio di sinistra o di destra, un po come il nostro buon Napolitano. Un errore c'è ma è da reputare alquanto scontato, Obama nei suoi discorsi si è rivolto all'America intera, il suo grande carisma lo ha spinto a voler accontentare anche la minoranza del popolo, un Presidente deve rimanere imparziale, qualunque sia il prezzo da pagare, non si possono prendere le parti di alcune fasce e scontentarne delle altre, un errore che Roosevelt non ha mai commesso a costo di essere odiato, e Kennedy chiamò addirittura figli di puttana gli industriali dell'acciaio che avevano arbritariamente alzato i prezzi. Non dimentichiamo che Obama ha salvato la finanza Americana, proprio lo scorso 2008, ma la finanza ha scelto, stile Tea Party, che c'è di meglio dell'aiuto di Stato. Allora perchè questo presidente è stato così facilmente sconfitto? Sul New York Times di martedì Roger Cohen, uno dei più interessanti commentatori americani, descrive così Obama: “Tutta testa e poca emozione. Ma il voto è emozione”. “Soprattutto – aggiunge – la maggior parte degli elettori e la maggior parte di coloro che lo hanno votato (due anni fa), non saprebbero dire subito e con una battuta: su questo Obama è a favore, su questo Obama è contrario”. Si è diffusa poi la voce che Obama vive una vita sentimentale e familiare troppo felice per riuscire a farsi carico di un paese e del suo sogno: il sogno americano. Ques ta sconfitta è stata studiata, secondo il mio modesto parere, agli estremisti di destra si sono aggiunti anche quelli di sinistra soffocandolo, loro vogliono tutto di Wall Street, delle assicurazioni, delle condanne a morte e le fabbriche, insomma hanno avuto paura, ancora una volta, che il potere potesse essere tolto dalle mani dei ricchi. Per questo Obama ha subito una pesante sconfitta, ma non del tutto dato che il prossimo 2012 ci saranno nuovamente le primarie. Dunque un destino che sembra segnato questo di Obama, ma il suo carattere è molto più forte di una sconfitta, il Presidente americano ha dimostrato in più di una occasione di essere all'altezza della situazione e anche dell'opinione pubblica, con la riforma della Sanità, e come abbiamo già detto, con il salvataggio di Wall Street. Dunque Obama deve continuare per la sua strada che ormai si è fatta più fervida ora che gli elettori lo hanno abbandonato, deve ritrovare la passione e la mobilitazione che lo hanno reso tale nel 2008 evitandi scontri diretti e soprattutto manovre politiche interne che lo penalizzerebbero, per il resto resta sempre il nostro Presidente nero Barack Obama.
Anche nelle scuole andrebbe praticata una "attribuzione mobile", cambiando di autore (e di prospettiva) ogni volta, e leggere un "Fratelli Karamazov" di Nietzsche e una "Montagna incantata" di Flaubert.
Nel 2007 avevo recensito in questa Bustina "Come parlare di un libro senza averlo mai letto" di Pierre Bayard, ammettendo che, anche se provocatorio, il suo discorso raccontava quello che accade esattamente ad ogni persona colta, in grado di parlare di cose non lette, perché nessuno può umanamente aver letto tutto. L'anno dopo ritornavo su Bayard che intanto aveva pubblicato "Il caso del mastino dei Baskerville" dove, psicoanalizzando punti oscuri del testo di Arthur Conan Doyle, cercava di mostrare come un lettore avesse il diritto di ritenere significative molte ambiguità o reticenze (come fanno del resto gli psicoanalisti) e di concluderne che Sherlock Holmes si era sbagliato nel risolvere il mistero. Questo secondo libro era, secondo me, meno persuasivo del primo, ma certamente ugualmente gustoso.
Ma Bayard non demorde e - dopo un altro libretto su come migliorare le opere mal riuscite - ci offre ora questo "Et si les oeuvres changeaient d'auteur?" (Parigi, Minuit). È evidente che il libro è in debito con Borges, il quale aveva immaginato la storia di Pierre Menard che aveva riscritto il "Don Chisciotte" tale e quale lo aveva scritto Cervantes, salvo che letto come opera di un contemporaneo, quel libro acquistava tutt'altro significato. Non sempre il gioco riesce, perché Borges aveva anche proposto di leggere la "Imitazione di Cristo" come se fosse stata scritta da Céline, e io una volta ci avevo provato, rilevando che per una decina di righe la cosa poteva funzionare, ma alla fine la faccenda s'inceppava. Ora Bayard oscilla tra varie opzioni. Da un lato si occupa della creazione di autori immaginari che probabilmente non sono quelli veri (tipico il caso di Shakespeare che forse non era Shakespeare ma, suggerisco io, soltanto un signore che si faceva chiamare Shakespeare: però è ovvio che, chiunque fosse, noi abbiano oggi l'immagine di un autore che è quello che ha scritto le opere di Shakespeare e il resto è pettegolezzo erudito).
Il secondo problema è quello di autori che si sono creati mediante pseudonimo un doppio, ed è interessante l'analisi di un Boris Vian che si fa passare non solo per un altro, ma per un americano (Vernon Sullivan) e crea così un doppio cambiamento di prospettiva. Peccato che Bayard non consideri il caso Pessoa coi suoi pseudonimi ed eteronimi. Il terzo caso è quello dei plagi per anticipazione, e gustosissimo è il capitolo riservato a Lewis Carroll come autore profondamente influenzato dai surrealisti e da Joyce; procedimento che diventa correttissimo se si ribalta la prospettiva e ci si domanda se e quanto i surrealisti e Joyce siano stati influenzati da Carroll (ma ammetto che così diventa meno divertente). Vediamo ora i capitoli dedicati al cambio completo di autore e addirittura di arte (come quando Bayard considera "L'urlo", quello di Munch, come opera musicale di Schumann). Sin dall'inizio Bayard discute con molta serietà una ipotesi già avanzata da Samuel Butler, e cioè come si possa rileggere la "Odissea" pensando che sia stata scritta da una donna (e pensate al ruolo che le donne vi hanno, mentre certamente la "Iliade" è storia alquanto maschilista). Così siamo invitati a rileggere "Lo straniero" di Camus come se fosse di Kafka, "Via col vento" come dovuto a Tolstoi e (esercizio raffinatissimo) i "Sette pilastri della saggezza" di D. H. Lawrence, rispetto a "L'amante di Lady Chatterley" di T. E. Lawrence. Appassionante "L'incrociatore Potemkin" come film di Hitchcock, ma il pezzo di bravura più riuscito di tutto questo libretto è "L'etica" di Spinoza attribuito a Freud.
Io, or sono cinquant'anni, mi ero divertito a rileggere i "Promessi sposi" come se fosse di Joyce, ma l'avevo fatto per parodiare alcune tendenze della critica americana di quei tempi, intesa a trovare simboli e allusioni ultraviolette dappertutto. Il mio esercizio non mirava a capire meglio né Manzoni né Joyce, anzi, stravolgeva entrambi. Invece Bayard seriamente ritiene che questi cambi di prospettiva aiutino a vedere le opere sotto punti di vista sorprendenti e fecondi. (di Umberto Eco)
Oggi in Italia si contano circa 230 mila cavalieri, ormai è diventata una folle corsa verso la proclamazione a Cavaliere di Gran Croce tanto che Napolitano ha dovuto metterci un freno ed è scoppiata la polemica, tutti vogliono portare la loro croce. Lo trova odioso anche il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, le cosiddette onoreficenze facili. Dunque l'ennesimo taglio di Napolitano, questa volta inferto alla pletora dei cavalieri, ufficiali, commendatori, grandi ufficiali e cavalieri di gran croce: i cinque gradi in cui è distinto l'Ordine al merito della Repubblica. Napolitano: «E' giusto che le istituzioni ricompensino le benemerenze acquisite verso la Nazione», parole sante. Fra i riconoscimenti che Napolitano ha conferito con più orgoglio quest'anno è il titolo di grand'ufficiale per Rosa Oliva, che ricorrendo in via giudiziaria contro l'esclusione della nomina a prefetto nel 1960 ha aperto alle donne le porte di una carriera negli uffici pubblici. Molti professionisti inseguono questo riconoscimento fino a farsene una malattia, le lettere che arrivano al Colle sono almeno il doppio di quelle onoreficenze poi assegnate. E in molti casi si tratta di autopromozioni, intere categorie pressano per ottenere riconoscimenti ad hoc. Era giunta l'ora ti stringere la cinghia per Napolitano, ed ecco la direttiva che ridimensiona il pacchetto di proposte all'ordine al merito di competenza della Presidenza del Consiglio. Ed ecco anche la decisione, da parte del Presidente della Repubblica, di ridurre le onoreficenze assegnate motu proprio: sarebbero un quidicesimo e Napolitano è rimasto ben sotto la soglia con 199 concesse al di sotto delle 400 consentite. Dunque anche le Regioni hanno istituito una forma di onoreficenza per i cittadini meritevoli, un gran passo avanti verso una autonomia. Chi merita davvero una croce sul petto sarà sicuramente cavaliere benemerito e come tale avrà tutto il dovere di far rispettare il valore acquisito grazie anche alla sua grande dedizione alla Repubblica, un valore che non ha scadenza ma che anzi si rinnova di anno in anno. Un giorno quando sarò Cavaliere di Gran Croce sarete informati tramite i miei Blog, per ora accontentiamoci di una nomina a commentatori. Tra i benemeriti del lavoro troviamo il patron della mozzarella Sebastiano Pitruzzello che vuole addirittura farsi ereggere una statua nel suo paese, e chi la negherà mai ad un cavaliere? Ricordate l'emozione della nomina di Roberto Benigni, ebbene quest'uomo ha davvero saputo tenere alto il nome dello Stato e del popolo, ha saputo comunicare i veri valori, con tutte le sue pellicole, di un paese che lo incorona cavaliere, chi più meritato di lui, e poi se Benigni è riuscito ad avere una tale onoreficenza perché non noi, ci stò quasi mettendo il pensiero. Un comico che ha fatto della cultura, della risata una forma di religione, della tragedia e della rovina una vera speranza. «Cavaliere si nasce ed io lo nacqui».
Mobilitazione per Sakineh Ashtiani, silenzio per Teresa Lewis. Ma se i nostri pensieri non fossero torbidi dovremmo dire che non si deve ammazzare nessuno, neppure in modo indolore.
Da pochi giorni, in Virginia, Teresa Lewis è stata uccisa con una iniezione letale, e nessuno è andato in prigione perché questa signora era stata legittimamente condannata a morte. Aveva tentato di ammazzare marito e figlio adottivo, e lo aveva fatto senza permesso. Coloro che l'hanno uccisa lo hanno invece fatto col consenso delle autorità. Per cui bisognerebbe riformulare il quinto comandamento come "Non ammazzare senza permesso". In fondo da secoli benediciamo le bandiere dei soldati che, inviati alla guerra, hanno licenza di uccidere, come James Bond.
Ora pare che Ahmadinejad, il quale sta per far lapidare una donna (se non l'avrà già fatto quando leggerete questa bustina) abbia reagito agli appelli, arrivati dall'Occidente, dicendo: "Vi lamentate perché noi vogliamo ammazzare legalmente una donna iraniana, mentre ammazzate legalmente una donna americana"? Naturalmente gli è stato obiettato che la donna americana aveva cercato di uccidere suo marito, mentre l'iraniana lo ha solo cornificato. E che l'americana è stata uccisa in modo indolore, mentre l'iraniana sarebbe uccisa in modo dolorosissimo. Però una risposta del genere verrebbe a sottintendere due cose: che è giusto ammazzare un'assassina mentre per un'adultera basterebbe una separazione legale senza alimenti; e che si può ammazzare secondo la legge purché in modo poco doloroso. Mentre quello che si dovrebbe invece sostenere, se i nostri pensieri non fossero torbidi, è che non si deve ammazzare neppure un'assassina, e non si deve ammazzare neppure per legge e neppure se l'esecuzione è poco dolorosa, persino se avvenisse iniettando una droga che procura uno sballo delizioso. Come reagire se paesi poco democratici chiedono a noi cittadini di paesi democratici di non occuparci delle pene di morte loro visto che abbiamo le pene di morte nostre?
La situazione è molto imbarazzante e mi piacerebbe anzi sapere se il numero degli occidentali, tra cui addirittura una first lady francese, che hanno protestato contro la pena di morte iraniana hanno anche protestato contro la pena di morte americana. A naso direi di no, perché di condanne a morte negli Stati Uniti, per non dire della Cina, ce ne sono moltissime e ci abbiamo fatto il callo, mentre è naturale che l'idea di una donna massacrata a colpi di pietra faccia più effetto. Mi rendo conto che quando mi hanno chiesto di dare una firma per impedire la lapidazione dell'iraniana l'ho subito fatto, ma mi era sfuggito che nel frattempo stavano ammazzando una virginiana.
Avremmo ugualmente protestato se la donna iraniana fosse stata condannata a una pacifica iniezione letale? Ci indigniamo per la lapidazione o per la morte inflitta a chi non ha violato il quinto bensì solo il sesto comandamento? Non so, è che le nostre reazioni sono sovente istintive e irrazionali. In agosto era apparso su Internet un sito dove si insegnavano vari modi per cucinare un gatto. Scherzo o cosa seria che fosse, tutti gli animalisti del mondo erano insorti. Io sono un devoto del gatto (uno dei pochi esseri viventi che non si lascia sfruttare dal proprio padrone ma al contrario lo sfrutta con cinismo olimpico, e la cui affezione alla casa prefigura una forma di patriottismo) e pertanto rifuggirei con orrore da uno stufato di gatto. Però trovo egualmente grazioso, anche se forse meno intelligente, il coniglio, eppure lo mangio senza riserve mentali. Mi scandalizzo vedendo le case cinesi dove i cani girano in libertà, magari giocando coi bambini, e tutti sanno che saranno mangiati a fine anno, ma nelle nostre fattorie si aggirano i maiali, che mi dicono siano animali intelligentissimi, e nessuno si preoccupa che ne debbano nascere prosciutti. Che cosa ci induce a giudicare certi animali immangiabili, altri protetti da una loro caratteristica quasi antropomorfa, e altri mangiabilissimi, come i vitellini di latte e gli agnellini che pure da vivi ci ispirano tanta tenerezza?
Siamo veramente (noi) animali stranissimi, capaci di grandi amori e spaventosi cinismi, pronti a proteggere un pesciolino rosso e a far bollire viva un'aragosta, a schiacciare senza rimorsi un millepiedi ma a giudicare barbara l'uccisione di una farfalla. Così usiamo due pesi e due misure per due condanne a morte, ovvero ci scandalizziamo per una e facciamo finta di non sapere dell'altra. Certe volte si è tentati di dar ragione a Cioran, e ritenere che la creazione, sfuggita dalle mani di Dio, sia dipesa da un Demiurgo maldestro e pasticcione, forse un poco alcolizzato, che si era messo al lavoro con idee molto confuse. (Umberto Eco)
Il nostro Guardasigilli è uno dei figli di buona donna più popolari della nostra rete, del Governo e dell'itera nazione, la sua popolarità nei social e su Twitter e nel sito di Angelino Alfano non è delle più affluenti eppure i suoi discorsi, i suoi interventi sono sepre molto accesi, vivaci e sentiti. La sua è una vera regola, quella del fare, come vorrebbe davvero il Presidente Berlusconi. «La Costituzione ci impone di collaborare, pena la paralisi del sistema e l'inefficienza resa al cittadino». Il suo lavoro oggi è di grande iportanza, le questioni che affronta ogni giorno sono vitali: Mafie, Province, Politica, Giustizia, Istituzioni, Lodo. E parliamo proprio di questo benedetto Lodo Alfano, il vero nocciolo della questione che da mesi irrompe nelle nostre vite dedite al rispetto della Legge. Vorrei essere molto chiaro a me questo Lodo non piace affatto, il Processo Breve garantirebbe un tempo minore per giudicare un reato, ma garantirebbe però anche una via di fuga ulteriore al latitante. Con l'estinzione del reato si formeranno nuovi gruppi di criminalità che centreranno i loro sporchi traffici proprio su questo disegno di legge. Il Lodo: «Rafforzerà le autonomie della Magistratura», «Decideranno i cittadini, non Bersani», «La commissione valuti con ponderazione, una riflessione sulla reiterabilità è di buon senso», «Nessuna marcia indietro, solo buon senso», sono queste le varie affermazioni del Ministro a proposito. C'è da precisare che ci sono ancora forti dubbi sull'attuazione del Lodo, lo stesso Napolitano dichiara: «Irragionevole, riduce l'indipendenza». E credo che al Presidente non si smentisce nulla anzi dobbiamo prendere bene in considerazione le sue parole per avere una visione più chiara dell'argomento in questione; non mi va giù il fatto che criminali, assassini, spacciatori, stupratori possano beneficiare di questo processo breve per eludere ed evadere la Legge. Posso allora ben capire che le alte cariche dello Stato abbiano bisogno di una immuntà, dato anche il fatto delle tante pene ancora pendenti a loro carico ma farne beneficiare anche comuni criminali è troppo. Di seguito vi riporto una intervista al Guardasigilli fonte Corriere della Sera, vi auguro un buon proseguimento di lettura:
L'intervista - Il ministro: combatteremo con tutte le forze l'idea di un esecutivo tecnico
Alfano: giustizia prova del fuoco
La riforma avrà il sì dei finiani
«Questo governo è politico, solo a Berlusconi riconosciamo la leadership»
ROMA - Ieri non è stata una giornata qualunque per il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Allora ministro questa riforma si fa o non si fa? Sono quattordici anni che se ne parla...
«La riforma costituzionale della giustizia, rappresenta con gli altri quattro punti programmatici, la rotta e, al tempo stesso, la prova del fuoco per la coalizione».
In pratica cosa avverrà?
«L'ha detto Berlusconi: cinque punti in cinque consigli dei ministri. Il primo, il federalismo fiscale è già stato approvato».
La giustizia quando, se non venerdì prossimo, il 22 ottobre?
«Entro il quinto consiglio. Dobbiamo scriverla bene, perché è l'unico punto del programma che tocca la Costituzione. Una settimana in piùo in meno, dopo quattordici anni, non è un problema. Ma il governo Berlusconi sarà il primo a consegnarla al Parlamento, nero su bianco, dopo tanti convegni, seminari ed interviste».
Fini su questa riforma avrebbe minacciato addirittura l'appoggio esterno...
«Si tratta di retroscena. Credo che sia un buon metodo non affidarsi a quello che sostengono i retroscena, ma alle dichiarazioni ufficiali. Stiamo a quelle: i finiani sono in Fli e al tempo stesso a sostegno del governo, eletti con il nostro stesso simbolo "Berlusconi presidente"».
I futuristi in ogni caso attendono con ansia i testi, le bozze della riforma, quando gliele darete?
«Siamo in dirittura di arrivo».
Ma se alla fine dicessero di no?
«Sono convinto che Fini e i suoi la voteranno e la riforma passerà».
Quando lei è salito al Colle, mercoledì scorso, con il capo dello Stato come è andata?
«Il presidente della Repubblica ascolta sempre con attenzione ed è un riferimento di saggezza. Il nostro punto di forza è che abbiamo sempre propugnato queste idee. Ormai siamo a metà legislatura e abbiamo un tempo congruo davanti, per l'approvazione delle quattro letture conformi, necessarie per la modifica costituzionale. In ogni caso la riforma non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura. Noi vogliamo l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, cioè della magistratura nel suo insieme».
Ma Berlusconi ha accusato i magistrati di essere un'associazione sovversiva, come si fa a fare una riforma con questo clima?
«Noi non intendiamo riformare i magistrati ma intendiamo riformare la giustizia e garantire il suo buon funzionamento».
Adesso poi c'è l'invito a comparire nei confronti di Berlusconi della Procura di Roma: condizionerà i vostri piani?
«Nulla cambia rispetto al percorso parlamentare già previsto e che ha avuto un compimento con una larga fiducia parlamentare ottenuta dal presidente del Consiglio a fine settembre».
Prima della sentenza della Consulta, modificherete la legge sul legittimo impedimento, per evitare che lo «scudo» attuale si possa dissolvere con la sentenza?
«No, noi non stiamo lavorando a modifiche al legittimo impedimento e abbiamo fiducia nella Corte».
E il processo breve che fine farà?
«Per ora stiamo lavorando alla riforma costituzionale».
Altro punto dolente per il presidente della Camera, la legge elettorale. Fini ha cercato di agire sul doppio piano: politico (riforma del porcellum) e istituzionale (contro il Senato che sta già esaminando le proposte di modifica)...
«La riforma elettorale può servire a meglio rappresentare il popolo e a far funzionare meglio le istituzioni democratiche: se viene agitata come una clava contro il governo non si può chiedere al governo di acconsentire».
Si invoca un governo tecnico per cambiare legge elettorale...
«Noi combatteremo con tutte le nostre forze il tentativo di rendere irrilevante il parere del popolo e di rimettere in mano ai partiti la scelta del governo, andando a votare senza sapere quali saranno le alleanze e chi sarà il presidente del Consiglio, allentando il bipolarismo. E poi c'è un'aperta contraddizione: non si può affidare ad un governo tecnico la scelta più politica che ci sia, cioè la legge elettorale».
E se nonostante tutto, ci fossero i numeri in Parlamento, per il governo tecnico?
«Vorrei proprio vederli questi numeri! Un conto sono le chiacchiere e altra èla realtàComunque, non sarebbe una bella scena veder nascere un governo di chi ha perso le elezioni con l'aggiunta di qualche transfuga, per riscrivere fondamentali regole del gioco, patrimonio di tutti».
C'è chi sostiene che il governo tecnico c'è già. Ed è rappresentato da Tremonti. Lei che ne pensa?
«Il governo Berlusconi èun governo politico e Tremonti si occupa insieme al presidente del Consiglio della politica economica che viene fatta con i numeri dell'economia che entrambi conoscono. I governi sono di chi vince e Berlusconi oltre ai voti ha un carisma riconosciuto e una straordinaria capacitàdi fare il capitano della sua squadra: noi tutti riconosciamo questa leadership solo a lui».
Berlusconi ha detto che il governo fin qui ha fatto bene, e che il problema è il Pdl, cioè per il partito ci vuole un coordinatore unico?
«Berlusconi si riferiva alla logorante polemica interna al pdl che poi ha portato alla nascita di Fli, i coordinatori devono andare avanti e già mercoledì si svolgerà un ufficio di presidenza cherilancerà il partito su tutto territorio».
Nuove minacce di morte le sono giunte da parte della mafia...
«Me ne arrivano con grande frequenza, ma la lotta alla mafia è un credo quasi ideologico del mio agire politico. Tra breve presenterò un rapporto pubblico sullo stato di attuazione del 41 bis e sulle sue modalità applicative, perché serva da esempio ai giovani vedere come lo Stato è vincente e i boss perdenti e al carcere duro».
Maria Antonietta Calabrò
17 ottobre 2010
Corriere della Sera
Gli sono giunte centinaia di attestazioni di solidarietà quando si è saputo di due nuove minacce di morte da parte della mafia a causa del regime del 41 bis. Ma Alfano va avanti per la sua strada sulla lotta alla mafia e insieme sulla riforma della giustizia.
Come potevamo dimenticarci del campione brasiliano, 70 (settanta) anni tutti d'oro per Pelé, Edison Arantes do Nascimiento per gli amici. Figlio dell'ex calciatore Dondinho, Pelé fu inizialmente soprannominato Dico, ha cominciato la sua carriera da calciatore pulendo scarpe, la povertà della sua famiglia era tale che si allenava con calzini e stracci riempiti con carta e pompelmi. La sua prima squadra era il Bauru, ma fu notato da Waldemar de Brito che all'età di quindici anni lo ospitò nel Santos, da li la sua grandie carriera da calciatore ma soprattutto da campione. Sono in corso in Brasile le preparazioni per un Carnevale fuori stagione; se il calcio non si fosse chiamato così si sarebbe chiamato Pelé, espressione condivisa da 200 milioni di brasiliani e da Jorge Amado. Nato a Tres Coracoes il 23 ottobre 1940 era destinato a diventare il più grande calciatore di tutti i tempi, secondo solo al grande Diego Maradona. Pelé secondo i brasiliani è la prova dell'immortalità.
Ormai è su tutti i siti di blogger italiani e stanieri, il nostro Grillo che con la sua campagna del Movimento a Cinque Stelle ha invaso completamente tutto il territorio italiano, la nuova rivelazione, la nuova rivoluzione è lui: Beppe Grillo. E dire che ha cominciato come comico, ora tocca argomenti di grande importanza e di grande natura: acqua pubblica, finanziamenti occulti, energia, cemento zero; non parliamo del passato, il Grillo ha fondato un movimento politico al di sopra di tutte le ciancierie, il suo partito vola alto e non ha nessuna intenzione di scendere a compromessi. Il suo programma è chiaro, sono gli altri che non li rispettano, questi politici mascalzoni che ci riempiono le testa di vuoto, dovrebbero imparare da noi grillini cosa davvero vogliamo dalle nuove generazioni e anche dalle vecchie: politica e non debiti. La Lega era partita alla grandissima, era radicata sul territorio, Bossi diceva delle cose sensate, si sono poi persi nella Padania, dovremmo allora fare i nuovi Stati Uniti d'Italia. Il loro federalismo fiscale non si capisce eppure riguarderà 60,000,000 di persone, non è riuscito ad andare oltre la quattordicesima pagina, poco chiaro. Togliamo i nostri soldi alla politica, e come non dargli ragione, ormai spendono cifre da capogiro per elargirci un servizio che fa acqua da tutte le parti, il Grillo ha proprio ragione, tagliamo tutti questi sprechi. Il pubblico deve impadronirsi di questa economia e renderla Sociale. Basta chiedere altri sacrifici agli italiani, il movimento di Grillo ha le carte in tavola per sollevarci da tutte questa melma, io personamlemente non gli ho ancora dato il mio voto ma se dovesse continuare in questo modo, con grandi conversazioni, con grandi piaceri, con grandi iniziative non esiterò a darglielo; in Campania si è mosso qualcosa, è stato accolto l'appello di Grillo con entusiasmo, tanto che una delegazione di Meetup campani è volata a Milano per partecipare all'incontro e dare il via alla nascita del Movimento Nazionale a Cinque Stelle quello ufficiale. Centinaia di persone già stanno lavorando in rete, liberamente e gratuitamente, ad un progetto di cambiamento che fino a qualche anno fa era qualcosa di impensabile e, invece, oggi è possibile. Lo scambio di esperienze, di professionalità, di arricchimento umano e culturale sta creando il nostro programma. La rete giorno per giorno cresce in idee, in libertà, in progetti concreti e con essa il MoVimento Cinque stelle Campania. Grillo porta avanti una nuova idea politica, una politica ben distante dagli schemi degli attuali partiti, in cui l'etica diventa un punto centrale e imprescindibile, la base comune da cui partire. risponde a questa nuova idea di politica, incentrata sui principi etici, anche la "campagna elettorale a basso costo", finanziata attraverso donazioni spontanee, la campagna Movimento a Cinque Stelle punta soprattutto sull'utilizzo della rete, in questa "campagna elettorale low cost" trovano spazio anche tutte quelle forme alternative di pubblicità e di modi per veicolare messaggi, dando spazio alla creatività e all'originalità, attualmente molto in voga anche all'estero. Un esempio di questi è rappresentato dal "flash mob", un evento in cui un gruppo di persone si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mettendo in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Un modo economico, ecologico e divertente per far incuriosire i passanti e per veicolare i temi del MoVimento. Dunque Grillo ha il suo dafarsi, siamo tutti curiosi di come andrà a finire questa bella storia, certo l'entusiasmo di quest'uomo è grande anche se viene troppe volte smantellato da questa politica malsana che ci costringe a riforme sempre più drastiche e occulte, la chiarezza del Grillo avrà i suoi risultati, io appoggio il suo movimento e gli tendo una mano, fate anche voi altrettanto.
Buon compleanno Diego Armando Maradona che il prossimo 30 ottobre compie la bellezza di 50 (cinquanta) anni, un nuovo traguardo per il nostro Pibe de Oro. Nel mezzo del cammin della sua vita siamo tutti lieti di festeggiare questo evento, si era promesso un regalo, una partita con i grandi campioni del primo scudetto al San Paolo, organizzata da Salvetore Bagni, ma il fisco corre più in fretta, ogni giorno si accumulano debiti che il nostro campione non è in nessun modo intensionato a pagare e quindi niente partita, sarei andato volentieri a vederlo e a tifare per lui e i suoi mitici compagni; in un certo qualmodo è arrivata la resa, che spreco di talento una vita passata a sniffare e fregare il fisco, ma l'Argentina però ce lo ha dimostrato ancora una volta quanto può valere la dignità di un uomo mostrandoci all'ultimo mondiale alle telecamere e a milioni di spettatori il vero Diego, barbuto che stringe il rosario della Virgo de Lucan. Un mito lasciato solo, c'è chi lo paragona a Pantani ma io non ne ho alcuna intenzione, Diego è caparbio e non lascerà che niente e nessuno possa intaccare la sua integrità. Certo è stato sventato una sorta di circo ognuno con 23 anni in più e ingrassati di tanti quintali. Lo stettacolo era però assicurato: filmati dell'epoca, concerto di Tullio De Piscopo ed Enzo Gragnaniello e Gianni Minà al Plebiscito. Non ci sarà una prossima volta, il fisco e l'eccessiva generosità ce lo hanno portato via, ce li hanno portati via e credo che sia un bene, la folla sarebbe stata spietata. Questo grande calciatore, il più grande di tutti i tempi, ha saputo regalare allegria, ha saputo raffinare il rapporto con il popolo, il suo era puro coraggio, la sua è pura classe, come dicevo prima è stato lasciato troppo solo e si sa che la solitudine rende schiavi del vizio, la sua vita comunque è ancora brillante, il Pibe non ha mollato e ci regala ancora oggi grandi emozioni, il suo trono è implacabile, come le sue vittorie, dunque grazie Diego per la tua voglia di vincere, grazie di cuore. Ora che tutto è finito, ho la risposta. Si Diego era davvero «MEGLI'E PELE' ».
Benvenuti nel mio Blog, sono napoletano e credo nei valori, lo spirito che oggi ci accomuna rivive grazie alle innumerevoli testimonianze, dunque anche la vostra, sono cosciente di quanto possa essere importante oggi la comunicazione, io credo che sia alla base di tutto, è il frutto sano di una società sana, vi saluto affettuosamente. «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.» (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino)
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