Diventato anagraficamente cittadino puteolano mi sento il dovere di far sapere, al mondo intero, quanto questo posto sia speciale. Stamane in autobus ho incrociato gli sguardi di tante persone: talmente comuni, talmente originali, erano persone di altri tempi, sempre col sorriso, il bus non era il mio dunque per il breve tragitto ho avuto poco da meditare, ma ho fatto in tempo a stamparmi nella mente alcuni dei loro volti. Si dice che il tempo non passi per chi ha nel cuore la gioa di vivere e questi puteolani la conservano egregiamente. Quando scendi in centro incotrerai sempre un'anima che si da da fare, pesca o sguazza fa lo stesso! E' il posto ideale dove mollare l'ancora e tuffarti nei ricordi e nel passato. Si fondono freneticamente mito e leggenda. Credo che lo spettacolo da queste parti fosse assicurato, l'anfiteatro Flavio, dove si esibivano i Gladiatori con le belve feroci è uno dei più grandi d'Italia. Dovete sapere che io non sono affatto un superficiale, l'unica mia debolezza è la poltrona (che non ho) (più) e la Storia del Bel Paese. Da quando sono approdato su queste rive, a Pozzuoli, mi sono fatto già gran parte dei suoi vicoli, non sono un turista ma come fai a non esserlo (per sempre)? Diciamo pure che camminare a piedi fa bene alla salute e allunga la vita. E se è per questo mi sono fatto a piedi, Ischia, Capri (Procida no), e Napoli nella sua interezza e già che ci siamo aggiungiamoci Amalfi, Sorrento e Positano. Pozzuoli è stato il porto principale dell'Impero Romano e dunque mi sono concesso anche qualche imbarco per le sue isole (mai da clandestino ve lo assicuro). Che dire questa terra è generosa assaje, ma pochi però a mio malgrado sanno sfruttarla realmente. Se leggete su Wikipedia è una zona bagnata da due laghi: lago d'Averno e lago Lucrino, tutta zona vulcanica quindi badate bene, in più c'è la Solfatara e Cumaaaa. Non voglio annoiarvi perciò andate pure a leggere la Storia con la S maiuscola di questi luoghi.
Pozzuoli rappresenta molto per me, ho vissuto trent'anni a Napoli, di più e non di meno, ma da quando sono entrato nella cittadina mi sono immerso nella sua natura, nelle sue infinite sponde. Vorrei abbandonarmi ad essa ma dimoro precariemente ancora con mammà. Ma mi sono bagnato già in diverse sue acque (spiagge) e ho paura che me le farò tutte anche quelle. Se un giorno dovessi diventare ispettore della Guardia Forestale allora sì che piangerei come un bambino per farmi trasferire nella casema più vicina e ce n'è proprio una qui nei paraggi. Non ci facciamo mancare mai un buon pranzo di pesce, nel porto di Pozzuoli troverai sempre, tutte le mattine, chi te lo porta fino e sotto il naso. Dico questo perché ho paura che non vivrei senza, come si fa a dire di no ad un cefalo, ad una triglia, ad un dentice, devi essere solo un pappagallo. lo sviluppo di un territorio deve cominciare laddove ci sono persone che sanno realmente apprezzarlo e valutarlo, intendo coloro che sanno dove buttare la rete, abboccheranno miriadi di pesci piccoli ma sicuramente anche uno talmente grosso da far perdere la testa a Sofia Loren. E dunque da li che comincia lo sviluppo di un territorio, quando si ha finalmente a che fare con qualcosa di enorme, come il pesce del pescatore nella foto sotto, e io vorrei farne parte, partecipare allo sviluppo di questa territorio o tantomeno alla sua tutela. Io e il mio cane da Pozzuoli vi salutiamo.
Servirà a qualcosa questa stangata del ministro Monti? Il costo è a dir poco eccessivo, 11 Mld di euro l'anno direttamente dalle tasche di noi italiani. Considerando le spese che affrontiamo già ogni mese, dei grandiosi lavori della Tav, del costo della vita sempre in aumento, ritengo opportuno soffermarmi e discutere di questi straordinari eventi che segneranno la nostra vecchiaia e quella dei nostri figli e nipoti. Molti sono quelli che la ritengono discutibile, sono in atto scioperi dei sindacati lungo tutto il Paese, i tre leader confederali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sono incontrati nella sede della Uil, dove hanno raggiunto un accordo per lo sciopero. I tre sindacati hanno anche emesso un comunicato, nel quale chiedono a tutti partiti di aprire un confronto con loro, al fine di apportare modifiche alla manovra, che viene giudicata unanimemente iniqua, facendo pesare i sacrifici quasi del tutto a carico del lavoro e delle pensioni. E già oggi, i sindacati presenteranno in audizione in Parlamento i loro emendamenti. Potrebbe essere questa la prima occasione di confronto con i partiti politici. E dunque mi viene da pensare che solamente se il Bel Paese viene sottomesso, umiliato, l'Europa può tirare un sospiro di sollievo, eppure la mia fiducia per la UE è totale, fino a ieri credevo fossero i tutori, coloro che detenevano il potere e la voglia di aiutare un paese in difficoltà, ma dato il caso della Grecia mi sono dovuto ricredere, dobbiamo solamente contare sulle nostre forze, ma l'errore sta prorpio in questo, molti confondono i "sacrifici" con la sottomisione, un'errore gravissimo, i tagli vanno effettuati sulle spese dello Stato, parlo di stipendi d'oro ai parlamentari, pensioni d'oro agli stessi parlamentari, auto blù e una marea di persone alle loro dipendenze, per lo più familiari degli stessi. Il ministro del Lavoro e delle Pari opportunità Elsa Forneo si commuove durante la conferenza stampa: «Quanto ci è costato chiedere un ulteriore sacrificio» e aggiunge «Con le pensioni attuali stiamo dando di più a chi è più ricco, con il metotodo contributivo daremo a ciascuno in proporzione dei contributi e dell'età e in più ci sarà il contributo di solidarietà». Che dire sicuramente ci avranno messo il cuore, ma sappiamo bene che delle volte non basta, l'Italia necessita di un vero leader, una persona totalmente dedita ai suoi interessi. Napolitano in tutto questo resta un po in sordina, sicuramente non avrà nulla da aggiungere, ma noi si, siamo il popolo, la sovranità che ancora regna nel Paese, manifestiamo, non smettiamo di far sentire le nostre ragioni.
Il trono è sottosopra, che gran #malditesta. La politica ha fallito ed ora è una schiera di professori a dirigere l'orchestra, mi viene voglia di dire: ma non si vergognano? Si sentono solo brutte notizie da questi fronti che ormai ritengo quasi impraticabili e inattendibili. Eppure un Paese come il nostro con una storia di queste proporzioni merita di meglio che la solita presa per i fondelli, come la Grecia e gli altri che ormai fanno parte della UE e nessuno dovrebbe costringerli a fallire. Fallire appunto, questo è il termine che il ministro Mario Monti ha usato per farci capire a cosa saremo stati destinati, ma che fine hanno fatto tutti i nostri soldi, i nostri contributi? Menziono ancora il ministro Forneo che dice: «Se neanche i giovani hanno la consapevolezza che il contributo delle donne deve essere valorizzato non si va da nessuna parte».
Giusto per non perdere l'umorismo, in fondo è il sale della vita, oppure per dire che in fondo siamo tutti dei comici, ma c'è sempre una vena di rispetto.
La vita è una condizione palpabile, il maestro, il guru della tecnologia ci ha lasciati, ma non a mani vuote. La sua autorità (eredità) si è sentita nei cieli dell'Olimpo, non parliamo di ricchezza ma bensì di eleganza, non parliamo di emblemi ma di gratitudine.. di comunicazione. Un un'intero globo terrestre tiene stretto fra le mani un simbolo, la voce di un caro amico, un pensiero palpabile legato alla necessità di sentirsi vicino in un vero e ineluttabile destino. Questo avviene grazie alla comunicazione resa possibile, autentica e incondizionata dalla professione e dalla caparbietà di un solo uomo. Ha trasformato la vita, il messaggio di un'uomo in una lucida, nuova concezione della realtà. Il fondatore della Apple Inc ha saputo guardare oltre e nello stesso tempo realizzare un sogno, ha fondato e generato una nuova era di telecomunicazioni. Con le stesse mani potremo benedire tutto questo ben di Dio, questi ogetti del desiderio. L'uso che ognuno di noi farà di queste tecnologie sarà legato al suo nome, al suo ricordo. Dunque ha segnato l'esistenza del genere umano e scritto su tavolette elettroniche i nuovi codici, le nuove leggi della conoscenza e per questo io lo ringrazio.
E tutto questo grazie a Steve Jobs.
Life is a palpable condition, the teacher, the guru of technology has left us, but not empty-handed. His authority (inheritance) was felt in heaven Olympus, do not speak of wealth but ofelegance, but do not talk of emblems of gratitude .. of communication. One takes an entireglobe tightly in his hands a symbol, the voice of a dear friend, a palpable thought linked to the need to feel closer to a true and inescapable destiny. This is made possible through communication, genuine and unconditional from the profession and the stubbornness of one man. He has transformed the lives, the message of A man in a shiny, new conception of reality. The founder of Apple Inc has been able to look beyond and at the same timerealize a dream, he founded and created a new Era of telecommunications. With the same hands that we can bless all good things, this object of desire. Use each of us will makethese technologies will be linked to his name, to his memory. So marked the existence of mankind and written about electronic tablets new codes, new laws of knowledge and for that I thank him.
E' sempre l'ultimo atto secondo chi comanda e chi detta le leggi, questa Grecia, magnifica secondo il mio punto di vista, non riesce a trovare una soluzione alla crisi che la attanaglia. Voi cosa dite che si possono decidere le sorti del paese perché un'azienda fallisce oppure perché un ministro viene esonerato? Io credo che un paese storico come la Grecia ha ben altre qualità, ben altre sorti. Sono più di due anni che la Grecia non vede la luce del sole, è un controsenso troppo grande eppure è così. Oggi il premier George Papadreou ha annunciato un nuovo taglio nelle spese pubbliche e una riduzione di ben 30.000 posti di lavoro e inoltre ha deciso di tagliare del 20% le pensioni sopra i 1.200 euro inoltre abolizione dei sussidi e degli incentivi. Che dire una vera tragedia. Le soluzioni vanno trovate subito, si rischia la perdita e l'estromissione del paese dalla Comunità Europea, che secondo il mio punto di vista è una cosa terribile! Le hanno provate tutte nella manovra finanziaria, con privatizzazioni e riforme strutturali ma niente da fare il debito cresce e se non dovesse essere approvato il prestito di 8 mld di euro dal Troika (BCE, FMI, UE) Atene rimarrebbe a corto di liquidità entro il prossimo novembre.
Ragazzi andiamo in vacanza in Grecia, compriamo greco e soprattutto importiamo greco.., la cosa deve nascere in ognuno di noi, deve diventare una forma di mentalità quella di spalancare le porte e il cuore ad un paese amico che ci ha donato grandi sogni e grandi passioni. Gli scioperi non bastano, bisogna costringere la mente a valicare questo ostacolo, a costruire sogni più grandi, orgogliosi e duraturi. Ma diciamoci la verità dove sono gli errori se ognuno commette gli stessi errori? Leggo che molti costi sono dovuti per pensioni troppo anticipate, per doppi lavori e troppi sprechi in giardinieri, ma non sono queste le reali cause della crisi di un paese, le cause le dobbiamo trovare nell'amministrazione dei tesori, dei debiti, se si sottovalutano, le cose degradano perchè c'è troppo divario tra il ricco e il povero e questo non deve avvenire.
Chi mette la testa nella sabbia ha prorpio raggione, non vogliamo entrare in faccende troppo complesse, vogliamo chiarezza e semplicità e soprattutto onestà. Credo che siano troppi i ricchi e troppi i poveri, equilibrare questo grande divario sarebbe opportuno anche in Italia. La Grecia ha spedito nella capitale libica ben 48mila bottiglie di acqua potabile, nel pieno di una crisi, un grande gesto che dovrebbe farci riflettere e si sono proposti al posto dei ricchi e potenti padroni d'Europa. Allinizio del capitolo dicevo che "siamo sempre all'ultimo atto", con questo voglio dire che è quello che ci mostrano, la fine! Invece c'è un'inizio, una trama, di un popolo con tutte le sue vicende e questa trama deve essere completa, esaustiva. Che dite? Insomma a noi interessa il succo del discorso e non la corruzione! Buona lettura e carissimi saluti a tutti voi, Diego.
Questo quesito è di forte impatto emotivo, la tolleranza ha i suoi limiti e tutto diventa perduto se non si hanno le capacità di poter decidere che il male minore è una vera pecca del creato.
La pedofilia è un'argomento scottantissimo, se non si utilizzano tutte le dovute accortenze si rischia di incappare in tante di quelle sventure da far rabbrividire, di recente la chiesa cattolica è stata denunciata per pedofilia, lo stesso Papa, lo stesso Vaticano, viene detto: «tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori. Dove sono finiti i nostri valori se anche la Chiesa commette un simile peccato, eppure non è così, basta entrare in un monastero, in una cappella per renderci conto che la strada designata è tutt'altra. In un'articolo di cristianesimo.it, un sito che fa solamente schifo, uno psicoterapeuta conduceva il peccato della pedofilia alla morte di Gesù sulla croce, l'agnello puro dal peccato sacrificato per la vita dell'uomo, dunque anche un'anima pura, un visino dolce, come quello di un bambino può essere sacrificato per le assurde pratiche sessuali di un povero prete, per amor di dio, io sono dalla parte dei preti, per me sono un punto di riferimento molto importante, ma altolà, chi osa stuprare e molestare un corpo indifeso è solamete ad un passo dal linciaggio.
La chiesa cattolica ha milioni di adepti in tutto il mondo, se contiamo anche quelli del mercato nero e delle violenze sui minori arriviamo ad un numero che non si può calcolare, eppure non credo che tutti siano così meschini, credo che il vero principio fondamentale, quello che tutti noi riteniamo inviolabile e sarebbe la purezza del cuore sia il motivo ancestrale di questa disputa, vogliono infangare quello per cui abbiamo sempre auspicato, la salvezza dello spirito! Il prete pedofilo non è degno di dire messa, eppure non viene esonerato dall'incarico, viene mandato in altre sedi, messo in disparte ma non cacciato, come mai? Al contrario invece chi pratica atti sessuali con donne adultere deve lasciare il sacerdozio, evidentemente l'atto osceno di infrangere i sogni di una docile creatura sono garantiti da qualcuno che non vuole che smettano.
La pedofilia è un vizio, come quello dell'assassino, del mercenario. L'innocenza non deve essere turbata, infangata. Nell'adolescenza tante sono le tentazioni è vero, perché è lo stesso Satana che non ha mai smesso di essere bambino. Il giovane innocente viene ad essere un perfetto complice dell'assenza di un vero io, dunque è allora che dalle fogne si alza quel puzzo di compromesso che solo i viscidi autori di tali opere possono avere, per commettere il fatidico "peccatorum" mentre invece dalle viscere la vera essenza del rigore, della punizione. Non tutto è spesso riconducibile al padreterno, questa figura viene assolta per le sue doti di trinità, dio invece subisce il danno più grande, la sua luce viene offuscata e precipita nell'oblio della discordia. Insomma ragazzi per farla breve questa pedofilia è una vera vergogna, l'Italia si salva in estremis ma in altri stati sono in corso sentenze, accuse, plurimiliardarie a carico della chiesa, non dimentichiamolo.
Il paradiso può attendere, ma il ragno sprigiona la sua tela migliore in questa triste agonia.
Infine credo che la pedofilia sia come la comune malattia che noi tutti chiamiamo cancro, perchè essa nonostante le continue cure non cessa di esistere e si nutre dell'odio del mondo. Un'odio che non finisce col sorgere del sole ma che anzi trova le sue radici proprio dove nasce quel bisogno.
Futuro e dignità, intitolano i giornali, Fini mette un freno a questo scempio fatto di farse e ipocrisia e riscuote successo con la sua "dignità" morale e politica. E come dargli torto si è giocato tutto e ammette «sfido ancora Berlusconi». Dopo tutte le batoste che ci sono state l'unico e ancora credibile pulpito avviene dalla buona fede del lider di Fli, il suo gesto rischioso e audace è stato l'ennesimo tentativo di ristabilire una "dignità" collettiva e a mio parere ci è riuscito. «Non mi sento uno sconfitto. Mi sento in battaglia, fermamente intenzionato a combattere per un'altra idea di centrodestra. Saranno gli elettori a dire alla fine se questa idea ha cittadinanza. O se l'unico centrodestra possibile in Italia è quello di Berlusconi e Bossi ». Come dicono i giornali la sua "traversata del deserto" è giunta a conclusione, o almeno è quello che gli altri pensano, la calma e il controllo che regnano primeggiano ancora sulle delusioni che ha ottenuto al Senato con lo scioglimento del gruppo Futuro e Libertà. «Comunque Fli non vuole partecipare allo scontro quotidiano tra Berlusconi e anti-berlusconiani: sono due facce della stessa medaglia». «Non è né saggio né giusto auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente con le elezioni». E' stato lasciato nel bello del discorso dai suoi fedeli, proprio come quando berlusconi con il suo atto ultimo lo cacciò dal partito e ora la frase «che fai mi cacci?» è sulle magliette di Fli come slogan, insomma uno spirito combattivo che non la lascerà facilmente vinta a questi filibustieri. «Gli abbandoni? Un delirio. Frutto di allucinazione collettiva o di malafede. Immunità? si può discutere, ma il PDL vuole solo la corazza per Silvio». I tribunali sono una santa cosa, miliardi di atti e processi solamente per la nostra incolumità, morale e fisica, nessuno può ritenersi al di sopra della legge nemmeno il nostro Presidente Berlusconi e Gianfranco Fini potrebbe essere chiamato a schierarsi in prima persona sul processo Ruby. Se il Pdl decidesse di sollevare il conflitto di attribuzione al con il tribunale di Milano l'ufficio di presidenza della Camera sarebbe chiamato a votare sulla questione e il parere di Fini sarebbe determinante. Come ho sempre detto l'immunità parlamentare è stata prevista dai nostri padri costituenti, non ci sarebbe nulla di eretico a parlarne, ma oggi in Italia parlare di immunità sarebbe garantirsi una impunità. In assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe. Lo stesso Fini dice «sfido il Pdl: prevediamo per l'autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti alla Camera, in modo che siano solo quelle inchieste dov'è evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l'impunità a colpi di maggioranza. So già che anche questa elementare proposta sarà considerata una provocazione. Perché il Pdl è solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici». Insomma non vogliono in nessun modo accettare la realtà e vanno avanti a colpi di scure. Sembra retrocedere e perseverare nell'errore, proprio come fanno i fannulloni, non credete sia un po il contario di Fli? Futuro e Libertà per l'Italia, mentre il suo slogan dovrebbe far tremare le Camere e infondere fiducia al Governo, tutti fanno un passo indietro e lasciano la propria postazione. Un'errore grossolano da veri principianti, non si lasciano le proprie radici, il proprio credo solamente per stare sulla barca dei vincitori eppure è quello che è successo. Una barca poi che ha già preso il "volo" come dice Vecchioni nella sua "Chiamami ancora amore", per una rotta molto contorta e adir poco pazzesca. Credo che ne sia comunque valsa la pena, affrontare e imbatterci in una nuova rotta dettata da Fini, anche se il suo partito liberale ci ha dato l'ennesima lezione sulla questione morale e di dignità.
Possono i crimini dei nazisti cadere in prescrizione? Il diritto consuetudinario e il tribunale di Norimbega dicono di no. Eppure è quel che sta accadendo. La vicenda dei deportati italiani nei campi di lavoro del Terzo Reich: la Germania si oppone alle richieste di risarcimento e la Farnesina corre in soccorso dei tedeschi. La vicenda vede Luigi Ferrini che dal 1967 deve vedersela con i giudici che ignorano i trattati internazionali. E anche con due Stati, di cui uno l'Italia, che dovrebbe stare dalla sua parte, invece Ferrini che fu strappato alla sua casa nel '44, destinazione Terzo Rich non ha avuto ragione. La Germania non vuole risarcire i più di centomila italiani costretti a lavorare in una fabbrica sotterranea di materiale bellico. L'incubo di Kahla, lager della Turingia. La convenzione di Londra del '53 invece dice che spetta ai deportati italiani un risarcimento, sia esso anche di poco valore: circa 3000 euro. Opponendo dunque l'immunità sancita da un principio di diritto internazionale per il quale uno stato non può essere citato in giudizio dal cittadino di un'altro Paese. Per il ministro degli Esteri Frattini, gli ex deportati non hanno bisogno di quella somma, detto questo l'anno scorso da Palazzo Chigi è uscito un decreto che mira a bloccare i risarcimenti: la norma stabilisce che uno Stato estero (la Germania in questo caso) non è giudicabile nel nostro Paese se ha contestato, davanti a un organismo internazionale, un processo contro se stesso. E' quello che ha fatto Berlino, chiedendo al Tribunale dell Aja di annullare le cause civili promosse in Italia e sfociate in una serie di pignoramenti. Come se non bastasse i deportati si sono visti contro alcuni Tribunali della penisola (Arezzo, La Spezia, Catania, Torino) che hanno accettao la linea difensiva tedesca che ruota intorno alla prescrizione. Il legale di Ferrini non è assolutamente daccordo «la Convenzione di Londra stabilisce la sospensione di tutti i termini di prescrizione fino alla riunificazione tedesca. Dunque, a volerla prendere in considerazione, la prescrizione decorre dal 1991». Ma non c'è solo ignoranza delle convenzioni internazionali: un ruolo lo gioca anche la «dimenticanza» delle sentenze della Cassazione. Che nel 2009, ha confermato la competenza dei tribunali italiani e deciso che le richieste di risarcimento delle vittime dei crimini nazisti non si prescrivono. E sottolineato che «il principio dell'immunità giurisdizionale delle Stato», invocato dalla Germania, non vale per i crimini internazionali. Questa sentenza è stata contestata dalla Germania davanti alla Corte Internazionale di giustizia. Sono tempi duri per tutti, nessuno vuole più le colpe, siano esse di guerra o di pace, tutti vogliono vedere risplendere l'innocenza, quella che ormai manca dalle nostre vite da un bel po; fatti male i conti la Germania dovrà vedersela ancora una volta con un popolo combattuto e sacrificato ma questa volta in tribunale, dove un risarcimento doveroso spetta al più debole. Potrebbe risultare addirittura una mini vittoria ebrea e a quanto pare i nostri si sono schierati anche questa volta dalla parte sbagliata, aiutando i tedeschi a risparmiare questi spiccioli, l'Italia poteva risparmiarsi questa ennesima figura. Il popolo ebreo dovrebbe alzarsi in piedi e reclamare quello che gli spetta, ma la debolezza e l'ipocrisia hanno messo ancora fuori campo la legge e la giustizia, speriamo almeno che la pace accompagni questi uomini nel loro interminabile cammino.
Forse non tutti sanno che il nostro Silvio Berlusconi "Silvione Nazionale" è più famoso a Tripoli che a Roma, gigantografie di sette piani sui palazzi, poster e cartoline nei negozi di souvenir: in Libia si festeggia e si inneggia all'amicizia col colonello che vale oro nero e odora di gas. Un vero culto della (doppia) personalità. L'immagine è apparsa a pochi metri dalla caserma di Bab El Aziziya, la cittadella dove il leader libico ha piantato la sua tenda, in un paese dove, dal primo settembre 1969, è ammessa una sola immagine, quella di Muammar Gheddafi. Il rapporto con Gheddafi è giunto ad una tempestiva fratellanza con l' «Accordo di amicizia, cooperazione e partenariato», firmato tra i due il 30 agosto 2008 a Bengasi. L'Italia finanzierà la realizzazione di infrastrutture sul territorio libico per cinque miliardi di dollari nell'arco di vent'anni e l'esecuzione delle opere sarà affidata a imprese italiane. Roma si impegna a realizzare alcune iniziative speciali tra le quali la costruzione di duecento abitazioni, l'assegnazione di borse di studio universitarie, la cura delle persone colpite dallo scoppio di mine, il ripristino del pagamento delle pensioni di guerra ai titolari libici, la restituzione di reperti trasferiti in Italia in epoca coloniale. «La firma di questo trattato chiude definitivamente la pagina del passato», così il premier si è guadagnato la simpatia e la stima di Gheddafi e del suo intero popolo, la tv di stato manda e rimanda in onda le immagini del primo e unico europeo che abbia pubblicamente presentato «le scuse del suo governo pr il periodo coloniale». Ricordiamo che il primo passo verso la riappacificazione fu fatto da D'Alema con la restituzione della Venere di Leptis Magna. Nel museo di Tripoli in piazza Verde sono in vendita poster retroilluminati del premier e di D'Alema, che insieme a Dini e Prodi assicurarono la conclusione del Trattato con il quale l'Italia ha chiuso il apitolo del colonialismo - assicurandosi in cambio la fine del flusso migratorio clandestino attraverso il Canale di Sicilia, nel lontano '98, dunque non è solo farina del sacco di Berlusconi. Il record di incontri lo detiene comunque il nostro Silvione, un totale di otto incotri, con una media di uno ogni novanta giorni, e si è aggiudicato così la gloria delle prime pagine dei quotidiani governativi a ogni suo viaggio in terra libica; non è tutto quì, in futuro l'annuncio dell'inserimento nella filigrana dei passaporti libici, la foto del volto dell'amico Berlusconi. Oggi vedi giovani per strada vestire Armani e Prada, ascoltando musica di Ramazzotti e Nek, partono per viaggi di nozze in Italia, acquistano mozzarella e parmiggano reggiano, cappelletti e panettoni, e se chiedete loro di Berlusconi, arrivano a proporre uno scambio: «Voi vi prendete la Guida di Gheddafi, e a noi ci date Silvio». L'Italia importa dala Libia il 25% del suo fabbisogno di petrolio e il 33% di gas. L'Eni ha visto allungarsi le concessioni di altri venticinque anni e la nostra ex quarta sponda ha ottenuto partecipazioni in Eni e Unicredit, ha finanziarie che guardano a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali e usa l'amico Berlusconi come megafono delle richieste all'Europa. Muammar infine chiede all'unione Europea 5 miliardi di euro per fermare i clandestini, altrimenti un'altro Continete si verserà in Europa. Sono conclusioni di un rapporto che giova ad entrambi le parti, nulla in cotrario se questo avvenisse realmente, ma non fermando le ondate di clandestini quanto aiutarli a riprendersi quello che gli appartiene, il diritto di vivere e crescere nel loro Paese, un dirtto che deve essere sancito proprio dalla Comunità Europea, spetta a loro sanare questa grande falla e far confluire definitivamente il flusso di intere popolazioni nelle loro case, nel loro Paese. Dunque Berlusconi è riuscito a dare una drizzata a questo perverso moto e complotto, un vero eroe.
Le New Town aquilane, il nuovo progetto di Berlusconi per l'Aquila, comincia a dare problemi di stabilità e assestamento, travi che crollano e allagamenti vari fanno tremare la Protezione civile. «Dissesto statico», «esecuzione difettosa». Sono solo tre pagine col timbro dei vigili del fuoco, per chiarire una volta e per tutte agli aquilani che qui non si regala proprio un bel niente, il sogno (incubo) delle new town è evidente, per amor di dio, il lavoro è stato fatto con grande maestria ma è del tutto insignificante in contrasto con questi spiacevoli inconvenienti che portano tutti ad una paura fondata di terremotati bis. Come quella di contrada Sant'Antonio, inaugurata l'autunno scorso, un anno dopo un crollo e successivo sopralluogo dei vigil del fuoco aprono squarci preoccupanti sulle condizioni di queste case. In Abruzzo ora li chiamano «sfollati bis»: terremotati pronti a lasciare le new town allagate per tornare in albergo, c'è chi, tra travi cadenti e allagamenti, annuncia di rivolgersi alla Procura. Da Eucentre, l'azienda di Pavia che, con la protezione civile, ha progettato le abitazioni, non commentano. Non è la prima polemica che investe il progetto Case, un mese fa è stato depositato presso la Procura abruzzese un servizio di Rainews 24, A prova di sisma, dove si denuncia appunto il reale stato delle costruzioni. Da Roma la Protezione civile fanno sapere: «le case sono sicure». L'ultima parola la diranno le indagini della polizia giudiziaria, che ha sentito funzionari ministeriali ed esperti, nazionai ed internazionali, compresi alcuni dell'Università di San Diego. L'altra polemica riguarda i costi delle new town. Secondo il consigliere regionale dell'Italia dei valori Carlo Costantini, sono eccessivi quelli sostenuti per le abitazioni: 13,5 milioni di euro solo per la fornitura dei 7.300 dispositivi antisismici sotto inchiesta. La sua esposizione gli è costata una querela da parte di Gian Michele Calvi, coordinatore del Progetto case e presidente dei laboratori di Eucentre, chiesto un risarcimento per due milioni di euro, al centro della querelle, la distribuzione di incarichi e consulenze. Costantini ha ottenuto dal Tar dell'Aquila il diritto a consultare i documenti e agli atti con gli elenchi dei nomi dei professionisti presc elti in modo da agevolarlo ad esercitare il suo diritto alla difesa. Avremo forse un quadro più chiaro della vicenda. Dunque ancora forti scosse in questo paese ridotto all'osso, straziato, de luso, da questa pratica del bene che in fin dei conti è solamente un accordo geografico di riqualificazione, ma senza mezzi termini, senza compromessi, solamente un processo (ancora uno) decreterà chi in questa vicenda ne ha fatto le spese e le conseguenze.
Addio Mario Monicelli, grande interprete e regista della commedia all'italiana. Un paese che cancella il passato per dare vita a nuovi mostri, e se proprio non lo cancella lo calpesta, lo devitalizza, lo rende incapace di intendere e volere. La commedia è sempre stata per noi italiani un inno alla libertà, all'emancipazione e per questo che l'amiamo così tanto, i suoi padri sono quasi tutti morti, Monicelli, De Filippo, Sordi, Gassman, Comencini, Risi, Scola e tantissimi altri. Oggi ci ha lasciato un grande, il suo ultimo ciak, si è lanciato dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato. Fino all'ultimo schierato con i giovani e coi lavoratori: «Non c'è sconfitta e cupezza c'è solo certezza per voi giovani».
La voce del maestro - In una delle ultime apparizioni in pubblico, prima di ritirarsi comple tamente a vita privata, nella lotta personale contro un cancro molto grave per cui ieri è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale dove con un gesto estremo ha deciso di uccidersi piuttosto che vivere gli ultimi giorni nella sofferenza, il grande Mario Moicelli era sceso in piazza per unirsi alla rabbia di chi nel paese cerca e pretende un futuro diverso. Sul palco del No-B Day lo scorso dicembre il maestro della commedia all'italiana era entusiasta di scoprire che: «Ci sono molti giovani n ella protesta, sono felice perchè non c'è cupezza, non c'è speranza, c'è solo certezza di vincere per voi». Un'augurio che questa mattina non potrà che riecheggiare nelle orecchie degli universitari e degli studenti medi che alle 9,30 di questa mattina si riuniranno in Piazzale Aldo Moro a Roma, di fronte alla Sapienza per raggiungere Montecitorio dove è in discussione il ddl Gelmini.
La commedia all'italiana ci lascia dunque al buio, il suo saper tirare fuori gli artigli dalla scena è ormai opera del passato; anche se oggi continuano a moltiplicarsi le pellicole sulla commedia i grandi e famosi padri ci hanno lasciati tutti, ma non perdiamo le speranze, avremo comunque modo di andare al cinema e goderci un bel film italiano tutto da ridere e godere ma senza i bellissimi commenti e gli interventi sempre graditi dei grandi registi. La "grande abbuffata" è finita, spazio ai giovani, proprio come voleva lui e ad un giovane giornalista disse: "Il grande errore della tua e della precedente generazione è quello di voler raccontare con ostinazione un tempo che non vi appartiene. Voi avete il dovere di filmare il vostro tempo perché le generazioni future aspettano questo". Oggi il cinema è tutto un grande affare commerciale, non avremo più quella grazia spudorata simbolo degli anni '60, quella grazia che ci hanno regalato e inculcato come fosse una vera dottrina, e ci eravamo pure abituati, momenti che non torneranno più, emozioni che potremo rivivere solamente grazie alle registrazioni, dunque la veridicità abbandona il campo e lascia quel velo di fantasia che promette solamente grandi guadagni e pochi contenuti. per concludere, la commedia all'italiana non morirà mai, è troppo grande il ricordo e il persorso che hanno fatto grande questo genere cinematografico, i suoi numerosissimi titoli sono ormai patrimonio della cultura italiana e per questo che ricorderemo Monicelli e i tanti altri padri della commedia con una commozione sempre accesa, grazie a tutti per il grande insegnamento che ci avete dato e continuate a dare anche dopo la morte con le tante testimonianze, rivivremo i vostri film ancora e ancora sino a colmare quel vuoto che ci avete lasciato.
Il fenomeno del "Writing" oggi è sempre più diffuso, l'arte della strada che si è fatta spazio tra le critiche e gli sgomenti dei tanti luoghi dove viene esposta, oggi è diventato un vero progetto di valore, dei veri talenti questi writer che ormai espongono le loro opere sui muri e sulle strade più affollate; le sue origini risalgono agli anni settanta dove compaiono i primi "pezzi". Parliamo ora del numero uno dei graffittari, per eccellenza, il suo nome è Banksy: «L'arte richiede tanto ego ed egoismo da essere diventata una carriera per stronzi ». «Sarebbe una vergogna se l'arte di strada finisse catturata nelle vetrine di un museo». «La street-art non è come altri movimenti artistici. Non riceve sovvenzioni, né è sponsorizzata». «Non credo che l'arte sia qualcosa di speciale, è solo una parte dell'industria dell'intrattenimento». «Ciò che si considerava trasgressivo, oggi viene controllato con la lente di ingrandimento dagli agenti del mercato». Questo è Banksy. L'artista urbano più famoso di tutti i tempi. Il suo lavoro come quello di tanti altri graffitari è quello di recuperare lo spazio della strada. Le sue creazioni sono arrivate nei musei e hanno risvegliato gli appetiti dei collezionisti. Si tenta di rompere quel circolo vizioso sorto dalle tante pubblicità automatizzate usando mezzi semplici come uno spray, Banksy reclama poi l'appartenenza a quell'universo di cemento consentendo la prolificazione di una civiltà diversa. La sua visione è diventata un simbolo di libertà e espressione, ha in se un modo di denunciare la politica e il potere lanciando imbarazzanti visioni che poco preludono ad una ripacificazione ma invece ad una concentrazione di messaggi molto più di esemplari e comuni, nel 2005, si cementò con uno dei simboli dell'imbarbarimento della situazione di Gaza e Cisgiordania: il famoso muro della vergogna, la gigantesca muraglia che circonda i palestinesi con pareti alte fino a otto metri. «Forse sono più politico di altri artisti, ma questo non significa nulla, in realtà». Le sue visioni però lo hanno fatto diventare in certi versi un personaggio scomodo, la sua identità è ancora molto ambigua tanto che è ancora dubbia la sua provenienza da Bristol. Molti personaggi famosi, muniti di libretto di assegni, si sono presentati alla sua prima esposizione a Los Angeles, ciome Brad Pitt, Angelina joeli, Jude Law, Robert Downey Jr. In quell'occasioe Banksy espose un elefante completamente dipinto, un evento e un'immagine che fece il giro del mondo. L'ultimo suo lavoro, una pellicola cinematografica, ha suscitato molte controversie, Exit through the gift shop è il titolo, tutte queste ragioni mi hanno spinto a scaricare questo film da internet che mi accingo a vedere. Un documentario che riflette con flemma e tonnellate di veleno sul mercato dell'arte in genere e di quella urbana in particolare. Per quelli che vivono estranei a ricompense e lealtà fittizie, la storia è totalmente diversa: alcuni hanno cominciato a mostrare la loro rabbia accusando Banksy e compagnia di essere dei venduti e rivendicando un ritorno alle origini. Dobbiamo dire che l'arte della strada ha avuto negli ultimi decenni un totale e radicale cambiamento, una mutazione pilotata dai grandi talenti dei nostri tempi, anche il teatro è ormai diventato il sibolo della strada, proprio nel mio quartiere a Montecalvario c'è una scuola teatrale molto di strada che si chiama Nuovo Teatro Nuovo, che si pone sempre con più forza sul territorio napoletano come Centro di Cultura e Produzione Stabile, il suo intento, come quello di tante compagnie teatrali di strada è la creazione di un luogo aperto alle nuove generazioni.
SPQR stava nell'atica Roma per Senatus Populusque Romanus, detto da Bossi: Sono Porci Questi Romani, oppure detto dai romani in via del tutto umoristica e vendicativa: Sono Padani Quei Rapaci; be un bella differenza anche se goliardica e ci ripropone la Questione Romana. Il duello tra le due capitali questa volta è stato sedato con la festa organizzata a Roma con polenta, pajata e coda alla vaccinara, visti i due protagonisti: Bossi e Alemanno mostrarci il loro talento nel ingurgitare cibo in pubblico in piazza Montecitorio. Ma i romani nei circoli capitolini non ci stanno a questo ennesimo affronto e soprattutto non si sottraggono a queste minacce e ribadiscono: «I corrotti sono loro». E inoltre i quiriti romani nelle loro poche discussioni comprendono Bossi a causa della vicinanza delle nuove elezioni, ma incalzano: «A belli, quanno voi ancora vivevate nelle caverne, noi eravamo già froci!». A Nord è l'apparenza e la presunzione che conta, macchine blu con sirene sempre spianate e vetri oscurati, belle poltrone ministeriali, proprio come quella del giovane figlio (il trota) da novemila euro mensili, e gradevoli assistenti e si permettono di insinuare nuve strategie e compromessi, ma se sono vecchie e squallide quanto questo mondo. Nemmeno il pontefice Leone XII potè trovare e avviare una soluzione alla Questione Romana; adesso i signorotti vorrebbero riproporla con il loro alteriggio presentando un programma per la riqualificazione di Roma ladrona: un circuito di F1, che girerà intorno a San Pietro, così nella capitale si incotreranno nei paddock oltre che a Bernie Ecclestone, Maurizio Flammini (Manager del Gran Premio capitolino), anche papa Ratzinger, monsignor Fisichella e gli altri vescovi. Dovranno chiedere il permesso prima ad Andreotti e gli altri soci potenti che se la giocano a burraco e gym. La Lega ha comunque condiviso la legge per Roma capitale ma ancora non hanno capito cosa comporta. A Nord qualcuno comincia a chiedersi se, tra peculati, abusi d'ufficio e nepotismi, la Lega Nord non possa ormai contendere a Roma la palma di ladrona. Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso e leader della Liga Veneta, la più votata di tutto il Nord, ha detto esplicitamente: «Anche noi abbiamo una questione morale». Eh già, accusato di banda armata per le ronde verdi; dai soldi dell'ex banchiere di Lodi Fiorani al ministro Calderoli fino alle consulenze da avvocato del ministro Maroni, e giù in un disastro etico padano vario ed esteso, di cui il fondatore della liga veneta Franco Rocchetta, colloca l'inizio addirittura nel 1992. Alla commissione Bilancio della camera non siede più il topos del potere romano Paolo Cirino Pomicino, andreottiano, ma Giancarlo Giorgetti, bocconiano e bossia no . I nuovi vizi della Lega romanizzata fanno sorridere i cinici quiriti. Dunque la questione è in un certo senso ancora irrisolta, per non dire passata alla padania e suoi vizi, la vecchia Roma, non più stanca di come si chiede si domanda ancora che fine faranno i tanti buoni pressupposti se questa continua altalena porta ancora scompiglio e affanno tra le dirigenze del paese. Ognuno per conto suo vuole un paese sacrificale, per farne ancora i propri porci comodi, ognuno però ha i suoi scheletri negli armadi ed ancora si tende a chi votta a pretella e annascunn 'a manell'.
Mai si era scesi così in basso: in una gara al reciproco dileggio fatta con inedita violenza. Causa il declino, se non la scomparsa, dei valori etici.
Mai il giornalismo italiano era sceso così in basso. Un fiume di diffamazioni reciproche, di attacchi personali, di finte rivelazioni su peccati veri o presunti anche se risalenti a trenta o a cinquant'anni fa del tipo "sei stato un fascista", "hai scritto lodi di Mussolini". In questa gara al reciproco dileggio i giornalisti sembravano voler apparire più accaniti, più feroci dei loro mandanti proprietari. Il direttore del "Giornale", per dire, sembra impegnato in una gara con il proprietario di fatto Silvio Berlusconi a chi è più accanito nella diffamazione degli avversari politici. Che si tratti di un giornalismo suicida che vuole morire in mezzo ai miasmi e ai veleni che sprigiona lo capiscono tutti, anche nella parte di uno dei protagonisti del conflitto. Nicola Porro, vicedirettore del "Giornale", ha detto in televisione: il "Giornale" parte ogni mattino con due condizionamenti pesantissimi, uno di essere il giornale del padrone, l'altro di avere un direttore che appena sveglio pensa a quali argomenti trovare per aumentare il numero dei lettori. È una descrizione perfetta di ciò che non bisogna fare nel buon giornalismo. Il padrone che usa il giornale anche per i bassi affari, per i mediocri conflitti della lotta politica, e il direttore che cerca gli argomenti scandalosi che piacciono ai lettori non possono ignorare che così si fa del giornalismo giallo, non del buon giornalismo.
Il direttore editoriale del "Giornale" Vittorio Feltri non perde occasione per ricordare che con il suo modo di fare informazione ha diminuito i debiti e aumentato la vendita, ma ha fatto un giornale dichiaratamente fazioso, dichiaratamente punitivo degli avversari politici del suo padrone, un giornale che incute paura. Neppure negli anni della guerra fredda, dello scontro frontale con il comunismo staliniano si era arrivati a una simile violenza. Di De Gasperi, il leader democristiano, si scriveva al massimo che era un austriacante, un deputato di Trento al Parlamento viennese, di Togliatti che era l'uomo di Stalin, ma si rispettava la sua vita privata, la sua separazione dalla moglie, la sua relazione con la Iotti.
Allora io facevo un giornalismo di inchiesta che suscitava scandalo presso i conservatori, ma scrivendo della famiglia del re del cemento Pesenti non andavo più in là dal rivelare che in casa chiudeva il frigorifero con un lucchetto e si faceva pagare l'usura come dagli amici cui imprestava l'automobile. Ma si dice: Berlusconi è stato sottoposto dalla stampa di sinistra a una persecuzione inaudita, a migliaia di attacchi, a volte di calunnie. Sì, ma come risposta a una sua ostilità senza precedenti verso la democrazia italiana, verso la magistratura, ad una sovraesposizione dei suoi piaceri e dei suoi amorazzi. Ma c'è sempre una ragione più profonda. Questa durezza polemica, questo colpire l'avversario senza esclusione di colpi derivano anche dal cambiamento della società e dal declino, se non dalla scomparsa, dei valori etici. Nel mondo industrializzato dopo la seconda guerra mondiale valori come l'onore, la fedeltà, il buon nome, la rispettabilità si sono affievoliti sino a scomparire, sostituiti da un unico dominante valore: il denaro-potere, la ricchezza che ti mette al di sopra delle leggi e dei giudizi. Chi fa bancarotta non si toglie più la vita per la vergogna, i colpevoli dei fallimenti dolosi non si nascondono ma continuano a godere dei privilegi della ricchezza. In questo deserto degli antichi valori, in questa società dell'homo homini lupus non ci sono più limiti al generale massacro. (Giorgio Bocca)
Mi domando io ma ce li avrà oppure no i coglioni Obama? E allora fermiamo questa orda di repubblicani che massacrano il testamento di un premio Nobel, massacrano il diritto di un uomo a governare il proprio Paese in piena autonomia. Se è salito al potere un certo Obama ce ne sarà un motivo, lui tenta una politica bipatisan, molti la reputano un errore ma io sono sicuro che le capacità di un individuo e soprattutto di un Presidente vanno al di là di un semplice approccio di sinistra o di destra, un po come il nostro buon Napolitano. Un errore c'è ma è da reputare alquanto scontato, Obama nei suoi discorsi si è rivolto all'America intera, il suo grande carisma lo ha spinto a voler accontentare anche la minoranza del popolo, un Presidente deve rimanere imparziale, qualunque sia il prezzo da pagare, non si possono prendere le parti di alcune fasce e scontentarne delle altre, un errore che Roosevelt non ha mai commesso a costo di essere odiato, e Kennedy chiamò addirittura figli di puttana gli industriali dell'acciaio che avevano arbritariamente alzato i prezzi. Non dimentichiamo che Obama ha salvato la finanza Americana, proprio lo scorso 2008, ma la finanza ha scelto, stile Tea Party, che c'è di meglio dell'aiuto di Stato. Allora perchè questo presidente è stato così facilmente sconfitto? Sul New York Times di martedì Roger Cohen, uno dei più interessanti commentatori americani, descrive così Obama: “Tutta testa e poca emozione. Ma il voto è emozione”. “Soprattutto – aggiunge – la maggior parte degli elettori e la maggior parte di coloro che lo hanno votato (due anni fa), non saprebbero dire subito e con una battuta: su questo Obama è a favore, su questo Obama è contrario”. Si è diffusa poi la voce che Obama vive una vita sentimentale e familiare troppo felice per riuscire a farsi carico di un paese e del suo sogno: il sogno americano. Ques ta sconfitta è stata studiata, secondo il mio modesto parere, agli estremisti di destra si sono aggiunti anche quelli di sinistra soffocandolo, loro vogliono tutto di Wall Street, delle assicurazioni, delle condanne a morte e le fabbriche, insomma hanno avuto paura, ancora una volta, che il potere potesse essere tolto dalle mani dei ricchi. Per questo Obama ha subito una pesante sconfitta, ma non del tutto dato che il prossimo 2012 ci saranno nuovamente le primarie. Dunque un destino che sembra segnato questo di Obama, ma il suo carattere è molto più forte di una sconfitta, il Presidente americano ha dimostrato in più di una occasione di essere all'altezza della situazione e anche dell'opinione pubblica, con la riforma della Sanità, e come abbiamo già detto, con il salvataggio di Wall Street. Dunque Obama deve continuare per la sua strada che ormai si è fatta più fervida ora che gli elettori lo hanno abbandonato, deve ritrovare la passione e la mobilitazione che lo hanno reso tale nel 2008 evitandi scontri diretti e soprattutto manovre politiche interne che lo penalizzerebbero, per il resto resta sempre il nostro Presidente nero Barack Obama.
Anche nelle scuole andrebbe praticata una "attribuzione mobile", cambiando di autore (e di prospettiva) ogni volta, e leggere un "Fratelli Karamazov" di Nietzsche e una "Montagna incantata" di Flaubert.
Nel 2007 avevo recensito in questa Bustina "Come parlare di un libro senza averlo mai letto" di Pierre Bayard, ammettendo che, anche se provocatorio, il suo discorso raccontava quello che accade esattamente ad ogni persona colta, in grado di parlare di cose non lette, perché nessuno può umanamente aver letto tutto. L'anno dopo ritornavo su Bayard che intanto aveva pubblicato "Il caso del mastino dei Baskerville" dove, psicoanalizzando punti oscuri del testo di Arthur Conan Doyle, cercava di mostrare come un lettore avesse il diritto di ritenere significative molte ambiguità o reticenze (come fanno del resto gli psicoanalisti) e di concluderne che Sherlock Holmes si era sbagliato nel risolvere il mistero. Questo secondo libro era, secondo me, meno persuasivo del primo, ma certamente ugualmente gustoso.
Ma Bayard non demorde e - dopo un altro libretto su come migliorare le opere mal riuscite - ci offre ora questo "Et si les oeuvres changeaient d'auteur?" (Parigi, Minuit). È evidente che il libro è in debito con Borges, il quale aveva immaginato la storia di Pierre Menard che aveva riscritto il "Don Chisciotte" tale e quale lo aveva scritto Cervantes, salvo che letto come opera di un contemporaneo, quel libro acquistava tutt'altro significato. Non sempre il gioco riesce, perché Borges aveva anche proposto di leggere la "Imitazione di Cristo" come se fosse stata scritta da Céline, e io una volta ci avevo provato, rilevando che per una decina di righe la cosa poteva funzionare, ma alla fine la faccenda s'inceppava. Ora Bayard oscilla tra varie opzioni. Da un lato si occupa della creazione di autori immaginari che probabilmente non sono quelli veri (tipico il caso di Shakespeare che forse non era Shakespeare ma, suggerisco io, soltanto un signore che si faceva chiamare Shakespeare: però è ovvio che, chiunque fosse, noi abbiano oggi l'immagine di un autore che è quello che ha scritto le opere di Shakespeare e il resto è pettegolezzo erudito).
Il secondo problema è quello di autori che si sono creati mediante pseudonimo un doppio, ed è interessante l'analisi di un Boris Vian che si fa passare non solo per un altro, ma per un americano (Vernon Sullivan) e crea così un doppio cambiamento di prospettiva. Peccato che Bayard non consideri il caso Pessoa coi suoi pseudonimi ed eteronimi. Il terzo caso è quello dei plagi per anticipazione, e gustosissimo è il capitolo riservato a Lewis Carroll come autore profondamente influenzato dai surrealisti e da Joyce; procedimento che diventa correttissimo se si ribalta la prospettiva e ci si domanda se e quanto i surrealisti e Joyce siano stati influenzati da Carroll (ma ammetto che così diventa meno divertente). Vediamo ora i capitoli dedicati al cambio completo di autore e addirittura di arte (come quando Bayard considera "L'urlo", quello di Munch, come opera musicale di Schumann). Sin dall'inizio Bayard discute con molta serietà una ipotesi già avanzata da Samuel Butler, e cioè come si possa rileggere la "Odissea" pensando che sia stata scritta da una donna (e pensate al ruolo che le donne vi hanno, mentre certamente la "Iliade" è storia alquanto maschilista). Così siamo invitati a rileggere "Lo straniero" di Camus come se fosse di Kafka, "Via col vento" come dovuto a Tolstoi e (esercizio raffinatissimo) i "Sette pilastri della saggezza" di D. H. Lawrence, rispetto a "L'amante di Lady Chatterley" di T. E. Lawrence. Appassionante "L'incrociatore Potemkin" come film di Hitchcock, ma il pezzo di bravura più riuscito di tutto questo libretto è "L'etica" di Spinoza attribuito a Freud.
Io, or sono cinquant'anni, mi ero divertito a rileggere i "Promessi sposi" come se fosse di Joyce, ma l'avevo fatto per parodiare alcune tendenze della critica americana di quei tempi, intesa a trovare simboli e allusioni ultraviolette dappertutto. Il mio esercizio non mirava a capire meglio né Manzoni né Joyce, anzi, stravolgeva entrambi. Invece Bayard seriamente ritiene che questi cambi di prospettiva aiutino a vedere le opere sotto punti di vista sorprendenti e fecondi. (di Umberto Eco)
Trenitalia e Alitalia sono le due compagnie bandiera italiane, grandissimi investimenti e pochi risultati, sono le due compagnie più care del paese e anche le meno efficienti d'Europa; solamente le ferrovie dello Stato sono finanziate sei miliardi di euro di denaro pubblico all'anno allo scopo di continuare a torturare i pendolari. Per non parlare poi del progetto Tav che ha sctenato una vera e propria rivoluzione, questo progetto prevede un collegamento tra Torino e Lione per permettere il passaggio di merci tra l'Italia e la Francia che altrimenti estrometterebbe il Piemonte dal commercio europeo. Ma il traffico di merci, osservando i grafici è decisamente scarso e addirittura in calo, ma questo non è tutto, questa linea costerebbe allo stato la esorbitante cifra di circa 20 mld di euro, è un debito che andrebbero a pagare addirittura i nostri nipoti. Pensate che la manovra finanziaria di Prodi raggiungeva una cifra molto inferiore. Questo è il sito dove ogni giorno si combatte una guerra per il NO TAV: No TAV Torino Questi progetti faraonici indeboliscono ulteriromente le casse dello Stato riducendoci sempre più ad un popolo di migratori, dovrebbero invece tagliare questi sprechi e permettere ad altri investitori di prendere il controllo, ne gioverebbe l'economia e il governo. L'Alitalia poi con le sue Cordate ha messo in ginocchio tutti piani regolatori per permettere la sua sopravvivenza. Ricordiamo l'ultima vicenda in cui si sperava in un aiuto di AirFrance che non è mai arrivato. Una notizia fresca fresca risale agli ultimi giorni, l'ex-presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, è stato multato di 400.000 euro dalla Consob per aver falsamente accreditato l'esistenza di una cordata di imprenditori per rilevare la compagnia aerea Alitalia. Confermato l'ennesimo discredito sulle massime istituzioni del nostro Paese. Le perdite però sono state dimezzate nell'ultimo anno il 2010 è costato 160 mln di euro. Ma oltre alle spese, agli ivestimenti dobbiamo tener conto che molti dei nostri soldi vanno nelle tasche di giovani autisti promossi manager, ex fidanzate ed ex segretarie promosse a posti di dirigenza, galoppini elettorali e parenti falliti premiati con consulenze e stipendi faraonici. Sono questi i veri scandali della casta, non le auto blu o i progetti falliti, oppure le indennità degli assessori comunali. Questa grande industria dei fannulloni dove si scambiano merci troppo care per noi semplici cittadini e destinata al fallimento. Il fallimento di una scommessa, un diritto inesistente, un falso inequivocabile, quindi molto prevedibile, noi non saremo complici di questo complotto meschino avremo ancora tutte le capacità e la caparbietà di opporci a questo squallido sistema.
Oggi in Italia si contano circa 230 mila cavalieri, ormai è diventata una folle corsa verso la proclamazione a Cavaliere di Gran Croce tanto che Napolitano ha dovuto metterci un freno ed è scoppiata la polemica, tutti vogliono portare la loro croce. Lo trova odioso anche il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, le cosiddette onoreficenze facili. Dunque l'ennesimo taglio di Napolitano, questa volta inferto alla pletora dei cavalieri, ufficiali, commendatori, grandi ufficiali e cavalieri di gran croce: i cinque gradi in cui è distinto l'Ordine al merito della Repubblica. Napolitano: «E' giusto che le istituzioni ricompensino le benemerenze acquisite verso la Nazione», parole sante. Fra i riconoscimenti che Napolitano ha conferito con più orgoglio quest'anno è il titolo di grand'ufficiale per Rosa Oliva, che ricorrendo in via giudiziaria contro l'esclusione della nomina a prefetto nel 1960 ha aperto alle donne le porte di una carriera negli uffici pubblici. Molti professionisti inseguono questo riconoscimento fino a farsene una malattia, le lettere che arrivano al Colle sono almeno il doppio di quelle onoreficenze poi assegnate. E in molti casi si tratta di autopromozioni, intere categorie pressano per ottenere riconoscimenti ad hoc. Era giunta l'ora ti stringere la cinghia per Napolitano, ed ecco la direttiva che ridimensiona il pacchetto di proposte all'ordine al merito di competenza della Presidenza del Consiglio. Ed ecco anche la decisione, da parte del Presidente della Repubblica, di ridurre le onoreficenze assegnate motu proprio: sarebbero un quidicesimo e Napolitano è rimasto ben sotto la soglia con 199 concesse al di sotto delle 400 consentite. Dunque anche le Regioni hanno istituito una forma di onoreficenza per i cittadini meritevoli, un gran passo avanti verso una autonomia. Chi merita davvero una croce sul petto sarà sicuramente cavaliere benemerito e come tale avrà tutto il dovere di far rispettare il valore acquisito grazie anche alla sua grande dedizione alla Repubblica, un valore che non ha scadenza ma che anzi si rinnova di anno in anno. Un giorno quando sarò Cavaliere di Gran Croce sarete informati tramite i miei Blog, per ora accontentiamoci di una nomina a commentatori. Tra i benemeriti del lavoro troviamo il patron della mozzarella Sebastiano Pitruzzello che vuole addirittura farsi ereggere una statua nel suo paese, e chi la negherà mai ad un cavaliere? Ricordate l'emozione della nomina di Roberto Benigni, ebbene quest'uomo ha davvero saputo tenere alto il nome dello Stato e del popolo, ha saputo comunicare i veri valori, con tutte le sue pellicole, di un paese che lo incorona cavaliere, chi più meritato di lui, e poi se Benigni è riuscito ad avere una tale onoreficenza perché non noi, ci stò quasi mettendo il pensiero. Un comico che ha fatto della cultura, della risata una forma di religione, della tragedia e della rovina una vera speranza. «Cavaliere si nasce ed io lo nacqui».
Mobilitazione per Sakineh Ashtiani, silenzio per Teresa Lewis. Ma se i nostri pensieri non fossero torbidi dovremmo dire che non si deve ammazzare nessuno, neppure in modo indolore.
Da pochi giorni, in Virginia, Teresa Lewis è stata uccisa con una iniezione letale, e nessuno è andato in prigione perché questa signora era stata legittimamente condannata a morte. Aveva tentato di ammazzare marito e figlio adottivo, e lo aveva fatto senza permesso. Coloro che l'hanno uccisa lo hanno invece fatto col consenso delle autorità. Per cui bisognerebbe riformulare il quinto comandamento come "Non ammazzare senza permesso". In fondo da secoli benediciamo le bandiere dei soldati che, inviati alla guerra, hanno licenza di uccidere, come James Bond.
Ora pare che Ahmadinejad, il quale sta per far lapidare una donna (se non l'avrà già fatto quando leggerete questa bustina) abbia reagito agli appelli, arrivati dall'Occidente, dicendo: "Vi lamentate perché noi vogliamo ammazzare legalmente una donna iraniana, mentre ammazzate legalmente una donna americana"? Naturalmente gli è stato obiettato che la donna americana aveva cercato di uccidere suo marito, mentre l'iraniana lo ha solo cornificato. E che l'americana è stata uccisa in modo indolore, mentre l'iraniana sarebbe uccisa in modo dolorosissimo. Però una risposta del genere verrebbe a sottintendere due cose: che è giusto ammazzare un'assassina mentre per un'adultera basterebbe una separazione legale senza alimenti; e che si può ammazzare secondo la legge purché in modo poco doloroso. Mentre quello che si dovrebbe invece sostenere, se i nostri pensieri non fossero torbidi, è che non si deve ammazzare neppure un'assassina, e non si deve ammazzare neppure per legge e neppure se l'esecuzione è poco dolorosa, persino se avvenisse iniettando una droga che procura uno sballo delizioso. Come reagire se paesi poco democratici chiedono a noi cittadini di paesi democratici di non occuparci delle pene di morte loro visto che abbiamo le pene di morte nostre?
La situazione è molto imbarazzante e mi piacerebbe anzi sapere se il numero degli occidentali, tra cui addirittura una first lady francese, che hanno protestato contro la pena di morte iraniana hanno anche protestato contro la pena di morte americana. A naso direi di no, perché di condanne a morte negli Stati Uniti, per non dire della Cina, ce ne sono moltissime e ci abbiamo fatto il callo, mentre è naturale che l'idea di una donna massacrata a colpi di pietra faccia più effetto. Mi rendo conto che quando mi hanno chiesto di dare una firma per impedire la lapidazione dell'iraniana l'ho subito fatto, ma mi era sfuggito che nel frattempo stavano ammazzando una virginiana.
Avremmo ugualmente protestato se la donna iraniana fosse stata condannata a una pacifica iniezione letale? Ci indigniamo per la lapidazione o per la morte inflitta a chi non ha violato il quinto bensì solo il sesto comandamento? Non so, è che le nostre reazioni sono sovente istintive e irrazionali. In agosto era apparso su Internet un sito dove si insegnavano vari modi per cucinare un gatto. Scherzo o cosa seria che fosse, tutti gli animalisti del mondo erano insorti. Io sono un devoto del gatto (uno dei pochi esseri viventi che non si lascia sfruttare dal proprio padrone ma al contrario lo sfrutta con cinismo olimpico, e la cui affezione alla casa prefigura una forma di patriottismo) e pertanto rifuggirei con orrore da uno stufato di gatto. Però trovo egualmente grazioso, anche se forse meno intelligente, il coniglio, eppure lo mangio senza riserve mentali. Mi scandalizzo vedendo le case cinesi dove i cani girano in libertà, magari giocando coi bambini, e tutti sanno che saranno mangiati a fine anno, ma nelle nostre fattorie si aggirano i maiali, che mi dicono siano animali intelligentissimi, e nessuno si preoccupa che ne debbano nascere prosciutti. Che cosa ci induce a giudicare certi animali immangiabili, altri protetti da una loro caratteristica quasi antropomorfa, e altri mangiabilissimi, come i vitellini di latte e gli agnellini che pure da vivi ci ispirano tanta tenerezza?
Siamo veramente (noi) animali stranissimi, capaci di grandi amori e spaventosi cinismi, pronti a proteggere un pesciolino rosso e a far bollire viva un'aragosta, a schiacciare senza rimorsi un millepiedi ma a giudicare barbara l'uccisione di una farfalla. Così usiamo due pesi e due misure per due condanne a morte, ovvero ci scandalizziamo per una e facciamo finta di non sapere dell'altra. Certe volte si è tentati di dar ragione a Cioran, e ritenere che la creazione, sfuggita dalle mani di Dio, sia dipesa da un Demiurgo maldestro e pasticcione, forse un poco alcolizzato, che si era messo al lavoro con idee molto confuse. (Umberto Eco)
Il nostro Guardasigilli è uno dei figli di buona donna più popolari della nostra rete, del Governo e dell'itera nazione, la sua popolarità nei social e su Twitter e nel sito di Angelino Alfano non è delle più affluenti eppure i suoi discorsi, i suoi interventi sono sepre molto accesi, vivaci e sentiti. La sua è una vera regola, quella del fare, come vorrebbe davvero il Presidente Berlusconi. «La Costituzione ci impone di collaborare, pena la paralisi del sistema e l'inefficienza resa al cittadino». Il suo lavoro oggi è di grande iportanza, le questioni che affronta ogni giorno sono vitali: Mafie, Province, Politica, Giustizia, Istituzioni, Lodo. E parliamo proprio di questo benedetto Lodo Alfano, il vero nocciolo della questione che da mesi irrompe nelle nostre vite dedite al rispetto della Legge. Vorrei essere molto chiaro a me questo Lodo non piace affatto, il Processo Breve garantirebbe un tempo minore per giudicare un reato, ma garantirebbe però anche una via di fuga ulteriore al latitante. Con l'estinzione del reato si formeranno nuovi gruppi di criminalità che centreranno i loro sporchi traffici proprio su questo disegno di legge. Il Lodo: «Rafforzerà le autonomie della Magistratura», «Decideranno i cittadini, non Bersani», «La commissione valuti con ponderazione, una riflessione sulla reiterabilità è di buon senso», «Nessuna marcia indietro, solo buon senso», sono queste le varie affermazioni del Ministro a proposito. C'è da precisare che ci sono ancora forti dubbi sull'attuazione del Lodo, lo stesso Napolitano dichiara: «Irragionevole, riduce l'indipendenza». E credo che al Presidente non si smentisce nulla anzi dobbiamo prendere bene in considerazione le sue parole per avere una visione più chiara dell'argomento in questione; non mi va giù il fatto che criminali, assassini, spacciatori, stupratori possano beneficiare di questo processo breve per eludere ed evadere la Legge. Posso allora ben capire che le alte cariche dello Stato abbiano bisogno di una immuntà, dato anche il fatto delle tante pene ancora pendenti a loro carico ma farne beneficiare anche comuni criminali è troppo. Di seguito vi riporto una intervista al Guardasigilli fonte Corriere della Sera, vi auguro un buon proseguimento di lettura:
L'intervista - Il ministro: combatteremo con tutte le forze l'idea di un esecutivo tecnico
Alfano: giustizia prova del fuoco
La riforma avrà il sì dei finiani
«Questo governo è politico, solo a Berlusconi riconosciamo la leadership»
ROMA - Ieri non è stata una giornata qualunque per il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Allora ministro questa riforma si fa o non si fa? Sono quattordici anni che se ne parla...
«La riforma costituzionale della giustizia, rappresenta con gli altri quattro punti programmatici, la rotta e, al tempo stesso, la prova del fuoco per la coalizione».
In pratica cosa avverrà?
«L'ha detto Berlusconi: cinque punti in cinque consigli dei ministri. Il primo, il federalismo fiscale è già stato approvato».
La giustizia quando, se non venerdì prossimo, il 22 ottobre?
«Entro il quinto consiglio. Dobbiamo scriverla bene, perché è l'unico punto del programma che tocca la Costituzione. Una settimana in piùo in meno, dopo quattordici anni, non è un problema. Ma il governo Berlusconi sarà il primo a consegnarla al Parlamento, nero su bianco, dopo tanti convegni, seminari ed interviste».
Fini su questa riforma avrebbe minacciato addirittura l'appoggio esterno...
«Si tratta di retroscena. Credo che sia un buon metodo non affidarsi a quello che sostengono i retroscena, ma alle dichiarazioni ufficiali. Stiamo a quelle: i finiani sono in Fli e al tempo stesso a sostegno del governo, eletti con il nostro stesso simbolo "Berlusconi presidente"».
I futuristi in ogni caso attendono con ansia i testi, le bozze della riforma, quando gliele darete?
«Siamo in dirittura di arrivo».
Ma se alla fine dicessero di no?
«Sono convinto che Fini e i suoi la voteranno e la riforma passerà».
Quando lei è salito al Colle, mercoledì scorso, con il capo dello Stato come è andata?
«Il presidente della Repubblica ascolta sempre con attenzione ed è un riferimento di saggezza. Il nostro punto di forza è che abbiamo sempre propugnato queste idee. Ormai siamo a metà legislatura e abbiamo un tempo congruo davanti, per l'approvazione delle quattro letture conformi, necessarie per la modifica costituzionale. In ogni caso la riforma non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura. Noi vogliamo l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, cioè della magistratura nel suo insieme».
Ma Berlusconi ha accusato i magistrati di essere un'associazione sovversiva, come si fa a fare una riforma con questo clima?
«Noi non intendiamo riformare i magistrati ma intendiamo riformare la giustizia e garantire il suo buon funzionamento».
Adesso poi c'è l'invito a comparire nei confronti di Berlusconi della Procura di Roma: condizionerà i vostri piani?
«Nulla cambia rispetto al percorso parlamentare già previsto e che ha avuto un compimento con una larga fiducia parlamentare ottenuta dal presidente del Consiglio a fine settembre».
Prima della sentenza della Consulta, modificherete la legge sul legittimo impedimento, per evitare che lo «scudo» attuale si possa dissolvere con la sentenza?
«No, noi non stiamo lavorando a modifiche al legittimo impedimento e abbiamo fiducia nella Corte».
E il processo breve che fine farà?
«Per ora stiamo lavorando alla riforma costituzionale».
Altro punto dolente per il presidente della Camera, la legge elettorale. Fini ha cercato di agire sul doppio piano: politico (riforma del porcellum) e istituzionale (contro il Senato che sta già esaminando le proposte di modifica)...
«La riforma elettorale può servire a meglio rappresentare il popolo e a far funzionare meglio le istituzioni democratiche: se viene agitata come una clava contro il governo non si può chiedere al governo di acconsentire».
Si invoca un governo tecnico per cambiare legge elettorale...
«Noi combatteremo con tutte le nostre forze il tentativo di rendere irrilevante il parere del popolo e di rimettere in mano ai partiti la scelta del governo, andando a votare senza sapere quali saranno le alleanze e chi sarà il presidente del Consiglio, allentando il bipolarismo. E poi c'è un'aperta contraddizione: non si può affidare ad un governo tecnico la scelta più politica che ci sia, cioè la legge elettorale».
E se nonostante tutto, ci fossero i numeri in Parlamento, per il governo tecnico?
«Vorrei proprio vederli questi numeri! Un conto sono le chiacchiere e altra èla realtàComunque, non sarebbe una bella scena veder nascere un governo di chi ha perso le elezioni con l'aggiunta di qualche transfuga, per riscrivere fondamentali regole del gioco, patrimonio di tutti».
C'è chi sostiene che il governo tecnico c'è già. Ed è rappresentato da Tremonti. Lei che ne pensa?
«Il governo Berlusconi èun governo politico e Tremonti si occupa insieme al presidente del Consiglio della politica economica che viene fatta con i numeri dell'economia che entrambi conoscono. I governi sono di chi vince e Berlusconi oltre ai voti ha un carisma riconosciuto e una straordinaria capacitàdi fare il capitano della sua squadra: noi tutti riconosciamo questa leadership solo a lui».
Berlusconi ha detto che il governo fin qui ha fatto bene, e che il problema è il Pdl, cioè per il partito ci vuole un coordinatore unico?
«Berlusconi si riferiva alla logorante polemica interna al pdl che poi ha portato alla nascita di Fli, i coordinatori devono andare avanti e già mercoledì si svolgerà un ufficio di presidenza cherilancerà il partito su tutto territorio».
Nuove minacce di morte le sono giunte da parte della mafia...
«Me ne arrivano con grande frequenza, ma la lotta alla mafia è un credo quasi ideologico del mio agire politico. Tra breve presenterò un rapporto pubblico sullo stato di attuazione del 41 bis e sulle sue modalità applicative, perché serva da esempio ai giovani vedere come lo Stato è vincente e i boss perdenti e al carcere duro».
Maria Antonietta Calabrò
17 ottobre 2010
Corriere della Sera
Gli sono giunte centinaia di attestazioni di solidarietà quando si è saputo di due nuove minacce di morte da parte della mafia a causa del regime del 41 bis. Ma Alfano va avanti per la sua strada sulla lotta alla mafia e insieme sulla riforma della giustizia.
Gli italiani emergono nei momenti difficili. Però nei giorni di pace e abbondanza mostrano differenze abissali. E non sai dire se gli toccheranno tempi felici o nuove sventure.
Chi sono gli italiani? Esistono gli italiani come nazione diversa dalle altre, riconoscibile fra le altre per i suoi difetti e le sue virtù? A volte la conferma della loro esistenza è di un'evidenza lampante. Basta, per dire, passare il confine fra il Trentino e l'Alto Adige per capire che si è in mondi diversi, fra popoli diversi per lingua, costumi, senso geometrico del paesaggio, disegno dei campi, dei boschi, dei campanili, delle case, delle stufe, dei prosciutti, dei Cristi in croce, dei tabernacoli, del pane, di tutto. E se non sai di preciso che sono gli italiani come puoi rispondere sul loro futuro, predire le loro sorti sociali e politiche? Tu sei uno di quelli che credono nella vitalità, nel futuro, nella salvezza degli italiani. Ma perché ci credi? Per un forte senso di appartenenza, di solidarietà, di affinità? O per qualcosa di più generico e indefinibile come "lo stellone", la protezione divina accordata a questo popolo nel bene come nel male, nella buona come nella avversa fortuna?
Hai dato a questa rubrica di giornale il titolo "L'Antitaliano", per dire l'italiano diverso da quello che il nazista Goebbels chiamava con disprezzo "un popolo di camerieri e di zingari", o Lamartine "un'espressione geografica", o Mussolini "un popolo che è inutile governare". Milioni di persone della stessa lingua, per cui "il sì suona" ma incapaci, messi assieme, di diventare società, Stato. E poi nelle tue recenti memorie passano gli italiani opposti, i montanari, i contadini, gli umili che durante la guerra stavano con te partigiano, anche se sapevano che le loro case sarebbero state incendiate e loro uccisi o deportati. Chi sono gli italiani? Quelli che hai conosciuto e stimato per gli imperativi etici, i Bobbio, i Gobetti, i Foa, quelli che scrivevano le lettere dei condannati a morte, e i montanari come il taglialegna Marella, che ti offriva il suo vino mentre la sua casa bruciava e diceva: "Un errore i nazisti lo fanno sempre, mi hanno bruciato la casa, mi hanno rubato le bestie, adesso non mi resta che combatterli fino alla fine".
Dicono, ed è vero, che gli italiani danno il meglio di sé nei giorni difficili. Danno, ad essere più esatti, quello che non ti aspetti, dati i loro usi e costumi abituali . Per cui, come per improvviso miracolo, lo stesso che era pronto a ucciderti, a venderti per un interesse banale in difesa della "roba", di una gallina, di un frutto ora è pronto a perdere tutto, la vita compresa, contro l'occupante. E più erano italiani umili, poveri, abbandonati, più erano generosi, più si privavano del poco che avevano per aiutarti, durante i rastrellamenti ti ospitavano nonostante le minacce di fucilazione.
In questa nazione che chiamano italiana, in questo popolo che abita la Penisola "ch'Appennin parte, e 'l mar circonda et l'Alpe" ci sono, specie nei giorni di pace e di abbondanza, differenze abissali, caricaturali tra gli italiani. I faccendieri amici dei politici al potere, i cortigiani dei ducetti di turno, gli amministratori della furbizia e dell'inganno che appaiono in televisione e sui giornali con il loro seguito di escort e di profilattici, nelle loro ville comprate con i soldi dello Stato, fra i loro legulei pronti a tutto, fra i faccendieri nati per frodare, che potrebbero fare professioni oneste ma sono attratti irresistibilmente dalle truffe e dai lenocini, insomma la scoperta che il peccato originale e il demonio non sono un'invenzione dei preti, ma la realtà incancellabile del mondo.
E se allora qualcuno ti chiede che ne sarà degli italiani, se li aspettano tempi felici o nuove sventure non sai bene cosa rispondere, ti rivolgi anche tu allo stellone che dovrebbe proteggerci. Ma perché poi? (Giorgio Bocca)
Benvenuti nel mio Blog, sono napoletano e credo nei valori, lo spirito che oggi ci accomuna rivive grazie alle innumerevoli testimonianze, dunque anche la vostra, sono cosciente di quanto possa essere importante oggi la comunicazione, io credo che sia alla base di tutto, è il frutto sano di una società sana, vi saluto affettuosamente. «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.» (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino)
Ultimi commenti