Non è ancora tempo di adii per il nostro amico Lucio, oggi 4 marzo il poeta cantautore che ha fatto sognare un popolo intero compie 69 anni. La morte è sopraggiunta durante l'ultimo concerto che teneva in Svizzera, a Montreux, in una stanza d'albergo. Sono diapiaciuto, Dalla era uno dei miei autori preferiti, la sua lirica era ed è pura poesia e poi c'era la sua classe, la sua ironia, che faceva balzare tutti dal proprio stazio. Durante questi giorno ho ascoltato molti brani del cantautore e devo dirvi che ho apprezzato ogni sua singola nota, Dalla era un'uomo ricco e generoso, molti gli sono riconoscenti per i tanti gesti di umana comprensione che faceva quotidianamente. Un vero artista si riconosce proprio in questo, dalla sua sensibilità e lui non si è mai tirato indietro. Voglio ricordarlo anche io, voglio fare le mie condoglianze a tutto il popolo bolognese, città dove lui era nato. Non aggiungo altro, Lucio Dalla è un mito.
Diventato anagraficamente cittadino puteolano mi sento il dovere di far sapere, al mondo intero, quanto questo posto sia speciale. Stamane in autobus ho incrociato gli sguardi di tante persone: talmente comuni, talmente originali, erano persone di altri tempi, sempre col sorriso, il bus non era il mio dunque per il breve tragitto ho avuto poco da meditare, ma ho fatto in tempo a stamparmi nella mente alcuni dei loro volti. Si dice che il tempo non passi per chi ha nel cuore la gioa di vivere e questi puteolani la conservano egregiamente. Quando scendi in centro incotrerai sempre un'anima che si da da fare, pesca o sguazza fa lo stesso! E' il posto ideale dove mollare l'ancora e tuffarti nei ricordi e nel passato. Si fondono freneticamente mito e leggenda. Credo che lo spettacolo da queste parti fosse assicurato, l'anfiteatro Flavio, dove si esibivano i Gladiatori con le belve feroci è uno dei più grandi d'Italia. Dovete sapere che io non sono affatto un superficiale, l'unica mia debolezza è la poltrona (che non ho) (più) e la Storia del Bel Paese. Da quando sono approdato su queste rive, a Pozzuoli, mi sono fatto già gran parte dei suoi vicoli, non sono un turista ma come fai a non esserlo (per sempre)? Diciamo pure che camminare a piedi fa bene alla salute e allunga la vita. E se è per questo mi sono fatto a piedi, Ischia, Capri (Procida no), e Napoli nella sua interezza e già che ci siamo aggiungiamoci Amalfi, Sorrento e Positano. Pozzuoli è stato il porto principale dell'Impero Romano e dunque mi sono concesso anche qualche imbarco per le sue isole (mai da clandestino ve lo assicuro). Che dire questa terra è generosa assaje, ma pochi però a mio malgrado sanno sfruttarla realmente. Se leggete su Wikipedia è una zona bagnata da due laghi: lago d'Averno e lago Lucrino, tutta zona vulcanica quindi badate bene, in più c'è la Solfatara e Cumaaaa. Non voglio annoiarvi perciò andate pure a leggere la Storia con la S maiuscola di questi luoghi.
Pozzuoli rappresenta molto per me, ho vissuto trent'anni a Napoli, di più e non di meno, ma da quando sono entrato nella cittadina mi sono immerso nella sua natura, nelle sue infinite sponde. Vorrei abbandonarmi ad essa ma dimoro precariemente ancora con mammà. Ma mi sono bagnato già in diverse sue acque (spiagge) e ho paura che me le farò tutte anche quelle. Se un giorno dovessi diventare ispettore della Guardia Forestale allora sì che piangerei come un bambino per farmi trasferire nella casema più vicina e ce n'è proprio una qui nei paraggi. Non ci facciamo mancare mai un buon pranzo di pesce, nel porto di Pozzuoli troverai sempre, tutte le mattine, chi te lo porta fino e sotto il naso. Dico questo perché ho paura che non vivrei senza, come si fa a dire di no ad un cefalo, ad una triglia, ad un dentice, devi essere solo un pappagallo. lo sviluppo di un territorio deve cominciare laddove ci sono persone che sanno realmente apprezzarlo e valutarlo, intendo coloro che sanno dove buttare la rete, abboccheranno miriadi di pesci piccoli ma sicuramente anche uno talmente grosso da far perdere la testa a Sofia Loren. E dunque da li che comincia lo sviluppo di un territorio, quando si ha finalmente a che fare con qualcosa di enorme, come il pesce del pescatore nella foto sotto, e io vorrei farne parte, partecipare allo sviluppo di questa territorio o tantomeno alla sua tutela. Io e il mio cane da Pozzuoli vi salutiamo.
Domani 16 dicembre appuntamento in Cattedrale alle ore 18.30 per la Solenne Veglia di chiusura dell’Anno Giubilare, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe. Nel corso della celebrazione l’Arcivescovo consegnerà ad alcuni rappresentanti della comunità civile e religiosa la Lettera pastorale alla chiesa e alla città di Napoli «Per amore del mio popolo» perché si continui a diffondere lo spirito di novità del Giubileo. Subito dopo il Cardinale aprirà la Porta della Cattedrale ad indicare la volontà della Chiesa di andare incontro ai bisogni e alle necessità della gente. Successivamente, dopo il video-messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, accenderà il braciere posto sul sagrato del Duomo e consegnerà ad alcuni maratoneti la fiaccola che attraverserà la città sino a Piazza del Plebiscito. Il popolo si ritroverà con l’Arcivescovo a Piazza Carità alle ore 20.30 dove inizierà la fiaccolata che raggiungerà Piazza del Plebiscito per la festa conclusiva. Lungo il percorso verranno accessi da autorevoli testimoni della carità sette bracieri a ricordo delle sette opere di misericordia che hanno scandito le tappe del percorso giubilare. In Piazza, sotto la direzione artistica di Nunzio Areni e l’allestimento di Alfredo Giacometti, si avvicenderanno la “Grande Orchestra per il Giubileo di Napoli” diretta dal maestro Gennaro Cappabianca, il “Coro delle voci bianche” del Teatro di San Carlo diretto da Stefania Rinaldi, “Campania arte danza”, diretta da Annamaria Di Maio, l’attore Enzo De Caro e l’attrice-cantante Lina Sastri e i campioni azzurri del Napoli “europeo” Edinson Cavani e Morgan De Sanctis. Il Cardinale Crescenzio Sepe concluderà la festa con un “Messaggio di Speranza” alla città e alla Chiesa di Napoli perché lo spirito del Giubileo continui nella concretezza delle opere inaugurate e presentate nel corso dell’anno.
Solo per i lettori del mio blog la Lettera pastorale «Per amore del mio popolo» Firmata del Cardinale Sepe sotto la dicitura: ‘A Maronna c’accumpagna! Scarica Letterapastorale_Giubileo_2011
Solenne Veglia di chiusura del Giubileo Apertura della Porta della Cattedrale Video-messaggio di Papa Benedetto XVI Domani 16 dicembre Duomo di Napoli ore 18.30
Festa conclusiva con musiche, danze, canti, voci e i campioni azzurri del Napoli Cavani e De Sanctis Messaggio conclusivo dell’Arcivescovo Domani 16 dicembre Piazza del Plebiscito ore 21.00
La vita è una condizione palpabile, il maestro, il guru della tecnologia ci ha lasciati, ma non a mani vuote. La sua autorità (eredità) si è sentita nei cieli dell'Olimpo, non parliamo di ricchezza ma bensì di eleganza, non parliamo di emblemi ma di gratitudine.. di comunicazione. Un un'intero globo terrestre tiene stretto fra le mani un simbolo, la voce di un caro amico, un pensiero palpabile legato alla necessità di sentirsi vicino in un vero e ineluttabile destino. Questo avviene grazie alla comunicazione resa possibile, autentica e incondizionata dalla professione e dalla caparbietà di un solo uomo. Ha trasformato la vita, il messaggio di un'uomo in una lucida, nuova concezione della realtà. Il fondatore della Apple Inc ha saputo guardare oltre e nello stesso tempo realizzare un sogno, ha fondato e generato una nuova era di telecomunicazioni. Con le stesse mani potremo benedire tutto questo ben di Dio, questi ogetti del desiderio. L'uso che ognuno di noi farà di queste tecnologie sarà legato al suo nome, al suo ricordo. Dunque ha segnato l'esistenza del genere umano e scritto su tavolette elettroniche i nuovi codici, le nuove leggi della conoscenza e per questo io lo ringrazio.
E tutto questo grazie a Steve Jobs.
Life is a palpable condition, the teacher, the guru of technology has left us, but not empty-handed. His authority (inheritance) was felt in heaven Olympus, do not speak of wealth but ofelegance, but do not talk of emblems of gratitude .. of communication. One takes an entireglobe tightly in his hands a symbol, the voice of a dear friend, a palpable thought linked to the need to feel closer to a true and inescapable destiny. This is made possible through communication, genuine and unconditional from the profession and the stubbornness of one man. He has transformed the lives, the message of A man in a shiny, new conception of reality. The founder of Apple Inc has been able to look beyond and at the same timerealize a dream, he founded and created a new Era of telecommunications. With the same hands that we can bless all good things, this object of desire. Use each of us will makethese technologies will be linked to his name, to his memory. So marked the existence of mankind and written about electronic tablets new codes, new laws of knowledge and for that I thank him.
In febbre sicula oggi riposano le spoglie dei caduti, cavalieri, soldati, guerrieri. Martiri di quale atroce destino? Un degno sguardo rivolto all'orizzonte credo che sia dovuto, ma non per la stima o la gratitudine che offro a tali personaggi ma per lo spirito che si libera da una sincera osservazione e cioè che tutti siamo parte di un sistema, di un complotto, che sia esso bello o brutto, ci sentiamo tutti complici dinanzi alla cruda realtà. Sicuramente qualcuno dirà che sono dei mascalzoni, dei fetenti e appunto dico che proprio questo atteggiamento univoco ha indotto a tali sofferenze, dunque che Dio me ne scanzi se non facciamo parte tutti di questa storia terribile. Tolleranza zero, è vero, per questi crudeli e meschini individui. Anni di governo buttati in un cesso, per far posto a cosa? Ad una successione di episodi ed eventi sgradevoli, come la declassazione, lo spread e il debito pubblico. Cadono giù come i giganti dall'Olimpo, oppure sono semplicemente vittime di un complotto, del nostro sistema infallibile e così hanno fatto la fine dei tracchi? La mia osservazione precedente mi ha portato a pensare: «comunque è stato un gran botto!», non trovate? E pensare che alcuni mesi addietro Il nostro B. (il berlusca, Berlusconi) se la faceva con l'Africano Gheddafi ed andavano anche d'amore e d'accordo. Una rivoluzione si è innestata, troppe le divergenze ancora da colmare e patatrack. Gheddafi scovato in un tunnel delle fogne viene assalito e giustiziato a sangue freddo e Berlusconi viene intimato ad alzare i tacchi per far posto a Monti un vero ufficiale gentiluomo, che ci tiene anche lui a precisare che l'incarico scotta, e ce credo. Molti pensano all'economia, si deve sanare, ma quale economia essere stupido e coatto, questi sono segnali di guerra, si guerra e pace!
E in tutto questo noi siamo gli artefici, con i nostri messaggini (post) su Facebook e Twitter, che mi hanno fatto due coglioni come una capanna. Messaggi di puro odio, devo ammetterlo, ma badate bene ai contenuti, che siano puliti come la mamma che ci ha fatto altrimenti rischiamo di cadere dalla parte del torto.
A conti fatti, facciamoci un bel giro in cabriolet, almeno per schiarirci un po le idee, chissa ci capita di incontrare qualche volto noto anche a noi, come Mussolini e Hitler che se la godevano indisturbati e intanto gli eserciti prolificavano. Mi prolungherei, ma non sono assolutamente il tuo tipo. Voglio concludere: l'Italia è un Paese fantastico, gestito però una chiavica, le nostre risorse se le sognano, perchè sprecarle e buttarle con battutacce e barzellette, abbiamo compiti importanti, (salvarci il culo per esempio) non si può sempre venire contro al principio che una volta ci ha uniti, la volonta comune che ha reso possibile lo sviluppo e l'economia e la Costituzione. Napolitano è l'unico uomo degno di una poltrona eppure sembra sempre saperci rinunciare per il tuo bene, per far posto al tuo prossimo e no al prossimo imbecille sia chiaro. Saimo un popolo di signori, lo stesso B. dice: «lascio anche se mai sfiduciato, ma non mi arrendo e raddoppio l'impegno.»
P.S. Un post breve ma efficace, il succo del discorso credo che sia stato inteso, siamo stracolmi di notizie sul web, sui giornali, ma quello che a me interessa è focalizzare l'argomento, renderlo scottante, vero, come esso dovrebbe essere realmente, perciò vi chiedo di commentare secondo il vostro punto di vista, quello umano intendo; buon proseguimento.
E' sempre l'ultimo atto secondo chi comanda e chi detta le leggi, questa Grecia, magnifica secondo il mio punto di vista, non riesce a trovare una soluzione alla crisi che la attanaglia. Voi cosa dite che si possono decidere le sorti del paese perché un'azienda fallisce oppure perché un ministro viene esonerato? Io credo che un paese storico come la Grecia ha ben altre qualità, ben altre sorti. Sono più di due anni che la Grecia non vede la luce del sole, è un controsenso troppo grande eppure è così. Oggi il premier George Papadreou ha annunciato un nuovo taglio nelle spese pubbliche e una riduzione di ben 30.000 posti di lavoro e inoltre ha deciso di tagliare del 20% le pensioni sopra i 1.200 euro inoltre abolizione dei sussidi e degli incentivi. Che dire una vera tragedia. Le soluzioni vanno trovate subito, si rischia la perdita e l'estromissione del paese dalla Comunità Europea, che secondo il mio punto di vista è una cosa terribile! Le hanno provate tutte nella manovra finanziaria, con privatizzazioni e riforme strutturali ma niente da fare il debito cresce e se non dovesse essere approvato il prestito di 8 mld di euro dal Troika (BCE, FMI, UE) Atene rimarrebbe a corto di liquidità entro il prossimo novembre.
Ragazzi andiamo in vacanza in Grecia, compriamo greco e soprattutto importiamo greco.., la cosa deve nascere in ognuno di noi, deve diventare una forma di mentalità quella di spalancare le porte e il cuore ad un paese amico che ci ha donato grandi sogni e grandi passioni. Gli scioperi non bastano, bisogna costringere la mente a valicare questo ostacolo, a costruire sogni più grandi, orgogliosi e duraturi. Ma diciamoci la verità dove sono gli errori se ognuno commette gli stessi errori? Leggo che molti costi sono dovuti per pensioni troppo anticipate, per doppi lavori e troppi sprechi in giardinieri, ma non sono queste le reali cause della crisi di un paese, le cause le dobbiamo trovare nell'amministrazione dei tesori, dei debiti, se si sottovalutano, le cose degradano perchè c'è troppo divario tra il ricco e il povero e questo non deve avvenire.
Chi mette la testa nella sabbia ha prorpio raggione, non vogliamo entrare in faccende troppo complesse, vogliamo chiarezza e semplicità e soprattutto onestà. Credo che siano troppi i ricchi e troppi i poveri, equilibrare questo grande divario sarebbe opportuno anche in Italia. La Grecia ha spedito nella capitale libica ben 48mila bottiglie di acqua potabile, nel pieno di una crisi, un grande gesto che dovrebbe farci riflettere e si sono proposti al posto dei ricchi e potenti padroni d'Europa. Allinizio del capitolo dicevo che "siamo sempre all'ultimo atto", con questo voglio dire che è quello che ci mostrano, la fine! Invece c'è un'inizio, una trama, di un popolo con tutte le sue vicende e questa trama deve essere completa, esaustiva. Che dite? Insomma a noi interessa il succo del discorso e non la corruzione! Buona lettura e carissimi saluti a tutti voi, Diego.
Remi in barca e avanti a gonfie vele per Raphael Gualazzi che spopola a Sanremo con la sua Follia d'amore, la giovane promessa dello swing italiano ha stravinto la 61 edizione e parteciperà anche all'EuroFestival, che si terrà a Dussendorf dal 14 al 16 maggio. I premi sono: Vincitore del Festival 2011, Premio della stampa e per ultimo Premio del comune di Sanremo, insomma ha fatto incetta e amplein dei premi in palio. Non ha nemmeno trent'anni e suona il pianoforte da quando ne aveva nove. E' nato a Urbino ma sembra figlio di New Orleans e mentre parla cita Art Tatum e Duke Ellington quanto Fats Waller. I suoi tre minuti sono la vera rivelazione del Festival, un corto circuito sonoro in cui riesce a mescolare echi di Buscaglione, Jelly Roll Morton e Vinicio Caposella. «Mi sono davvero sentito onorato di essere entrato in una manifestazione che rappresenta l'italianità come Sanremo, ma non mi interessa affatto vincere, arrivato a questo punto non è importante. Non vedo la musica come una competizione, ma come una profonda forma di unione tra persone e gusti diversi.» La sua vittoria collima con l'uscita del suo disco, Gallazzi canta in inglese e italiano, flirta con swing, pop e jazz, rimanda a Carosone, Paolo Conte e Art Tantum e ospita nomi illustri come il trombettista Fabrizio Bosso, e la cantante inglese Rox e si fa remixare dal genio dell'elettronica Gilles Peterson, tra questi, brani ascoltati nei club di mezza Europa. Il suo stile viene anche definito come stride piano, «stile pianistico usato molto nel jazz degli ani Venti: in parte è un'evoluzione del regtime ed è stato suonato in passato da grandi musicisti come James P. Johnson, Willie The Lion Smith e Fats Waller». «E' una delle mie passioni, che amo fondere con altri stili e ascolti, da Stevie Wonder a Oscar Peterson». Nella sua aria un pò gigiona, non manca mai quel pizzico di follia e competizione, nel suo ultimo brano del cd ha avuto l'audacia di mettere mani sugli accordi di una degli standard più celebri del jazz: Caravan di Juan Tizol, resa celebre da Duke Ellington nel 1937. Dopo Sanremo lo aspetta già un bel tour con un settetto, «si parte il prossimo 8 marzo dall'Auditorium di Roma. Poi si vedrà». Dunque complimenti e auguri dal blog: La Rotta Degli Dei e tanta buona fortuna!
Addio Mario Monicelli, grande interprete e regista della commedia all'italiana. Un paese che cancella il passato per dare vita a nuovi mostri, e se proprio non lo cancella lo calpesta, lo devitalizza, lo rende incapace di intendere e volere. La commedia è sempre stata per noi italiani un inno alla libertà, all'emancipazione e per questo che l'amiamo così tanto, i suoi padri sono quasi tutti morti, Monicelli, De Filippo, Sordi, Gassman, Comencini, Risi, Scola e tantissimi altri. Oggi ci ha lasciato un grande, il suo ultimo ciak, si è lanciato dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato. Fino all'ultimo schierato con i giovani e coi lavoratori: «Non c'è sconfitta e cupezza c'è solo certezza per voi giovani».
La voce del maestro - In una delle ultime apparizioni in pubblico, prima di ritirarsi comple tamente a vita privata, nella lotta personale contro un cancro molto grave per cui ieri è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale dove con un gesto estremo ha deciso di uccidersi piuttosto che vivere gli ultimi giorni nella sofferenza, il grande Mario Moicelli era sceso in piazza per unirsi alla rabbia di chi nel paese cerca e pretende un futuro diverso. Sul palco del No-B Day lo scorso dicembre il maestro della commedia all'italiana era entusiasta di scoprire che: «Ci sono molti giovani n ella protesta, sono felice perchè non c'è cupezza, non c'è speranza, c'è solo certezza di vincere per voi». Un'augurio che questa mattina non potrà che riecheggiare nelle orecchie degli universitari e degli studenti medi che alle 9,30 di questa mattina si riuniranno in Piazzale Aldo Moro a Roma, di fronte alla Sapienza per raggiungere Montecitorio dove è in discussione il ddl Gelmini.
La commedia all'italiana ci lascia dunque al buio, il suo saper tirare fuori gli artigli dalla scena è ormai opera del passato; anche se oggi continuano a moltiplicarsi le pellicole sulla commedia i grandi e famosi padri ci hanno lasciati tutti, ma non perdiamo le speranze, avremo comunque modo di andare al cinema e goderci un bel film italiano tutto da ridere e godere ma senza i bellissimi commenti e gli interventi sempre graditi dei grandi registi. La "grande abbuffata" è finita, spazio ai giovani, proprio come voleva lui e ad un giovane giornalista disse: "Il grande errore della tua e della precedente generazione è quello di voler raccontare con ostinazione un tempo che non vi appartiene. Voi avete il dovere di filmare il vostro tempo perché le generazioni future aspettano questo". Oggi il cinema è tutto un grande affare commerciale, non avremo più quella grazia spudorata simbolo degli anni '60, quella grazia che ci hanno regalato e inculcato come fosse una vera dottrina, e ci eravamo pure abituati, momenti che non torneranno più, emozioni che potremo rivivere solamente grazie alle registrazioni, dunque la veridicità abbandona il campo e lascia quel velo di fantasia che promette solamente grandi guadagni e pochi contenuti. per concludere, la commedia all'italiana non morirà mai, è troppo grande il ricordo e il persorso che hanno fatto grande questo genere cinematografico, i suoi numerosissimi titoli sono ormai patrimonio della cultura italiana e per questo che ricorderemo Monicelli e i tanti altri padri della commedia con una commozione sempre accesa, grazie a tutti per il grande insegnamento che ci avete dato e continuate a dare anche dopo la morte con le tante testimonianze, rivivremo i vostri film ancora e ancora sino a colmare quel vuoto che ci avete lasciato.
E' in uscita il nuovo album di Pino Daniele " Boogie Boogie Man" 23 novembre 2010, lo straordinario protagonista della movida nazionale partenopea e mondiale ci regala un nuovo album dalle caratteristiche anni '70. “Boogie Boogie Man” è stato realizzato insieme a una squadra di musicisti internazionali, ovvero Mel Collins al sax, Omar Hakim alla batteria, Matthew Garrison al basso e Rachel Z al piano, che hanno affiancato la band di fiducia di Pino Daniele. Segue l'uscita del disco ''Electric Jam'', pubblicato nel 2009, e del relativo tour durato oltre un anno, tra Italia ed estero: memorabile il concerto del 1 ottobre 2009 all'Apollo Theatre, tempio newyorkese della black music. Da segnalare anche la partecipazione, come unico ospite italiano, al Crossroads Guitar Festival organizzato da Eric Clapton e svoltosi il 26 giugno di quest'anno a Chicago. Duetti chiamiamoli d'onore con Mina dove si intrecciano le note dei due cantautori sulla famosissima Napule è, con Franco Battiato in Chi tene o' mare, Mario Biondi in Je so' pazz e J-Ax in Yes I Know My Way, che per l'occasione diventa Sient fa accussì: nuovo arrangiamento e testo scritto a quattro mani con l'ex frontman degli Articolo 31. Insomma un esplosione di blues che non si sentiva da un bel pò. Quelli di Pino sono già 30 anni di carriera, dal neapolitan power degli esordi al latin-blues di oggi. Pino daniele è sempre andato in cerca di collaborazioni, «di quella particolare sintonia musicale» spiega «fondamentale per esprimere le mie emozioni». «La musica diventa un incontro, un'iterazione» continua, altrimenti non ci si diverte». Una jam session permanente, con ospiti che vanno da giganti del jazz come Wayne Shorter e Chick Corea, a tutti gli idolo di casa nostra: da Fiorella Mannoia a Jovanotti, da De Gregori a Ligabue. Pino spiega: nelle sue creazioni «spesso si fanno sacrifici, si prendono dei rischi perché si va fuori dai canoni del mercato musicale, ma tutto scompare se si riesce a realizzare quello che si ha nella testa e nel cuore» e sappiamo molto bene cosa c'è nella testa di Pino Daniele: Napoli, Murolo. Ho voluto dedicare questo post a Pino Daniele affinché la sua grande passione rimanga impressa nella mia mente ancora più fortemente, il suo blues è un incrocio di culture ed emozioni, oggi questo campione scrive pezzi che sono ancora insormaontabili, la sua carriera è stata brillante, lo ricordo ancora nel complesso com James Senese e Tullio De Piscopo, sono brani che non dimenticherò facilmente, pino Daniele è il mio cantate preferito e senza ombra di dubbio il più grande chitarrista e jezzista di tutti i miei tempi, ora ancora un salto nel passato negli anni settanta con il nostro Boogie boogie man.
Il fenomeno del "Writing" oggi è sempre più diffuso, l'arte della strada che si è fatta spazio tra le critiche e gli sgomenti dei tanti luoghi dove viene esposta, oggi è diventato un vero progetto di valore, dei veri talenti questi writer che ormai espongono le loro opere sui muri e sulle strade più affollate; le sue origini risalgono agli anni settanta dove compaiono i primi "pezzi". Parliamo ora del numero uno dei graffittari, per eccellenza, il suo nome è Banksy: «L'arte richiede tanto ego ed egoismo da essere diventata una carriera per stronzi ». «Sarebbe una vergogna se l'arte di strada finisse catturata nelle vetrine di un museo». «La street-art non è come altri movimenti artistici. Non riceve sovvenzioni, né è sponsorizzata». «Non credo che l'arte sia qualcosa di speciale, è solo una parte dell'industria dell'intrattenimento». «Ciò che si considerava trasgressivo, oggi viene controllato con la lente di ingrandimento dagli agenti del mercato». Questo è Banksy. L'artista urbano più famoso di tutti i tempi. Il suo lavoro come quello di tanti altri graffitari è quello di recuperare lo spazio della strada. Le sue creazioni sono arrivate nei musei e hanno risvegliato gli appetiti dei collezionisti. Si tenta di rompere quel circolo vizioso sorto dalle tante pubblicità automatizzate usando mezzi semplici come uno spray, Banksy reclama poi l'appartenenza a quell'universo di cemento consentendo la prolificazione di una civiltà diversa. La sua visione è diventata un simbolo di libertà e espressione, ha in se un modo di denunciare la politica e il potere lanciando imbarazzanti visioni che poco preludono ad una ripacificazione ma invece ad una concentrazione di messaggi molto più di esemplari e comuni, nel 2005, si cementò con uno dei simboli dell'imbarbarimento della situazione di Gaza e Cisgiordania: il famoso muro della vergogna, la gigantesca muraglia che circonda i palestinesi con pareti alte fino a otto metri. «Forse sono più politico di altri artisti, ma questo non significa nulla, in realtà». Le sue visioni però lo hanno fatto diventare in certi versi un personaggio scomodo, la sua identità è ancora molto ambigua tanto che è ancora dubbia la sua provenienza da Bristol. Molti personaggi famosi, muniti di libretto di assegni, si sono presentati alla sua prima esposizione a Los Angeles, ciome Brad Pitt, Angelina joeli, Jude Law, Robert Downey Jr. In quell'occasioe Banksy espose un elefante completamente dipinto, un evento e un'immagine che fece il giro del mondo. L'ultimo suo lavoro, una pellicola cinematografica, ha suscitato molte controversie, Exit through the gift shop è il titolo, tutte queste ragioni mi hanno spinto a scaricare questo film da internet che mi accingo a vedere. Un documentario che riflette con flemma e tonnellate di veleno sul mercato dell'arte in genere e di quella urbana in particolare. Per quelli che vivono estranei a ricompense e lealtà fittizie, la storia è totalmente diversa: alcuni hanno cominciato a mostrare la loro rabbia accusando Banksy e compagnia di essere dei venduti e rivendicando un ritorno alle origini. Dobbiamo dire che l'arte della strada ha avuto negli ultimi decenni un totale e radicale cambiamento, una mutazione pilotata dai grandi talenti dei nostri tempi, anche il teatro è ormai diventato il sibolo della strada, proprio nel mio quartiere a Montecalvario c'è una scuola teatrale molto di strada che si chiama Nuovo Teatro Nuovo, che si pone sempre con più forza sul territorio napoletano come Centro di Cultura e Produzione Stabile, il suo intento, come quello di tante compagnie teatrali di strada è la creazione di un luogo aperto alle nuove generazioni.
Mai si era scesi così in basso: in una gara al reciproco dileggio fatta con inedita violenza. Causa il declino, se non la scomparsa, dei valori etici.
Mai il giornalismo italiano era sceso così in basso. Un fiume di diffamazioni reciproche, di attacchi personali, di finte rivelazioni su peccati veri o presunti anche se risalenti a trenta o a cinquant'anni fa del tipo "sei stato un fascista", "hai scritto lodi di Mussolini". In questa gara al reciproco dileggio i giornalisti sembravano voler apparire più accaniti, più feroci dei loro mandanti proprietari. Il direttore del "Giornale", per dire, sembra impegnato in una gara con il proprietario di fatto Silvio Berlusconi a chi è più accanito nella diffamazione degli avversari politici. Che si tratti di un giornalismo suicida che vuole morire in mezzo ai miasmi e ai veleni che sprigiona lo capiscono tutti, anche nella parte di uno dei protagonisti del conflitto. Nicola Porro, vicedirettore del "Giornale", ha detto in televisione: il "Giornale" parte ogni mattino con due condizionamenti pesantissimi, uno di essere il giornale del padrone, l'altro di avere un direttore che appena sveglio pensa a quali argomenti trovare per aumentare il numero dei lettori. È una descrizione perfetta di ciò che non bisogna fare nel buon giornalismo. Il padrone che usa il giornale anche per i bassi affari, per i mediocri conflitti della lotta politica, e il direttore che cerca gli argomenti scandalosi che piacciono ai lettori non possono ignorare che così si fa del giornalismo giallo, non del buon giornalismo.
Il direttore editoriale del "Giornale" Vittorio Feltri non perde occasione per ricordare che con il suo modo di fare informazione ha diminuito i debiti e aumentato la vendita, ma ha fatto un giornale dichiaratamente fazioso, dichiaratamente punitivo degli avversari politici del suo padrone, un giornale che incute paura. Neppure negli anni della guerra fredda, dello scontro frontale con il comunismo staliniano si era arrivati a una simile violenza. Di De Gasperi, il leader democristiano, si scriveva al massimo che era un austriacante, un deputato di Trento al Parlamento viennese, di Togliatti che era l'uomo di Stalin, ma si rispettava la sua vita privata, la sua separazione dalla moglie, la sua relazione con la Iotti.
Allora io facevo un giornalismo di inchiesta che suscitava scandalo presso i conservatori, ma scrivendo della famiglia del re del cemento Pesenti non andavo più in là dal rivelare che in casa chiudeva il frigorifero con un lucchetto e si faceva pagare l'usura come dagli amici cui imprestava l'automobile. Ma si dice: Berlusconi è stato sottoposto dalla stampa di sinistra a una persecuzione inaudita, a migliaia di attacchi, a volte di calunnie. Sì, ma come risposta a una sua ostilità senza precedenti verso la democrazia italiana, verso la magistratura, ad una sovraesposizione dei suoi piaceri e dei suoi amorazzi. Ma c'è sempre una ragione più profonda. Questa durezza polemica, questo colpire l'avversario senza esclusione di colpi derivano anche dal cambiamento della società e dal declino, se non dalla scomparsa, dei valori etici. Nel mondo industrializzato dopo la seconda guerra mondiale valori come l'onore, la fedeltà, il buon nome, la rispettabilità si sono affievoliti sino a scomparire, sostituiti da un unico dominante valore: il denaro-potere, la ricchezza che ti mette al di sopra delle leggi e dei giudizi. Chi fa bancarotta non si toglie più la vita per la vergogna, i colpevoli dei fallimenti dolosi non si nascondono ma continuano a godere dei privilegi della ricchezza. In questo deserto degli antichi valori, in questa società dell'homo homini lupus non ci sono più limiti al generale massacro. (Giorgio Bocca)
Anche nelle scuole andrebbe praticata una "attribuzione mobile", cambiando di autore (e di prospettiva) ogni volta, e leggere un "Fratelli Karamazov" di Nietzsche e una "Montagna incantata" di Flaubert.
Nel 2007 avevo recensito in questa Bustina "Come parlare di un libro senza averlo mai letto" di Pierre Bayard, ammettendo che, anche se provocatorio, il suo discorso raccontava quello che accade esattamente ad ogni persona colta, in grado di parlare di cose non lette, perché nessuno può umanamente aver letto tutto. L'anno dopo ritornavo su Bayard che intanto aveva pubblicato "Il caso del mastino dei Baskerville" dove, psicoanalizzando punti oscuri del testo di Arthur Conan Doyle, cercava di mostrare come un lettore avesse il diritto di ritenere significative molte ambiguità o reticenze (come fanno del resto gli psicoanalisti) e di concluderne che Sherlock Holmes si era sbagliato nel risolvere il mistero. Questo secondo libro era, secondo me, meno persuasivo del primo, ma certamente ugualmente gustoso.
Ma Bayard non demorde e - dopo un altro libretto su come migliorare le opere mal riuscite - ci offre ora questo "Et si les oeuvres changeaient d'auteur?" (Parigi, Minuit). È evidente che il libro è in debito con Borges, il quale aveva immaginato la storia di Pierre Menard che aveva riscritto il "Don Chisciotte" tale e quale lo aveva scritto Cervantes, salvo che letto come opera di un contemporaneo, quel libro acquistava tutt'altro significato. Non sempre il gioco riesce, perché Borges aveva anche proposto di leggere la "Imitazione di Cristo" come se fosse stata scritta da Céline, e io una volta ci avevo provato, rilevando che per una decina di righe la cosa poteva funzionare, ma alla fine la faccenda s'inceppava. Ora Bayard oscilla tra varie opzioni. Da un lato si occupa della creazione di autori immaginari che probabilmente non sono quelli veri (tipico il caso di Shakespeare che forse non era Shakespeare ma, suggerisco io, soltanto un signore che si faceva chiamare Shakespeare: però è ovvio che, chiunque fosse, noi abbiano oggi l'immagine di un autore che è quello che ha scritto le opere di Shakespeare e il resto è pettegolezzo erudito).
Il secondo problema è quello di autori che si sono creati mediante pseudonimo un doppio, ed è interessante l'analisi di un Boris Vian che si fa passare non solo per un altro, ma per un americano (Vernon Sullivan) e crea così un doppio cambiamento di prospettiva. Peccato che Bayard non consideri il caso Pessoa coi suoi pseudonimi ed eteronimi. Il terzo caso è quello dei plagi per anticipazione, e gustosissimo è il capitolo riservato a Lewis Carroll come autore profondamente influenzato dai surrealisti e da Joyce; procedimento che diventa correttissimo se si ribalta la prospettiva e ci si domanda se e quanto i surrealisti e Joyce siano stati influenzati da Carroll (ma ammetto che così diventa meno divertente). Vediamo ora i capitoli dedicati al cambio completo di autore e addirittura di arte (come quando Bayard considera "L'urlo", quello di Munch, come opera musicale di Schumann). Sin dall'inizio Bayard discute con molta serietà una ipotesi già avanzata da Samuel Butler, e cioè come si possa rileggere la "Odissea" pensando che sia stata scritta da una donna (e pensate al ruolo che le donne vi hanno, mentre certamente la "Iliade" è storia alquanto maschilista). Così siamo invitati a rileggere "Lo straniero" di Camus come se fosse di Kafka, "Via col vento" come dovuto a Tolstoi e (esercizio raffinatissimo) i "Sette pilastri della saggezza" di D. H. Lawrence, rispetto a "L'amante di Lady Chatterley" di T. E. Lawrence. Appassionante "L'incrociatore Potemkin" come film di Hitchcock, ma il pezzo di bravura più riuscito di tutto questo libretto è "L'etica" di Spinoza attribuito a Freud.
Io, or sono cinquant'anni, mi ero divertito a rileggere i "Promessi sposi" come se fosse di Joyce, ma l'avevo fatto per parodiare alcune tendenze della critica americana di quei tempi, intesa a trovare simboli e allusioni ultraviolette dappertutto. Il mio esercizio non mirava a capire meglio né Manzoni né Joyce, anzi, stravolgeva entrambi. Invece Bayard seriamente ritiene che questi cambi di prospettiva aiutino a vedere le opere sotto punti di vista sorprendenti e fecondi. (di Umberto Eco)
Oggi in Italia si contano circa 230 mila cavalieri, ormai è diventata una folle corsa verso la proclamazione a Cavaliere di Gran Croce tanto che Napolitano ha dovuto metterci un freno ed è scoppiata la polemica, tutti vogliono portare la loro croce. Lo trova odioso anche il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, le cosiddette onoreficenze facili. Dunque l'ennesimo taglio di Napolitano, questa volta inferto alla pletora dei cavalieri, ufficiali, commendatori, grandi ufficiali e cavalieri di gran croce: i cinque gradi in cui è distinto l'Ordine al merito della Repubblica. Napolitano: «E' giusto che le istituzioni ricompensino le benemerenze acquisite verso la Nazione», parole sante. Fra i riconoscimenti che Napolitano ha conferito con più orgoglio quest'anno è il titolo di grand'ufficiale per Rosa Oliva, che ricorrendo in via giudiziaria contro l'esclusione della nomina a prefetto nel 1960 ha aperto alle donne le porte di una carriera negli uffici pubblici. Molti professionisti inseguono questo riconoscimento fino a farsene una malattia, le lettere che arrivano al Colle sono almeno il doppio di quelle onoreficenze poi assegnate. E in molti casi si tratta di autopromozioni, intere categorie pressano per ottenere riconoscimenti ad hoc. Era giunta l'ora ti stringere la cinghia per Napolitano, ed ecco la direttiva che ridimensiona il pacchetto di proposte all'ordine al merito di competenza della Presidenza del Consiglio. Ed ecco anche la decisione, da parte del Presidente della Repubblica, di ridurre le onoreficenze assegnate motu proprio: sarebbero un quidicesimo e Napolitano è rimasto ben sotto la soglia con 199 concesse al di sotto delle 400 consentite. Dunque anche le Regioni hanno istituito una forma di onoreficenza per i cittadini meritevoli, un gran passo avanti verso una autonomia. Chi merita davvero una croce sul petto sarà sicuramente cavaliere benemerito e come tale avrà tutto il dovere di far rispettare il valore acquisito grazie anche alla sua grande dedizione alla Repubblica, un valore che non ha scadenza ma che anzi si rinnova di anno in anno. Un giorno quando sarò Cavaliere di Gran Croce sarete informati tramite i miei Blog, per ora accontentiamoci di una nomina a commentatori. Tra i benemeriti del lavoro troviamo il patron della mozzarella Sebastiano Pitruzzello che vuole addirittura farsi ereggere una statua nel suo paese, e chi la negherà mai ad un cavaliere? Ricordate l'emozione della nomina di Roberto Benigni, ebbene quest'uomo ha davvero saputo tenere alto il nome dello Stato e del popolo, ha saputo comunicare i veri valori, con tutte le sue pellicole, di un paese che lo incorona cavaliere, chi più meritato di lui, e poi se Benigni è riuscito ad avere una tale onoreficenza perché non noi, ci stò quasi mettendo il pensiero. Un comico che ha fatto della cultura, della risata una forma di religione, della tragedia e della rovina una vera speranza. «Cavaliere si nasce ed io lo nacqui».
Mobilitazione per Sakineh Ashtiani, silenzio per Teresa Lewis. Ma se i nostri pensieri non fossero torbidi dovremmo dire che non si deve ammazzare nessuno, neppure in modo indolore.
Da pochi giorni, in Virginia, Teresa Lewis è stata uccisa con una iniezione letale, e nessuno è andato in prigione perché questa signora era stata legittimamente condannata a morte. Aveva tentato di ammazzare marito e figlio adottivo, e lo aveva fatto senza permesso. Coloro che l'hanno uccisa lo hanno invece fatto col consenso delle autorità. Per cui bisognerebbe riformulare il quinto comandamento come "Non ammazzare senza permesso". In fondo da secoli benediciamo le bandiere dei soldati che, inviati alla guerra, hanno licenza di uccidere, come James Bond.
Ora pare che Ahmadinejad, il quale sta per far lapidare una donna (se non l'avrà già fatto quando leggerete questa bustina) abbia reagito agli appelli, arrivati dall'Occidente, dicendo: "Vi lamentate perché noi vogliamo ammazzare legalmente una donna iraniana, mentre ammazzate legalmente una donna americana"? Naturalmente gli è stato obiettato che la donna americana aveva cercato di uccidere suo marito, mentre l'iraniana lo ha solo cornificato. E che l'americana è stata uccisa in modo indolore, mentre l'iraniana sarebbe uccisa in modo dolorosissimo. Però una risposta del genere verrebbe a sottintendere due cose: che è giusto ammazzare un'assassina mentre per un'adultera basterebbe una separazione legale senza alimenti; e che si può ammazzare secondo la legge purché in modo poco doloroso. Mentre quello che si dovrebbe invece sostenere, se i nostri pensieri non fossero torbidi, è che non si deve ammazzare neppure un'assassina, e non si deve ammazzare neppure per legge e neppure se l'esecuzione è poco dolorosa, persino se avvenisse iniettando una droga che procura uno sballo delizioso. Come reagire se paesi poco democratici chiedono a noi cittadini di paesi democratici di non occuparci delle pene di morte loro visto che abbiamo le pene di morte nostre?
La situazione è molto imbarazzante e mi piacerebbe anzi sapere se il numero degli occidentali, tra cui addirittura una first lady francese, che hanno protestato contro la pena di morte iraniana hanno anche protestato contro la pena di morte americana. A naso direi di no, perché di condanne a morte negli Stati Uniti, per non dire della Cina, ce ne sono moltissime e ci abbiamo fatto il callo, mentre è naturale che l'idea di una donna massacrata a colpi di pietra faccia più effetto. Mi rendo conto che quando mi hanno chiesto di dare una firma per impedire la lapidazione dell'iraniana l'ho subito fatto, ma mi era sfuggito che nel frattempo stavano ammazzando una virginiana.
Avremmo ugualmente protestato se la donna iraniana fosse stata condannata a una pacifica iniezione letale? Ci indigniamo per la lapidazione o per la morte inflitta a chi non ha violato il quinto bensì solo il sesto comandamento? Non so, è che le nostre reazioni sono sovente istintive e irrazionali. In agosto era apparso su Internet un sito dove si insegnavano vari modi per cucinare un gatto. Scherzo o cosa seria che fosse, tutti gli animalisti del mondo erano insorti. Io sono un devoto del gatto (uno dei pochi esseri viventi che non si lascia sfruttare dal proprio padrone ma al contrario lo sfrutta con cinismo olimpico, e la cui affezione alla casa prefigura una forma di patriottismo) e pertanto rifuggirei con orrore da uno stufato di gatto. Però trovo egualmente grazioso, anche se forse meno intelligente, il coniglio, eppure lo mangio senza riserve mentali. Mi scandalizzo vedendo le case cinesi dove i cani girano in libertà, magari giocando coi bambini, e tutti sanno che saranno mangiati a fine anno, ma nelle nostre fattorie si aggirano i maiali, che mi dicono siano animali intelligentissimi, e nessuno si preoccupa che ne debbano nascere prosciutti. Che cosa ci induce a giudicare certi animali immangiabili, altri protetti da una loro caratteristica quasi antropomorfa, e altri mangiabilissimi, come i vitellini di latte e gli agnellini che pure da vivi ci ispirano tanta tenerezza?
Siamo veramente (noi) animali stranissimi, capaci di grandi amori e spaventosi cinismi, pronti a proteggere un pesciolino rosso e a far bollire viva un'aragosta, a schiacciare senza rimorsi un millepiedi ma a giudicare barbara l'uccisione di una farfalla. Così usiamo due pesi e due misure per due condanne a morte, ovvero ci scandalizziamo per una e facciamo finta di non sapere dell'altra. Certe volte si è tentati di dar ragione a Cioran, e ritenere che la creazione, sfuggita dalle mani di Dio, sia dipesa da un Demiurgo maldestro e pasticcione, forse un poco alcolizzato, che si era messo al lavoro con idee molto confuse. (Umberto Eco)
Gli italiani emergono nei momenti difficili. Però nei giorni di pace e abbondanza mostrano differenze abissali. E non sai dire se gli toccheranno tempi felici o nuove sventure.
Chi sono gli italiani? Esistono gli italiani come nazione diversa dalle altre, riconoscibile fra le altre per i suoi difetti e le sue virtù? A volte la conferma della loro esistenza è di un'evidenza lampante. Basta, per dire, passare il confine fra il Trentino e l'Alto Adige per capire che si è in mondi diversi, fra popoli diversi per lingua, costumi, senso geometrico del paesaggio, disegno dei campi, dei boschi, dei campanili, delle case, delle stufe, dei prosciutti, dei Cristi in croce, dei tabernacoli, del pane, di tutto. E se non sai di preciso che sono gli italiani come puoi rispondere sul loro futuro, predire le loro sorti sociali e politiche? Tu sei uno di quelli che credono nella vitalità, nel futuro, nella salvezza degli italiani. Ma perché ci credi? Per un forte senso di appartenenza, di solidarietà, di affinità? O per qualcosa di più generico e indefinibile come "lo stellone", la protezione divina accordata a questo popolo nel bene come nel male, nella buona come nella avversa fortuna?
Hai dato a questa rubrica di giornale il titolo "L'Antitaliano", per dire l'italiano diverso da quello che il nazista Goebbels chiamava con disprezzo "un popolo di camerieri e di zingari", o Lamartine "un'espressione geografica", o Mussolini "un popolo che è inutile governare". Milioni di persone della stessa lingua, per cui "il sì suona" ma incapaci, messi assieme, di diventare società, Stato. E poi nelle tue recenti memorie passano gli italiani opposti, i montanari, i contadini, gli umili che durante la guerra stavano con te partigiano, anche se sapevano che le loro case sarebbero state incendiate e loro uccisi o deportati. Chi sono gli italiani? Quelli che hai conosciuto e stimato per gli imperativi etici, i Bobbio, i Gobetti, i Foa, quelli che scrivevano le lettere dei condannati a morte, e i montanari come il taglialegna Marella, che ti offriva il suo vino mentre la sua casa bruciava e diceva: "Un errore i nazisti lo fanno sempre, mi hanno bruciato la casa, mi hanno rubato le bestie, adesso non mi resta che combatterli fino alla fine".
Dicono, ed è vero, che gli italiani danno il meglio di sé nei giorni difficili. Danno, ad essere più esatti, quello che non ti aspetti, dati i loro usi e costumi abituali . Per cui, come per improvviso miracolo, lo stesso che era pronto a ucciderti, a venderti per un interesse banale in difesa della "roba", di una gallina, di un frutto ora è pronto a perdere tutto, la vita compresa, contro l'occupante. E più erano italiani umili, poveri, abbandonati, più erano generosi, più si privavano del poco che avevano per aiutarti, durante i rastrellamenti ti ospitavano nonostante le minacce di fucilazione.
In questa nazione che chiamano italiana, in questo popolo che abita la Penisola "ch'Appennin parte, e 'l mar circonda et l'Alpe" ci sono, specie nei giorni di pace e di abbondanza, differenze abissali, caricaturali tra gli italiani. I faccendieri amici dei politici al potere, i cortigiani dei ducetti di turno, gli amministratori della furbizia e dell'inganno che appaiono in televisione e sui giornali con il loro seguito di escort e di profilattici, nelle loro ville comprate con i soldi dello Stato, fra i loro legulei pronti a tutto, fra i faccendieri nati per frodare, che potrebbero fare professioni oneste ma sono attratti irresistibilmente dalle truffe e dai lenocini, insomma la scoperta che il peccato originale e il demonio non sono un'invenzione dei preti, ma la realtà incancellabile del mondo.
E se allora qualcuno ti chiede che ne sarà degli italiani, se li aspettano tempi felici o nuove sventure non sai bene cosa rispondere, ti rivolgi anche tu allo stellone che dovrebbe proteggerci. Ma perché poi? (Giorgio Bocca)
Come potevamo dimenticarci del campione brasiliano, 70 (settanta) anni tutti d'oro per Pelé, Edison Arantes do Nascimiento per gli amici. Figlio dell'ex calciatore Dondinho, Pelé fu inizialmente soprannominato Dico, ha cominciato la sua carriera da calciatore pulendo scarpe, la povertà della sua famiglia era tale che si allenava con calzini e stracci riempiti con carta e pompelmi. La sua prima squadra era il Bauru, ma fu notato da Waldemar de Brito che all'età di quindici anni lo ospitò nel Santos, da li la sua grandie carriera da calciatore ma soprattutto da campione. Sono in corso in Brasile le preparazioni per un Carnevale fuori stagione; se il calcio non si fosse chiamato così si sarebbe chiamato Pelé, espressione condivisa da 200 milioni di brasiliani e da Jorge Amado. Nato a Tres Coracoes il 23 ottobre 1940 era destinato a diventare il più grande calciatore di tutti i tempi, secondo solo al grande Diego Maradona. Pelé secondo i brasiliani è la prova dell'immortalità.
Ormai è su tutti i siti di blogger italiani e stanieri, il nostro Grillo che con la sua campagna del Movimento a Cinque Stelle ha invaso completamente tutto il territorio italiano, la nuova rivelazione, la nuova rivoluzione è lui: Beppe Grillo. E dire che ha cominciato come comico, ora tocca argomenti di grande importanza e di grande natura: acqua pubblica, finanziamenti occulti, energia, cemento zero; non parliamo del passato, il Grillo ha fondato un movimento politico al di sopra di tutte le ciancierie, il suo partito vola alto e non ha nessuna intenzione di scendere a compromessi. Il suo programma è chiaro, sono gli altri che non li rispettano, questi politici mascalzoni che ci riempiono le testa di vuoto, dovrebbero imparare da noi grillini cosa davvero vogliamo dalle nuove generazioni e anche dalle vecchie: politica e non debiti. La Lega era partita alla grandissima, era radicata sul territorio, Bossi diceva delle cose sensate, si sono poi persi nella Padania, dovremmo allora fare i nuovi Stati Uniti d'Italia. Il loro federalismo fiscale non si capisce eppure riguarderà 60,000,000 di persone, non è riuscito ad andare oltre la quattordicesima pagina, poco chiaro. Togliamo i nostri soldi alla politica, e come non dargli ragione, ormai spendono cifre da capogiro per elargirci un servizio che fa acqua da tutte le parti, il Grillo ha proprio ragione, tagliamo tutti questi sprechi. Il pubblico deve impadronirsi di questa economia e renderla Sociale. Basta chiedere altri sacrifici agli italiani, il movimento di Grillo ha le carte in tavola per sollevarci da tutte questa melma, io personamlemente non gli ho ancora dato il mio voto ma se dovesse continuare in questo modo, con grandi conversazioni, con grandi piaceri, con grandi iniziative non esiterò a darglielo; in Campania si è mosso qualcosa, è stato accolto l'appello di Grillo con entusiasmo, tanto che una delegazione di Meetup campani è volata a Milano per partecipare all'incontro e dare il via alla nascita del Movimento Nazionale a Cinque Stelle quello ufficiale. Centinaia di persone già stanno lavorando in rete, liberamente e gratuitamente, ad un progetto di cambiamento che fino a qualche anno fa era qualcosa di impensabile e, invece, oggi è possibile. Lo scambio di esperienze, di professionalità, di arricchimento umano e culturale sta creando il nostro programma. La rete giorno per giorno cresce in idee, in libertà, in progetti concreti e con essa il MoVimento Cinque stelle Campania. Grillo porta avanti una nuova idea politica, una politica ben distante dagli schemi degli attuali partiti, in cui l'etica diventa un punto centrale e imprescindibile, la base comune da cui partire. risponde a questa nuova idea di politica, incentrata sui principi etici, anche la "campagna elettorale a basso costo", finanziata attraverso donazioni spontanee, la campagna Movimento a Cinque Stelle punta soprattutto sull'utilizzo della rete, in questa "campagna elettorale low cost" trovano spazio anche tutte quelle forme alternative di pubblicità e di modi per veicolare messaggi, dando spazio alla creatività e all'originalità, attualmente molto in voga anche all'estero. Un esempio di questi è rappresentato dal "flash mob", un evento in cui un gruppo di persone si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mettendo in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Un modo economico, ecologico e divertente per far incuriosire i passanti e per veicolare i temi del MoVimento. Dunque Grillo ha il suo dafarsi, siamo tutti curiosi di come andrà a finire questa bella storia, certo l'entusiasmo di quest'uomo è grande anche se viene troppe volte smantellato da questa politica malsana che ci costringe a riforme sempre più drastiche e occulte, la chiarezza del Grillo avrà i suoi risultati, io appoggio il suo movimento e gli tendo una mano, fate anche voi altrettanto.
Benvenuti nel mio Blog, sono napoletano e credo nei valori, lo spirito che oggi ci accomuna rivive grazie alle innumerevoli testimonianze, dunque anche la vostra, sono cosciente di quanto possa essere importante oggi la comunicazione, io credo che sia alla base di tutto, è il frutto sano di una società sana, vi saluto affettuosamente. «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.» (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino)
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